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l'inchiesta

Un milione di file e l'ombra del dossieraggio: scoppia la guerra dei dati, indagato Bellavia

Il furto di 910 gigabyte, un "papello" anonimo di 36 pagine e il sospetto di un archivio illegale. Le perquisizioni della Finanza riaprono il vaso di Pandora dell'uomo spesso ospite delle tv

15 Maggio 2026, 23:35

23:40

Un milione di file e l'ombra del dossieraggio: scoppia la guerra dei dati, indagato Bellavia

A Milano riemerge il caso di un archivio digitale definito “esplosivo”, al crocevia tra tutela della privacy, segreto investigativo e scontro politico. Al centro, il commercialista Gian Gaetano Bellavia, consulente per diverse procure e per la trasmissione televisiva Report.

Quella che, nel marzo 2025, era stata presentata come la denuncia di un furto informatico colossale si è trasformata oggi in un’indagine speculare sulla natura e sulla liceità di un deposito di informazioni di dimensioni eccezionali.

La Guardia di finanza ha eseguito perquisizioni disposte dai pm milanesi Eugenio Fusco e Paola Biondolillo. I controlli hanno riguardato l'ufficio e l'abitazione di Bellavia, l'ex collaboratrice Valentina Varisco e le sedi di due società investigative, Axerta e Argo, al momento non iscritte nel registro degli indagati.

L'ipotesi della Procura è grave: si contesta una “reiterata e indebita attività di raccolta, organizzazione, conservazione e archiviazione di dati personali”. Secondo i magistrati, tra il 2005 e il 2018 Bellavia avrebbe trattenuto documentazione sensibile — tra cui intercettazioni e atti d'indagineoltre i tempi e le finalità connesse agli incarichi conferiti dall'autorità giudiziaria.

La difesa respinge in blocco le accuse, sostenendo che si trattasse soltanto di un “archivio storico” professionale, un legittimo deposito di lavoro predisposto per impedire accessi esterni, negando ogni trattamento illecito.

La vicenda ha radici intricate. Fu lo stesso Bellavia, nel 2025, a denunciare il presunto furto di circa un milione di file, pari a 910 gigabyte, avvenuto l'anno precedente e attribuito all'ex collaboratrice Varisco, che ha sempre respinto ogni addebito.

La donna è già stata rinviata a giudizio per accesso abusivo a sistema informatico, con prima udienza fissata per il 10 luglio 2026. Proprio l'analisi del materiale sottratto ha però aperto un fascicolo parallelo.

Le nuove perquisizioni mirano a ricostruire la destinazione dei dati sensibili, misurandosi con il rischio tipico della “replicabilità infinita” del digitale: file duplicabili e disseminabili in cloud o su dispositivi di terzi senza tracce agevolmente rilevabili.

A complicare il quadro è il cosiddetto “papello”: un appunto informale di 36 pagine, privo di firme, secondo cui l'archivio sottratto includerebbe elementi riferibili a 104 figure di spicco dell'economia e della politica, con incroci relativi ai fascicoli di 19 magistrati. Un documento potenzialmente deflagrante, il cui valore probatorio resta tuttavia da verificare.

Il senatore Maurizio Gasparri, componente della Vigilanza Rai e autore di una denuncia contro il commercialista, ha attaccato: “A quali dossier e a quali carte attinge Bellavia per dare i suoi pareri a Report? Usa fonti aperte o si avvale anche dell'immensa quantità di carte che ha ottenuto dalla magistratura?”. Gasparri ha definito “assurdo” lo scandalo, sollecitando la Rai a tutelarsi di fronte ad “attività promiscue e confuse”