il caso
Le navi della Sumud Flotilla abbordate nella notte: la Marina israeliana ferma la flotta internazionale
Secondo stop in meno di un mese per la rete di solidarietà filo-palestinese. Il governo di Tel Aviv non arretra sul blocco navale per impedire il transito di armi
Il Mediterraneo è tornato a essere teatro di un acceso braccio di ferro geopolitico e umanitario. La “Global Sumud Flotilla”, un convoglio civile composto da oltre 50 imbarcazioni, è stato intercettato dalla Marina israeliana al largo di Cipro mentre tentava di forzare il blocco navale e raggiungere la Striscia di Gaza.
Salpata il 14 maggio da Marmaris, in Turchia, l’iniziativa si presentava come una missione nonviolenta, promossa da reti internazionali di solidarietà, con l’obiettivo di aprire un corridoio umanitario verso la popolazione palestinese. Il nome della spedizione, “Sumud” (in arabo, perseveranza e fermezza), ne evidenzia il significato politico: non soltanto consegnare aiuti, ma anche contestare apertamente la “normalizzazione dell’assedio” imposto da Israele.
A bordo delle unità — in alcune stime 54 — si trovavano attivisti provenienti da diversi Paesi, personale sanitario e forniture di prima necessità.
L’intervento israeliano non è giunto inatteso. Nelle prime ore del 18 maggio, il Ministero degli Esteri di Israele aveva intimato alla flottiglia di invertire la rotta, preludio all’operazione in mare. Per il governo israeliano, il blocco navale costituisce uno strumento indispensabile di sicurezza, e ogni tentativo di violarlo comporta il rischio di trasferimenti di armi a gruppi armati come Hamas. Le autorità di Tel Aviv giudicano queste iniziative atti di delegittimazione e “provocazioni” mediatiche.
L’odierna escalation si innesta su un precedente recente. Tra la fine di aprile e l’inizio di maggio 2026, una prima ondata della stessa missione era già stata fermata: 22 natanti bloccati e circa 175 attivisti trattenuti, tra cui alcuni esponenti del comitato organizzatore come Saif Abukeshek e Thiago Ávila. La ripartenza da Marmaris è stata dunque una risposta deliberata a quel primo sequestro in mare.
Sul fondo di questo confronto marittimo e legale resta l’acuta emergenza umanitaria nella Striscia di Gaza. I più recenti rapporti dell’OCHA (Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari) descrivono una popolazione stremata da distruzione diffusa, malnutrizione e grave insicurezza alimentare, con una sopravvivenza largamente dipendente dagli aiuti.
In tale quadro, l’Ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite e Amnesty International hanno duramente criticato i fermi navali, sottolineando che la consegna di assistenza non può essere criminalizzata e definendo le detenzioni degli attivisti “arbitrarie”.
Alla manifestazione indetta dall’Usb a Roma, nei pressi della stazione Termini, la portavoce di Global Sumud Italia, Maria Elena Delia, ha denunciato:
"Dopo una notte tranquilla a gran sorpresa quattro navi e sei mezzi veloci israeliani hanno iniziato a dare la caccia alle barche della Global Sumud Flotilla in acque internazionali. Inseguite, una decina sono state abbordate e le persone che erano a bordo sono state rapite. Abbiamo perso i contatti con diverse persone, non sappiamo dove siano, non sappiamo dove le stanno portando. Ci sono 35 italiani su quelle barche, otto natanti battono bandiera italiana."
La portavoce ha quindi rivolto un appello pubblico: "Chiediamo a tutte e tutti di mobilitarsi", ricordando che i governi "hanno il dovere di tutelare l’incolumità e la libertà di queste persone, che volevano solo portare aiuti a Gaza e rompere un blocco illegale che strozza la Striscia di Gaza da quasi vent’anni".
Delia ha inoltre annunciato che "verranno lanciati dei presidi permanenti finché tutti i nostri compagni e le nostre compagne non saranno tornate illese e illesi a casa".
"Si sta ripetendo uno schema: l’anno scorso ci siamo indignati per gli abbordaggi, i sequestri in acque internazionali e ci indigniamo anche quest’anno. Stanno rapendo persone innocenti, disarmate, non violente la cui volontà è solo quella di portare aiuti umanitari", ha concluso.