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Strage

Modena, la famiglia del fermato: «Siamo sconvolti, non sapevamo delle terapie psichiatriche di Salim»

I familiari dell'uomo che ha volutamente investito con la sua auto quattro persone, è molto lucida su quanto accaduto e adesso prega per le condizioni dei feriti

18 Maggio 2026, 19:57

20:00

Modena, la famiglia del fermato: «Siamo sconvolti, non sapevamo delle terapie psichiatriche di Salim»

Diversamente da lui, che fatica a esprimere pensieri ordinati, la famiglia di Salim El Koudri, l'uomo che ha seminato il terrore e ha ferito otto persone in centro a Modena, «è pienamente lucida» e «ha compreso la gravità del gesto» commesso dal 31enne. Sono sconvolti, anche perché non sapevano nulla del percorso di cure mentali intraprese dal giovane negli scorsi anni. A spiegarlo è l’avvocato Fausto Giannelli, nominato nelle scorse ore di fiducia dai parenti del fermato, in carcere in isolamento dalla sera di sabato 16 maggio.

Padre, madre e sorella hanno chiesto al legale delle condizioni dei feriti, gli hanno domandato di informarsi con gli ospedali. «Sono annichiliti per il loro dolore, per la donna che ha perso le gambe».

«Mi hanno chiesto più dei feriti che del figlio, poi mi hanno chiesto anche del figlio perché sono consapevoli della gravità del fatto. La famiglia è chiusa nel dolore, mi hanno detto che l'unica cosa a cui pensano e per cui pregano è la salute delle persone ricoverate in ospedale, che è la cosa più importante», ha spiegato ancora l’avvocato Giannelli.

Il padre e la madre vivono a Ravarino, il piccolo centro della provincia modenese dove viveva, con loro, anche Salim. Si sono trasferiti in Emilia dalla Bergamasca nel 2000. Il padre lavora in un’azienda di Nonantola, la sorella, nel frattempo, da qualche anni è uscita di casa, si è sposata e risiede in un’altra provincia.

Nell’abitazione di Ravarino dall’altra notte non c'è più nessuno, i vicini hanno raccontato che i genitori sono andati via su un furgone. Sono chiusi in casa, forse proprio dalla sorella, e non vogliono parlare con nessuno, ma sperano di poter incontrare Salim in carcere, quando sarà possibile e ci sarà un’autorizzazione in tal senso, per stargli vicino.

Non erano a conoscenza del fatto che nel 2022 il ragazzo si era rivolto al Comune manifestando un malessere ed era stato indirizzato al centro di salute mentale del territorio, a Castelfranco Emilia, dove gli erano stati prescritti farmaci. E dove ha continuato un percorso di terapie, fino al 2024, quando è stato interrotto. D’altra parte, come ha spiegata la sindaca di Ravarino, Maurizia Rebecchi, se non ci sono motivi particolari che richiedono trattamenti forzati, tutto dipende dall’autodeterminazione del paziente.

Nell’ultimo periodo i familiari lo avevano visto piano piano cambiare, sempre più chiuso in se stesso, sempre più preso da computer e cellulare. Borbottava, parlava da solo, si isolava. "Lo hanno visto peggiorare", ma «senza spiegarsi il perché, senza avere gli strumenti per capire», ha concluso Giannelli.