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maldive

Recuperati i corpi di Federico Gualtieri e Monica Montefalcone. «Domani l'immersione per recuperare gli altri due»

Dan Europe: «Stiamo facendo la nostra parte per riportarli a casa». Il marito di Monica: «Voglio ricordarle sorridenti». La procura di Roma indaga per omicidio colposo

19 Maggio 2026, 11:24

18:37

Recuperati due dei quattro corpi dei sub italiani morti alle Maldive

Sono stati recuperati due dei quattro corpi dei sub italiani deceduti durante un’immersione alle  Maldive, nell'atollo di Vaavu. Lo riportano i media locali. I corpi erano stati già localizzati ieri e si trovano a una profondità di 60 metri dentro una delle gallerie che il gruppo stava esplorando. Si tratterebbe di Federico Gualtieri e Monica Montefalcone. «Sì, uno dei corpi è di Federico, l'altro della docente Montefalcone». A confermarlo è l'avvocato Antonello Riccio, che con il legale Gianluigi Dell’Acqua assiste i genitori di Federico Gualtieri, il trentenne di Omegna (Verbano-Cusio-Ossola). E' stato inoltre appurato che quattro corpi erano tutti insieme nella parte più remota della grotta nel momento in cui sono stati avvistati dagli speleosub finlandesi.

«Ci ha contattato l’ambasciata per darci la notizia. La famiglia di Federico Gualtieri, pur nella tristezza assoluta, esprime grande soddisfazione per l’operato tanto delle autorità locali quanto del team di esperti di Dan. Ringraziamo anche l’ambasciata italiana, che è sempre stata molto collaborativa».


Mamma e papà di Federico Gualtieri non partiranno verso le Maldive. «Ne abbiamo parlato e anche stavolta abbiamo accettato il suggerimento di non andare». Per quanto riguarda il rientro dei corpi, Riccio afferma: «Sappiamo che ci vorrà qualche giorno per le autorizzazioni per il rientro in Italia. Se per Benedetti ci sono voluti tre o quattro giorni, immagino ci vorrà lo stesso tempo anche per gli altri. Pare che là alle Maldive non si farà l'autopsia, bisognerà capire se la faranno qua».

E infatti le autopsie saranno fatte in Italia perché la Procura di Roma indaga per omicidio colposo in riferimento alla morte di cinque italiani. In base  a quanto si apprende, i pm di piazzale Clodio disporranno le autopsie sui corpi appena rientreranno in Italia. Gli  inquirenti, che affideranno delega alle forze dell’ordine,  ascolteranno anche i connazionali che erano a bordo della safari  boat «Duke of York».

«Voglio ricordarle sorridenti», ha detto Carlo Sommacal, marito di Monica Montefalcone, la docente di UniGe mrta assieme alla figlia Giorgia in fondo ad una grotta sottomarine nell’atollo di Vaanu, alle Maldive.  «Sono distrutto - ha aggiunto -. Ho saputo adesso dalla tv  che hanno ritrovato Monica e Chicco (Federico Gualtieri, ndr).  Io adesso non ho le forze per dire nulla, sono giorni che non dormo, che ho gli incubi. Devo solo cercare di resistere, perché c'è mio figlio Matteo che ha vent'anni. Che succederebbe?». Sommacal ha detto che non si recherà a Malé dove, presumibilmente, porteranno le salme. «Le aspetterò qui».

Le complesse  operazioni di recupero sono iniziate oggi.  I sommozzatori finlandesi della Dan Europe hanno recuperato i corpi di due delle quattro vittime. "Gli altri due forse verranno recuperati domani", ha detto il portavoce del governo delle Maldive Mohammed Hussain Sharif.

il team di Dan Europe

Il team finlandese che sta operando alle Maldive al recupero dei 4 italiani morti nella tragedia di Dhekunu Kandu desidera esprimere «le più profonde condoglianze alle famiglie delle vittime. Stiamo facendo la nostra parte per riportarli a casa. Un ringraziamento speciale va all’Ambasciata italiana, a Dan Europe e alle autorità maldiviane per il supporto fornito al team: questa operazione richiede il lavoro di decine di persone. Oggi due delle vittime sono state recuperate dalla grotta e nei prossimi giorni continueremo il lavoro per riportare le altre. Chiediamo privacy e serenità operativa durante le operazioni. Grazie a tutti per il supporto». Così Sami Paakkarinen, a nome del team finlandese.

«Il team specialistico di subacquei ha completato l’operazione in sicurezza, terminando senza problemi la lunga fase di decompressione. Condizioni del mare e meteo permettendo, le operazioni finalizzate al recupero delle restanti due vittime proseguiranno nella giornata di domani». Lo fa sapere Dan Europe, che sta coordinando l’operazione per il recupero dei quattro italiani morti durante un’immersione giovedì scorso.

A perdere la vita sono stati Monica Montefalcone, la figlia Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino e Federico Gualtieri. Il
cadavere di Gianluca Benedetti era già stato recuperato nelle ore successive alla tragedia.

Intanto le autorità dell’arcipelago stanno indagando sulla validità dei permessi dei cinque sub italiani per effettuare l'immersione a oltre cinquanta metri di profondità. Nelle Maldive il limite legale per la subacquea ricreativa è di 30 metri. L’immersione dei cinque italiani sarebbe quindi andata ben oltre quel tetto. Ma il caso non si esaurisce qui, perché esiste un secondo livello: quello dei permessi legati alla ricerca.

Il portavoce del presidente maldiviano, Mohamed Hussain Shareef, ha dichiarato che il team disponeva di un’autorizzazione valida dal 3 al 17 maggio, relativa a sei atolli compreso Vaavu, e che la documentazione di ricerca prevedeva attività tra 0 e 50 metri di profondità. Ma lo stesso Shareef ha aggiunto un elemento decisivo: nell’elenco dei componenti autorizzati non comparirebbero i nomi di Gianluca Benedetti e Giorgia Sommacal.  L’interrogativo è dunque: se solo alcuni avevano l’autorizzazione, perché tutti sono scesi a 50 metri? Inoltre, sempre secondo quanto trapela dalle autorità maldiviane, la documentazione disponibile non menzionerebbe esplicitamente una cave dive, cioè un’immersione in grotta.

Tradotto: il problema potrebbe non essere solo “quanto in profondità” si sia scesi, ma anche chi fosse formalmente coperto dall’autorizzazione e per quale tipo di attività. A oggi non c’è però una conclusione definitiva. Le autorità stanno verificando se il permesso scientifico potesse coprire un’immersione di quel tipo oppure no. È dunque corretto dire che il tema dei permessi è aperto e che, allo stato, coesistono almeno tre livelli di incertezza: la profondità reale raggiunta, la natura esatta dell’immersione e la corrispondenza fra i partecipanti effettivi e quelli indicati nella documentazione autorizzativa.