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SPAGNA

Arrestato il figlio del fondatore di Mango morto per una caduta in montagna: è sospettato di averlo spinto nel precipizio

Era descritto come un incidente, oggi si procede per omicidio: dietro l'arresto miliardi in eredità e un rapporto difficile

19 Maggio 2026, 11:46

12:08

Il figlio del fondatore di Mango arrestato per la morte di Isak Andic: da tragedia in montagna a inchiesta per presunto omicidio

All’inizio si parlava di una escursione finita male, di un uomo di 71 anni precipitato in un tratto impervio del Montserrat, uno degli scenari più noti della Catalogna. Oggi, invece, quella stessa morte è al centro di un’indagine per presunto omicidio, con il figlio maggiore della vittima, Jonathan Andic, arrestato dai Mossos d’Esquadra e condotto davanti alla magistrata che coordina il fascicolo a Martorell, vicino a Barcellona.

L’arresto è avvenuto nella mattinata di oggi e riguarda la morte di Isak Andic, fondatore e storico proprietario di Mango, deceduto il 14 dicembre 2024 dopo una caduta durante una gita nella zona delle grotte di Salnitre, a Collbató, sul massiccio del Montserrat. Il punto decisivo, allo stato delle informazioni pubbliche, è che Jonathan Andic non è un testimone qualsiasi: era l’unica persona che si trovava con il padre nel momento in cui l’imprenditore è precipitato nel vuoto.

Dall’ipotesi dell’incidente al sospetto di omicidio

Nei primi giorni successivi alla morte, la pista considerata prevalente era quella dell’incidente di montagna. La stessa Mango, nel comunicato ufficiale diffuso il 14 dicembre 2024, parlò di un decesso avvenuto “in un incidente”, annunciando con dolore la scomparsa del suo fondatore e presidente non esecutivo. Anche il racconto iniziale collocava i fatti dentro uno scenario compatibile con una caduta accidentale durante un percorso escursionistico.

Quel quadro, però, col passare dei mesi ha iniziato a incrinarsi. La svolta pubblica era emersa già nell’ottobre 2025, quando diversi media spagnoli avevano dato notizia del fatto che i Mossos d’Esquadra stavano ormai trattando la morte di Isak Andic come un possibile omicidio. In quella fase, la posizione processuale del figlio era cambiata: da testimone a indagato. Secondo le ricostruzioni convergenti, la causa era rimasta sotto segreto istruttorio e il fascicolo era stato seguito dal Juzgado de Instrucción n. 5 di Martorell.

Il nodo centrale dell’indagine, almeno per quanto emerso finora, è nelle contraddizioni rilevate dagli investigatori nelle dichiarazioni rese da Jonathan Andic. I dubbi si sono concentrati sulle due deposizioni rese dal figlio come testimone. Il suo racconto avrebbe lasciato “zone grigie” e descritto circostanze non compatibili con gli accertamenti svolti sul terreno. È questo il passaggio che ha trasformato un caso apparentemente chiuso in un’inchiesta molto più pesante.

Le incongruenze che hanno riaperto il caso

Le autorità catalane, almeno secondo le fonti giornalistiche oggi disponibili, non hanno diffuso nel dettaglio l’intero contenuto degli atti. Ma alcuni elementi sono filtrati. E come detto le incongruenze nelle dichiarazioni del figlio sono arrivate all’attenzione del tribunale e hanno contribuito alla riapertura del caso. Si parla di divergenze tra il racconto fornito e ciò che risultava dall’ispezione del luogo, dai rilievi e dalla ricostruzione della dinamica della caduta.

Elementi sarebbero emersi in particolare dall’analisi del telefono cellulare di Jonathan Andic. Il dispositivo fu consegnato volontariamente agli investigatori, che da allora lo hanno esaminato alla ricerca di eventuali messaggi o dati utili a chiarire il possibile movente e la sequenza dei fatti. È un elemento importante non perché provi, da solo, una responsabilità, ma perché segnala la profondità raggiunta dall’indagine: non più una semplice verifica post-incidente, bensì un lavoro investigativo pieno, orientato a verificare se quella caduta sia stata davvero accidentale.

Dal cellulare sarebbe emersa la circostanza secondo cui Jonathan Andic sarebbe stato sul posto alcuni giorni prima della tragedia. Gli investigatori hanno accertato una presenza del figlio nella stessa area in un momento precedente ai fatti; secondo la difesa, si sarebbe trattato di un sopralluogo per preparare la visita. È un dato che, da solo, non autorizza conclusioni, ma che gli inquirenti hanno ritenuto evidentemente meritevole di approfondimento nel quadro complessivo della vicenda.

Un altro tassello, riguarda le dichiarazioni di Estefanía Knuth, golfista professionista e compagna sentimentale di Isak Andic, che avrebbe segnalato agli investigatori una cattiva relazione tra padre e figlio. Anche in questo caso occorre prudenza: si tratta di elementi d’indagine, non di fatti giudizialmente accertati in via definitiva. Ma il loro rilievo è evidente perché contribuisce a spiegare perché la polizia catalana abbia ritenuto necessario cambiare radicalmente impostazione investigativa.

Il giorno della morte sul Montserrat

Il 14 dicembre 2024 padre e figlio si trovavano nella zona delle grotte di Salnitre, nel comune di Collbató. Le prime ricostruzioni parlarono di una caduta da oltre 100 metri; altre fonti, come RTVE, indicano un dislivello di circa 150 metri. La forbice non cambia la sostanza: Isak Andic precipitò in un tratto molto scosceso e morì sul colpo. Fu il figlio a lanciare l’allarme ai servizi di emergenza.

Sempre secondo il racconto iniziale attribuito a Jonathan Andic, l’uomo avrebbe sentito il padre scivolare mentre procedeva alcuni passi davanti a lui, senza però assistere direttamente alla scena della caduta. Proprio la compatibilità tra questa versione e la realtà fisica del luogo è diventata, col tempo, uno dei punti su cui si sarebbero concentrati gli accertamenti dei Mossos d’Esquadra. Non è ancora pubblico, almeno nelle fonti consultate, un quadro probatorio completo; è però chiaro che gli investigatori hanno ritenuto le spiegazioni insufficienti o incoerenti al punto da sostenere il sospetto di un reato grave.

Chi era Isak Andic, l’uomo dietro Mango

Per capire il peso di questa vicenda bisogna ricordare chi fosse Isak Andic. Nato nel 1953 a Istanbul, in una famiglia ebrea sefardita, si trasferì in Catalogna da adolescente e costruì nel tempo uno dei marchi più riconoscibili della moda spagnola. Mango nacque a Barcellona nel 1984 e, sotto la sua guida, si trasformò in una multinazionale presente in oltre 120 mercati. La sua morte non ha colpito soltanto una famiglia, ma uno dei volti più influenti dell’imprenditoria iberica.

I numeri dell’azienda spiegano da soli la dimensione del patrimonio industriale lasciato da Andic. Nel comunicato ufficiale della società e nei dati corporate pubblicati da Mango Fashion Group, il gruppo aveva chiuso il 2024 con ricavi superiori a 3,3 miliardi di euro, mentre nel 2025 la cifra è salita a circa 3,8 miliardi, con una crescita del 13% rispetto all’anno precedente. L’azienda dichiara inoltre una presenza in oltre 120 mercati e un forte peso del canale online, pari a circa un terzo del business.

Anche il profilo patrimoniale personale del fondatore era enorme.  Isak Andic figurava al quinto posto nella classifica Forbes delle maggiori fortune di Spagna, con un patrimonio stimato in circa 4,5 miliardi di euro. La morte dell’imprenditore ha dunque aperto non solo un vuoto simbolico e manageriale, ma anche un delicatissimo capitolo societario ed ereditario.

Il peso della successione e i contrasti in famiglia

Su questo terreno si colloca uno degli aspetti più sensibili del caso. Sarebbero infatti stati ricostruiti  i rapporti a tratti conflittuali tra padre e figlio, soprattutto per il ruolo di Jonathan Andic nella direzione dell’azienda. Isak Andic gli aveva affidato la guida della compagnia nel 2014, ma era poi rientrato in campo l’anno successivo per riorganizzare il gruppo. Una successione troppo rapida, secondo la ricostruzione giornalistica, che avrebbe lasciato strascichi anche sul piano personale.

Dopo la morte del fondatore, l’assetto societario è stato comunque ridefinito in modo formale. Con una nota del 29 gennaio 2025, Mango ha annunciato la nomina di Toni Ruiz a presidente del consiglio di Punto Fa S.L., la società che raggruppa il business del marchio, mentre Jonathan Andic è diventato vicepresidente. La stessa comunicazione precisa inoltre che nel consiglio di MANGO MNG Holding S.A.U. Jonathan Andic è stato nominato presidente, con le sorelle Judith e Sarah Andic vicepresidenti. È un passaggio che mostra quanto la famiglia sia rimasta al centro della governance del gruppo anche dopo la scomparsa del fondatore.

Sul fronte ereditario, l’ultimo testamento firmato da Isak Andic, nel luglio 2023, prevedeva una ripartizione paritaria del patrimonio tra i tre figli, oltre a specifici lasciti in denaro e beni a favore di altre persone. Il quotidiano El Pais ha parlato di tensioni familiari emerse dopo la morte dell’imprenditore. Anche qui, però, è necessario tenere il punto: l’esistenza di contrasti patrimoniali o personali può avere rilievo investigativo, ma non equivale a una prova di responsabilità penale.

L’arresto di oggi e il significato giudiziario

L’arresto di Jonathan Andic non chiude la storia: la apre, semmai, in una fase più critica. Le fonti consultate concordano nel descriverlo come un atto funzionale a portare l’indagato davanti alla giudice di Martorell per essere interrogato nell’ambito di un fascicolo ancora coperto dal segreto istruttorio. È un dettaglio essenziale, perché delimita ciò che è noto e ciò che ancora non può essere affermato. Ad oggi si può dire che la polizia catalana sospetta un presunto omicidio:  secondo indiscrezioni gli investigatori crado che il figlio abbia spinto il padre giù in fondo alla scarpata dove è precipitato perdendo la vita. 

La famiglia Andic, attraverso una comunicazione ufficiale ha fatto sapere che Jonathan stava rendendo dichiarazioni “nell’ambito delle indagini sull’incidente del 14 dicembre 2024”, senza poter aggiungere altro proprio a causa del segreto istruttorio, e ha assicurato che la collaborazione con la giustizia “è stata e sarà massima”.