Maldive
GoPro e attrezzature recuperate per ricostruire gli ultimi istanti dei sub morti nella grotta: ipotesi "effetto Venturi" dietro la tragedia
Tre su cinque i corpi finora riportati a terra. Il presidente della Società italiana di medicina subacquea e iperbarica, Alfonso Bolognini prova a spiegare cosa potrebbe essere accaduto
I tre sub finlandesi impegnati nelle operazioni di recupero dei corpi dei quattro italiani morti alle Maldive, insieme ad una quinta persona, durante un'immersione, hanno consegnato alla polizia le telecamere GoPro e diverse attrezzature subacquee recuperate all’interno del sistema di grotte dove sono stati ritrovati i nostri connazionali.
Secondo quanto riferito su X dall’account Maldives Security Desk, il materiale è ora al vaglio degli investigatori maldiviani, che stanno ricostruendo la dinamica dell’accaduto.
Per gli inquirenti, i dispositivi potrebbero fornire elementi chiave per chiarire gli ultimi momenti, compreso il percorso seguito dai sub italiani, la profondità raggiunta, le condizioni di visibilità e le eventuali difficoltà tecniche incontrate all’interno delle grotte. I corpi finora recuperati sono quelli di Monica Montefalcone, Federico Gualtieri e Gianluca Benedetti (la salma di quest'ultimo è rientrata stamattina in Italia), mentre restano ancora in fondo al mare Giorgia Sommacal, figlia della professoressa Montefalcone, e Muriel Oddenino, il loro recupero è previsto domani.

E tra le ipotesi avanzate in questi giorni su cosa potrebbe essere accaduto ai cinque sfortunati sub, c'è anche quella avanzata, in una conversazione con l’Adnkronos, dal presidente della Società italiana di medicina subacquea e iperbarica, Alfonso Bolognini.
«Erano troppo esperti per improvvisare una visita alle grotte senza l’adeguata preparazione di cui erano perfettamente al corrente vista la loro alta preparazione, hanno fatto un sopralluogo visivo per una futura esplorazione e sono invece stati risucchiati all’interno da una fortissima corrente provocata dalla particolare conformazione del sito subacqueo caratterizzato da entrata e uscita: un "effetto Venturi" ai -50 metri».
«Ci penso da ieri, dopo aver saputo delle condizioni del sopralluogo dei subacquei della Dan Europe - dice Bolognini -: hanno prima mandato un Rov (remotely operated vehicle) all’ingresso delle grotte. Non sono riusciti a farlo entrare per le fortissime correnti e hanno dovuto andare di persona loro.
Da qui l’ipotesi, che oggi si è fatta più concreta quando mi hanno mandato lo schema del sito con le tre camere, un’entrata e un’uscita. Si forma un formidabile effetto Venturi, l'effetto di aspirazione dovuto al restringimento dello spazio percorso da un fluido.
Possono essere capitate due cose, dopo l’aspirazione - ragiona Bolognini -: o sono stati risucchiati tutti o ne è stato risucchiato uno e gli altri hanno tentato un soccorso.

Un’ipotesi concreta avvalorata soprattutto dalla professionalità dei sub coinvolti, persone altamente preparate: la professoressa, Monica Montefalcone, aveva al suo attivo oltre 5.000 immersioni e aveva tutti i brevetti. Senza contare che portava con sé la figlia, quindi immaginiamo che tipo di attenzione avesse posto. Il loro è stato probabilmente un sopralluogo osservazionale per poi immergersi in un momento successivo per l'esplorazione delle grotte, e invece sono stati risucchiati. Per quel livello di conoscenze non è pensabile andare così in profondità senza la necessaria preparazione per quel tipo di esplorazione. Probabilmente erano alla fine dell’immersione, loro erano lì per la barriera corallina, le grotte non erano l’obiettivo. Hanno deciso di fare questa puntata un po' più profonda per visionare l'ingresso, sono stati risucchiati in un ambiente probabilmente buio, con una visibilità pari a zero anche per il pinneggiamento, in uno stato di grande disorientamento, probabilmente c'è stato naturalmente del panico. Alla ricerca disperata della via d’uscita probabilmente è anche mancata l’aria. Ma questa è, secondo me, una ricostruzione piuttosto attendibile di ciò che è successo».