il report
Carceri al collasso: sovraffollamento record, violenze e percorsi di reinserimento bloccati
C'è una presenza superiore del 139,1%, aggressioni e suicidi in aumento mentre aumentano le pene, la recidiva e i bambini in cella
Antigone lancia un allarme: la popolazione carceraria continua a crescere e gli istituti sono al collasso, con un tasso medio di sovraffollamento del 139,1%.
Persino i bambini che vivono in cella con le madri sono più che raddoppiati, raggiungendo quota 26 nell’anno in corso.
Aumentano le violenze: le aggressioni contro la polizia penitenziaria registrano un +12,4%, mentre quelle tra detenuti, in quattro anni, sono salite del 73%.
Sul fronte dei suicidi, lo scorso anno si sono tolte la vita almeno 82 persone; dall’inizio del 2026 i casi sono già 24.
Nel frattempo si alza l’età media dei reclusi, ma cresce anche la presenza di giovanissimi; il 60% trascorre l’intera giornata in cella e meno del 30% svolge attività lavorative.
Il quadro emerge dal XXII Rapporto di Antigone, dal titolo “Tutto chiuso è impietoso”: al 30 aprile erano detenute 64.436 persone, a fronte di una capienza regolamentare pari a 51.265 posti, che scendono a 46.318 realmente disponibili.
Sono 73 gli istituti con un tasso di affollamento pari o superiore al 150% e in 8 carceri si supera addirittura il 200%. Gli istituti non sovraffollati sono soltanto 22 in tutta Italia.
Nonostante l’annuncio del Piano carceri, i posti disponibili risultano diminuiti di 537 unità dall’avvio del programma.
I reati nel Paese restano sostanzialmente stabili e, nei primi mesi del 2025, risultano persino in calo dell’8%. Diminuiscono gli ingressi in carcere e prosegue la riduzione del ricorso alla custodia cautelare, che oggi riguarda il 24,1% delle persone detenute.
Crescono però le pene più lunghe e, secondo Antigone, pesano gli effetti delle politiche punitive adottate dal governo, che dall’inizio della legislatura avrebbe introdotto oltre 55 nuovi reati, più di 60 aggravanti e oltre 65 aumenti di pena.
Resta poi irrisolto il nodo cruciale della recidiva: solo il 40,8% è alla prima carcerazione; il 45,9% è stato in carcere da una a quattro volte; il 10,6% da cinque a nove; il 2,7% più di dieci.
Antigone collega questi numeri alla scarsità di percorsi di reinserimento: lavora appena il 29,3% dei detenuti; il 31% frequenta corsi scolastici; solo il 3% è iscritto all’università.
Per la prima volta rallenta, e in alcuni casi arretra, anche il ricorso alle misure alternative. «Dal carcere si esce sempre meno. Si viene murati vivi», denuncia l’associazione.
Le prese in carico per l’affidamento in prova ai servizi sociali sono state 24.627 nel 2025, in calo rispetto alle 26.151 del 2024. In flessione pure la detenzione domiciliare: i nuovi casi passano da 14.247 nel 2024 a 13.519 nel 2025.
Un’inversione di tendenza giudicata particolarmente preoccupante, anche perché, a fine 2025, ben 24.348 persone avevano un residuo pena inferiore a tre anni e avrebbero potuto potenzialmente accedere a una misura alternativa; tra queste, 7.790 avevano meno di un anno ancora da scontare.
Sul fronte degli omicidi, il rapporto segnala una diminuzione: 326 nel 2024, contro i 341 del 2023. Il trend trova conferma nei primi mesi del 2026, con un calo marcato dei femminicidi: nel primo trimestre del 2025 si sono registrati 11 omicidi di donne da parte di partner o ex partner; nello stesso periodo del 2026 i casi sono scesi a 5.