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la traversata

Flotilla bloccata, accuse di spari contro sei imbarcazioni: 29 italiani diretti ad Ashdod

Tajani chiede verifiche e cresce la polemica internazionale e giudiziaria

19 Maggio 2026, 21:41

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Israele ha fermato tutte le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, incluse le dieci che ieri erano sfuggite al primo abbordaggio e avevano proseguito la rotta verso Gaza.

Quando il gruppo si è trovato a circa un centinaio di miglia nautiche dalla Striscia, la marina israeliana è intervenuta: secondo quanto denunciato dalla stessa organizzazione, sarebbero stati esplosi proiettili contro sei unità, tra cui una italiana.

La Flotilla precisa di non poter confermare se si trattasse di munizioni di gomma e chiede allo Stato italiano di tutelare gli attivisti, compresi i 29 connazionali destinati allo sbarco nel porto di Ashdod.

Immediata la reazione del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha chiesto «di verificare urgentemente l’uso della forza da parte delle autorità israeliane» e ha incaricato l’ambasciatore d’Italia in Israele, Luca Ferrari, di compiere un passo formale affinchè a tutti siano garantiti un trattamento dignitoso, piena protezione e l’incolumità.

Israele, dal canto suo, smentisce l’impiego di colpi di arma da fuoco, ammettendo però l’uso di «mezzi non letali contro l’imbarcazione, e non contro i contestatori, a scopo di avvertimento» e sottolineando che «nessuno è rimasto ferito».

Si conclude così la nuova missione dell’iniziativa nata per consegnare aiuti umanitari e richiamare l’attenzione internazionale sulla tragedia di Gaza.

La flottiglia — 54 barche con 426 partecipanti di 39 nazionalità — era salpata giovedì dal distretto turco di Marmaris.

Una prima parte delle unità era stata intercettata alla vigilia al largo di Cipro, poi gli ultimi assalti. Tutti gli attivisti — tra cui 29 italiani e tre persone con passaporto diverso ma residenti nel nostro Paese — saranno ora trasferiti ad Ashdod.

Sfuma l’ipotesi di un rilascio rapido, come avvenuto ad aprile quando tutti i partecipanti, tranne Thiago Ávila e Saif Abu Keshek, furono liberati a Creta.

Ai trattenuti si prospettano due strade: la espulsione immediata per chi acconsente o, per gli altri, entro 24 ore, salvo interrogatori o ulteriori accertamenti analoghi a quelli che coinvolsero Ávila e Keshek.

Ad assistere i fermati, compresi gli italiani tra cui il deputato M5S Dario Carotenuto, sarà ancora una volta il team legale dell’ong Adalah.

Fin da ieri l’Italia, per voce del ministro Tajani, ne ha chiesto «l’immediato rilascio», e la diplomazia è al lavoro per una soluzione della vicenda.

Alla dimensione giudiziaria si affianca ora quella politica, anche internazionale. I ministri degli Esteri di dieci PaesiGiordania, Indonesia, Spagna, Pakistan, Brasile, Bangladesh, Turchia, Colombia, Libia e Maldive — hanno condannato con fermezza gli attacchi israeliani alla missione.

In Italia la polemica si accende. Per la Global Sumud Flotilla, la presenza di cittadini e natanti italiani fa sorgere in capo allo Stato un «preciso obbligo positivo di protezione».

L’organizzazione chiede un intervento immediato per mettere in sicurezza gli equipaggi, la condanna dell’«apertura del fuoco» e l’avvio di un accertamento delle responsabilità penali.

In questo solco si colloca l’azione della Procura di Roma, che ha già aperto fascicoli contestando il reato di tortura in relazione all’abbordaggio dell’ottobre scorso e quello di sequestro di persona per l’operazione del 29 aprile.

Secondo gli attivisti, alle ipotesi va ora aggiunto anche il «tentato omicidio», mentre è stato formalmente depositato un esposto-denuncia per sequestro di persona.

Dura la reazione dell’opposizione, anche per via del fermo del deputato Carotenuto. Giuseppe Conte (M5S) parla di un fatto «gravissimo, un sequestro a mano armata, illegale e intollerabile. Il governo deve reagire con fermezza, pretendendo l’immediata liberazione degli italiani».

Nicola Fratoianni (Avs) sollecita Tajani a convocare l’ambasciatore israeliano, mentre la vicepresidente della Camera, Anna Ascani (Pd), chiede all’esecutivo di agire senza indugio.