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il dibattito

Nato, il nuovo segnale di Washington: meno forze Usa pronte per le crisi dell’Alleanza

Un cambio politico molto concreto: gli Stati Uniti preparano un ridimensionamento che incide sulla sicurezza

19 Maggio 2026, 23:16

23:20

Donald Trump

Una tabella di disponibilità militari, aggiornata nelle stanze dove si decide chi, quanto e in quali tempi sarebbe pronto a intervenire se l’Europa dovesse trovarsi davanti a una crisi grave. L’amministrazione Trump si prepara a imprimere una svolta destinata a farsi sentire molto oltre i corridoi di Bruxelles. Washington informerà gli alleati che intende ridurre la quota di capacità militari americane rese disponibili all’Alleanza Atlantica in caso di conflitto o emergenza maggiore.

La misura riguarda il Nato Force Model, il dispositivo che organizza e coordina il bacino di forze che i Paesi alleati dichiarano come potenzialmente impiegabili nelle situazioni più critiche: da una grande crisi regionale fino all’ipotesi più estrema, cioè un attacco contro uno Stato membro. Il Pentagono avrebbe deciso di ridimensionare in modo significativo il proprio impegno nel quadro del modello di forza dell’Alleanza. Gli Stati Uniti vogliono che gli europei si facciano carico in misura crescente della difesa convenzionale del continente. 

Che cos’è davvero il Nato Force Model

Per anni il riferimento principale è stato la NATO Response Force. Ma dopo l’invasione russa su vasta scala dell’Ucraina nel 2022, l’Alleanza ha accelerato un processo di riforma molto più profondo. Al vertice di Madrid del 2022 gli alleati hanno deciso di creare un nuovo schema; a Vilnius, nel 2023, hanno approvato ulteriori piani di difesa regionali; nel luglio 2024 è stata attivata la Allied Reaction Force e il Nato Force Model ha sostituito formalmente la precedente struttura di risposta. L’obiettivo dichiarato dalla Nato è semplice da riassumere ma ambizioso da realizzare: disporre di un insieme più ampio di forze disponibili e più rapidamente impiegabili, così da reagire a qualsiasi scenario anche con pochissimo preavviso.

Il filo politico: l’Europa deve fare di più

In realtà la mossa annunciata non arriva dal nulla. Da mesi esponenti dell’amministrazione insistono su un concetto preciso: gli Usa resteranno il garante ultimo, soprattutto sul piano nucleare, ma l’Europa deve assumere la responsabilità principale della propria difesa convenzionale. È una linea che il sottosegretario alla Difesa per la politica, Elbridge Colby, ha espresso apertamente, e che compare anche in documenti e testimonianze ufficiali legate alla nuova strategia americana. In una testimonianza al Congresso, la linea viene formulata con nettezza: l’Europa deve “assumere la responsabilità primaria” della propria difesa convenzionale, mentre gli Stati Uniti restano impegnati con deterrenza estesa e supporti operativi più selettivi.

Lo stesso segretario generale della Nato, Mark Rutte, pur difendendo la tenuta dell’Alleanza, ha riconosciuto pubblicamente che il riequilibrio è in corso. E ha detto che gli Stati Uniti resteranno “fermamente ancorati” alla Nato, ma ha aggiunto che è logico aspettarsi un maggiore spostamento dell’attenzione americana verso l’Asia e, di conseguenza, una leadership europea più marcata dentro la struttura dell’Alleanza.