l'incidente
Scampia, il boato della Vela Rossa riapre una ferita: il crollo che fa tremare il quartiere e accelera la resa dei conti
Non è stato solo un cedimento strutturale: residenti sospesi tra paura, sgomberi e la promessa — ancora incompiuta — della rinascita
Il rumore, raccontano i residenti, è arrivato forte. Un colpo secco, pieno. Per qualche istante, nel quartiere, c’è stato chi ha pensato a una scossa di terremoto. Poi si è capito che a cedere era stata ancora una volta la Vela Rossa di Scampia, uno dei simboli più controversi e dolorosi dell’edilizia pubblica napoletana. Il cedimento ha interessato una porzione di solaio della Vela Rossa; il crollo si è verificato tra il quarto e il quinto piano, senza causare feriti, ma imponendo l’allontanamento di diverse famiglie perché i detriti hanno interessato un palazzo adiacente in via Gioberti.
A Scampia i residenti hanno avuto un déjà-vu collettivo. Perché arriva dopo la tragedia della Vela Celeste, dove la sera del 22 luglio 2024, poco dopo le 22:30, il crollo di un ballatoio provocò tre morti e 11 feriti, tra cui 7 bambini, aprendo un’inchiesta giudiziaria sulle condizioni dell’edificio, sulla manutenzione e sui ritardi nello sgombero.
Un quartiere che ha imparato a riconoscere il suono del pericolo
Chi vive intorno alle Vele conosce bene la differenza tra il rumore del quartiere e quello dell’emergenza. Motorini, sirene, ferraglia, i colpi dei cantieri, le voci che rimbalzano nei cortili. Il crollo, invece, ha un altro suono. È per questo che l’episodio della Vela Rossa ha generato allarme immediato. Non soltanto per il rischio concreto corso da chi abitava ancora lì, ma per la sensazione, ormai sedimentata, che in quelle strutture il margine tra quotidianità e catastrofe possa ridursi in pochi secondi.
La Vela Rossa era già dentro un percorso di svuotamento e successiva demolizione. Il Comune di Napoli ha chiarito che il progetto ReStart Scampia prevede l’abbattimento della Vela Gialla e della Vela Rossa, la riqualificazione della Vela Celeste e la costruzione di 433 nuovi alloggi energeticamente autosufficienti, oltre a servizi e spazi pubblici per il quartiere. Il finanziamento complessivo indicato dal Comune è pari a 159 milioni di euro, con risorse provenienti in larga parte da fondi pubblici nazionali ed europei.
Ma tra il piano e la realtà, a Scampia, c’è stato di mezzo il tempo. E il tempo, in edifici già segnati da degrado, occupazioni, manutenzioni mancate e vulnerabilità strutturali, è diventato esso stesso un fattore di rischio. Il cedimento della Vela Rossa lo ha ricordato nel modo più netto: prima ancora della ruspa, è arrivata la gravità.