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LA MISSIONE

Flotilla, non si hanno notizie del trentenne siciliano nelle mani di Israele: Burtone chiede a Schifani di alzare la voce

Gli attivisti sarebbero arrivati — o stanno per arrivare — al porto israeliano di Ashdod: tempi lunghi per la liberazione

20 Maggio 2026, 12:41

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Flotilla, non si hanno notizie del trentenne siciliano nelle mani di Israele: Burtone chiede a Schifani di alzare la voce

Sono arrivati — o stanno per arrivare — al porto israeliano di Ashdod i 430 attivisti della Global Sumud Flotilla intercettati dalla marina militare israeliana al largo di Cipro mentre cercavano di forzare il blocco navale per portare aiuti a Gaza. Tra loro ci sono almeno 29 italiani, e tra gli italiani c'è anche un siciliano: si chiama Alessio Catanzaro, dottorando in Fisica, di padre siciliano. A chiedere che la Regione rompa il silenzio è il deputato dell'Ars Giovanni Burtone (Pd), che questa mattina ha annunciato la presentazione di un'interrogazione formale al presidente Renato Schifani perché si faccia portavoce presso il governo nazionale e le istituzioni internazionali per ottenere il rilascio del giovane e degli altri fermati.

Cosa è successo in mare

L'ultima imbarcazione a cadere nelle mani dell'Idf è stata la Karsi-i Sabadab, a bordo della quale viaggiavano il deputato M5S Dario Carotenuto, il giornalista Alessandro Mantovani e l'attivista Ruggero Zeni. In precedenza erano state abbordate la nave Akka — bloccata a 82 miglia da Gaza con i soldati ripresi dalle dirette streaming mentre salivano a bordo e gli attivisti a mani alzate — e la Don Juan, su cui si trovavano Antonella Bundu, ex candidata alla presidenza della Toscana, e Dario Salvetti del Collettivo ex Gkn. 

A rendere ancora più tesa la situazione è la denuncia sull'uso della forza: la marina israeliana avrebbe esploso proiettili di natura ancora ignota contro sei imbarcazioni, tra cui la Girolama, battente bandiera italiana. Tel Aviv ha minimizzato, sostenendo di aver usato «armi non letali contro le navi, non contro gli attivisti, come avvertimento». Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiesto immediatamente di «verificare urgentemente» quanto accaduto. 

Ad Ashdod, in attesa dei consolari

Nella notte il ministero degli Esteri israeliano ha comunicato che tutti i 430 attivisti sono stati trasferiti su navi militari e sono diretti verso Israele, definendo la missione «un'operazione di propaganda al servizio di Hamas». L'ong Adalah, che assiste legalmente i partecipanti, ha confermato l'arrivo dei primi fermati ad Ashdod e ha annunciato che contesterà la legalità delle detenzioni chiedendo il rilascio immediato di tutti.

Dalla chat della Flotilla con i familiari degli attivisti filtrano aggiornamenti diretti: i fermati sarebbero divisi in due gruppi, il primo atteso in mattinata ad Ashdod, il secondo nel pomeriggio. Non è ancora chiaro se le operazioni di identificazione si svolgeranno direttamente al porto oppure in una struttura detentiva separata — ipotesi ritenuta probabile data l'entità del numero. Solo dopo il passaggio dai legali di Adalah si avrà un quadro preciso sulle condizioni di ognuno e su chi intenda rientrare subito in Italia. La legge israeliana prevede l'espulsione entro 24 ore, ma con 450 persone da processare i tempi si allungheranno inevitabilmente: i rientri, si stima, non saranno prima di venerdì.

La Farnesina al lavoro, FdI si smarca dalla missione

Tajani ha avuto nella notte diversi contatti con il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar, chiedendo all'ambasciatore in Israele Luca Ferrari di fare un passo formale per garantire a tutti gli attivisti trattamento dignitoso, piena protezione e incolumità. I funzionari dell'ambasciata italiana sono in contatto con le autorità di Ashdod per l'assistenza consolare e per organizzare i rientri.

Sul piano politico, Giovanni Donzelli di FdI ha tracciato una linea netta: «Come FdI non condividiamo la missione, ma il governo Meloni sarà nettamente al fianco di qualunque italiano all'estero in difficoltà». Le opposizioni premono: il M5S parla di deputato illegalmente rapito e pretende fermezza, mentre la segretaria del Pd Elly Schlein chiede il rilascio immediato dei cooperanti.

Il fronte siciliano: l'interrogazione di Burtone per Alessio Catanzaro

Il nome siciliano nella lista dei fermati è quello di Alessio Catanzaro, dottorando in Fisica di padre siciliano. Mamma Luisa e papà Raimondo hanno assistito in diretta alla cattura del figlio Alessio Catanzaro, tra i 35 italiani a bordo della missione umanitaria della Global Sumud Flotilla. Raimondo Catanzaro ha parlato con Quotidiano Nazionale. Alessio si trovava a bordo della barca Cactus insieme con altri 7 attivisti «Abbiamo visto Alessio gettare in acqua il telefono. Poi i militari hanno spaccato le telecamere installate a bordo della barca e da quel momento in poi non ci è stato possibile vedere più nulla. Sarebbe stato fatto montare insieme agli altri attivisti sulla nave della Marina israeliana dotata di una “prigione galleggiante”, com’era avvenuto nell’ultimo abbordaggio».

«L’unica certezza di oggi è che non c’è certezza su nulla» ha aggiunto con ansia Luisa Cicognetti, la madre di Alessio Catanzaro, al REsto del CArlino. «Non sappiamo cosa sta accadendo. Non sappiamo dove è stato portato nostro figlio. La Farnesina non ci riesce a dare indicazioni, neppure su come poter far tornare in Italia i ragazzi una volta che Israele deciderà di rilasciarli. Non c’è coordinamento, non c’è una voce univoca».

A raccogliere il caso è stato il deputato regionale dem Giovanni Burtone — sindaco di Militello in Val di Catania, già in prima fila alle manifestazioni davanti alla base americana di Sigonella in solidarietà con il popolo palestinese — che questa mattina ha formalizzato la propria iniziativa con un'interrogazione al governatore Schifani. La richiesta è precisa: che il presidente della Regione si faccia portavoce presso il governo nazionale e le istituzioni internazionali «perché si adoperino per il rilascio di Alessio e degli altri fermati e affinché non siano oggetto di violenza nel periodo di fermo presso le forze di sicurezza israeliane».

«A lui e agli altri volontari va la nostra solidarietà», ha scritto Burtone, definendo l'intercettazione in acque internazionali «un'azione grave in violazione del diritto internazionale che non può essere derubricata».

Il presidio a Roma

Mentre ad Ashdod iniziavano ad arrivare i fermati, davanti a Montecitorio si teneva un presidio degli attivisti rimasti in Italia, che hanno chiesto la liberazione immediata dei compagni, un'informativa sull'utilizzo delle basi militari italiane e sul coinvolgimento delle aziende italiane in forniture a Israele. La loro posizione è netta: governo e Unione Europea devono interrompere ogni relazione con Tel Aviv. Richieste che, con un parlamentare, un giornalista e decine di civili di quaranta nazionalità tra i detenuti ad Ashdod, sono destinate ad alimentare uno scontro politico appena cominciato.