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Il video shock degli italiani legati e picchiati: scontro tra Roma e Tel Aviv, Meloni esige le scuse da Israele
La premier e Tajani furiosi per le immagini condivise dal ministro Ben Gvir e con la scritta "Benvenuti". I nostri connazionali in ginocchio ad Ashdod. Convocato l'ambasciatore israeliano: "Trattamento inaccettabile"
Dalla banchina del porto di Ashdod ai corridoi della Farnesina, la tensione tra Roma e Tel Aviv deflagra sotto il peso di immagini inequivocabili e sconcertanti. Un filmato diffuso dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir, mostra gli attivisti della Global Sumud Flotilla in ginocchio, con le mani legate dietro la schiena e la testa premuta a terra o sul ponte di un’imbarcazione, sorvegliati da militari armati. Nelle riprese consegnate all’Associated Press si vede inoltre un partecipante, già ammanettato, spinto a terra dagli agenti, mentre Ben Gvir sfila con una grande bandiera israeliana tra le circa 430 persone fermate. Tra quanti hanno subito questa pubblica umiliazione figurano 29 cittadini italiani e 3 residenti in Italia, tra i quali il deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto.
La spedizione umanitaria era salpata dall’Italia con l’obiettivo di forzare il blocco navale imposto alla Striscia di Gaza e attirare l’attenzione internazionale sulla crisi in atto. Nella fase conclusiva l’operazione contava 54 imbarcazioni e 426 partecipanti di 39 diverse nazionalità; è stata intercettata da Israele tra il 19 e il 20 maggio. Le ultime dieci barche sono state bloccate a circa 100 miglia nautiche da Gaza. I volontari a bordo, inclusi quelli dell’unità italiana, hanno denunciato l’uso di proiettili; le autorità israeliane hanno negato l’impiego di armi da fuoco letali, ammettendo però l’utilizzo di “mezzi non letali” a scopo di avvertimento. In questo quadro altamente teso, la Farnesina aveva già richiesto il 19 maggio una verifica urgente sull’uso della forza.
Di fronte alla diffusione delle immagini dei fermi, la reazione di Palazzo Chigi è stata perentoria, superando la consueta prudenza. In una nota congiunta la premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno bollato le scene come "inaccettabili", condannando un trattamento ritenuto "lesivo della dignità della persona".
Rompendo il delicato equilibrio finora mantenuto tra il riconoscimento del diritto di Israele all’autodifesa e il rispetto delle norme internazionali, il governo italiano ha denunciato un “totale disprezzo” da parte di Israele rispetto alle esplicite richieste di Roma. Giorgia Meloni e Antonio Tajani, infatti, non interpretano le riprese diffuse come un semplice scivolone comunicativo, bensì come un vero affronto istituzionale. La reazione si è tradotta in uno dei passi diplomatici più gravi prima della rottura dei rapporti: la convocazione d’urgenza dell’ambasciatore israeliano in Italia per esigere scuse formali. Già nei giorni precedenti, il ministro degli Esteri aveva attivato l’Unità di Crisi e le sedi diplomatiche a Tel Aviv, Ankara e Nicosia per seguire le condizioni degli attivisti, trasferiti in una struttura per l’identificazione che, secondo le denunce, si è trasformata in un teatro di umiliazione. Non è il primo attrito tra i due Paesi: negli ultimi mesi la diplomazia italiana aveva già chiesto chiarimenti per il blocco di autorità religiose cattoliche a Gerusalemme, per incidenti al largo di Creta ad aprile e per altri episodi riguardanti personale italiano. Lo scontro attuale, tuttavia, segna un salto di qualità senza precedenti nella crisi. A rendere la vicenda politicamente esplosiva è il fattore “Ben Gvir”.
ככה אנחנו מקבלים את תומכי הטרור
— איתמר בן גביר (@itamarbengvir) May 20, 2026
Welcome to Israel pic.twitter.com/7Hf8cAg7fC
Figura di spicco dell’ultradestra nazionalista, il ministro israeliano è da tempo osservato speciale in Europa, avendo bollato come “antisemita” l’Unione Europea in risposta alle sanzioni contro i coloni violenti in Cisgiordania. La sua parata trionfale ad Ashdod non viene letta a Roma come eccesso di zelo operativo della polizia, ma come la “rappresentazione plastica di una postura politica precisa”, deliberatamente provocatoria e muscolare. La fermezza dell’esecutivo risponde anche a pressioni interne: le opposizioni, alimentate dalla presenza del deputato Carotenuto tra i fermati, accusavano il governo di essersi mosso con ritardo e troppa prudenza. La durissima nota di Meloni neutralizza le accuse di ambiguità e si concentra sulla tutela consolare, evitando per ora di addentrarsi nell’intricato terreno giudiziario. Quest’ultimo resta incandescente: mentre l’ong israeliana Adalah denuncia abusi sistematici, in Italia circolano ipotesi di reato gravissime — dal sequestro di persona alla tortura — e gli stessi attivisti evocano il tentato omicidio da parte delle forze israeliane. Roma sceglie tatticamente di accantonare, nell’immediato, le qualificazioni penali, puntando sull’immediato rilascio dei connazionali e sul principio cardine del rispetto della dignità umana.
