Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
20 maggio 2026 - Aggiornato alle 22:12
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

la sfida

La Cina si prende anche la luna, la Nasa teme il sorpasso: possibile missione nel 2027

Dopo i ritardi del programma Artemis, l'agenzia spaziale americana ritiene che Pechino possa conquistare la leadership nella nuova corsa spaziale

20 Maggio 2026, 17:50

18:00

La Cina si prende anche la luna, la Nasa teme il sorpasso: possibile missione nel 2027

La nuova corsa alla Luna potrebbe non parlare americano. Secondo l’amministratore capo della Nasa Jared Isaacman, infatti, i prossimi esseri umani a volare intorno alla Luna potrebbero essere cinesi. E potrebbero farlo già nel 2027.

L’avvertimento arriva da Washington, durante il convegno internazionale Ascend dedicato alle tecnologie spaziali, dove il numero uno della NASA ha tracciato uno scenario che fino a pochi mesi fa sembrava impensabile. «La prossima volta che il mondo si sintonizzerà per guardare astronauti volare intorno alla Luna, probabilmente nel 2027, saranno taikonauti», ha detto Isaacman, sottolineando come gli Stati Uniti rischino di perdere l’esclusiva nella conquista dello spazio lunare.

Parole che segnano una brusca frenata nell’entusiasmo che aveva accompagnato il ritorno americano verso la Luna attraverso il programma Artemis. Soltanto pochi mesi fa la missione Artemis II era stata salutata come il simbolo della rinascita spaziale statunitense: tre astronauti americani e uno canadese avevano completato con successo una missione orbitale attorno alla Luna, dimostrando l’affidabilità della capsula Orion e aprendo la strada al primo allunaggio umano dai tempi dell’epopea Apollo.

Oggi, però, il calendario della NASA appare meno ambizioso. L’agenzia ha rivisto il programma Artemis, rallentandone le tappe principali. La missione Artemis III, inizialmente pensata come il grande ritorno dell’uomo sulla superficie lunare dopo il 1972, non sarà più un vero allunaggio: nel 2027 l’equipaggio dovrebbe limitarsi a testare in orbita terrestre i sistemi di attracco con i lander sviluppati dalle aziende private. È stato inoltre congelato il progetto della stazione spaziale Gateway, destinata all’orbita lunare.

Il ritorno effettivo degli astronauti americani sul suolo della Luna slitta così ad Artemis IV, prevista non prima del 2028. Un ritardo che alimenta i timori di Washington in un momento in cui la Cina accelera la propria presenza nello spazio.

«Ci troviamo di fronte a un vero rivale geopolitico che sfida la leadership americana nel settore spaziale», ha detto ancora Isaacman riferendosi alla Cina. Il dirigente della NASA ha ricordato come gli Stati Uniti abbiano promesso di riportare astronauti sulla Luna entro la fine del mandato del presidente Donald Trump, mentre Pechino punta ufficialmente a una missione lunare entro il 2030. «La differenza tra successo e fallimento si misurerà in mesi, non in anni», ha spiegato. «Loro potrebbero essere in anticipo e la storia recente suggerisce che noi potremmo essere in ritardo».

In realtà la Cina, almeno ufficialmente, non ha ancora annunciato un allunaggio umano entro il 2027. Per quella data Pechino ha parlato soltanto di una missione orbitale con astronauti attorno alla Luna, molto simile alla Artemis II americana. Sui siti specializzati, tuttavia, circolano indiscrezioni secondo cui il programma cinese potrebbe essere più avanzato di quanto comunicato pubblicamente.

Le dichiarazioni di Isaacman non arrivano a caso. Già nelle scorse settimane, durante un’audizione davanti alla sottocommissione per gli stanziamenti della Camera americana, il numero uno della NASA aveva parlato apertamente del vantaggio accumulato dalla Cina nella corsa lunare. «Abbiamo una strada percorribile, ma sarà una corsa contro il tempo», aveva detto.

L’allarme sembra avere già prodotto effetti politici. A pochi giorni da quell’audizione, la sottocommissione per gli stanziamenti del dipartimento del Commercio, della Giustizia e della Scienza ha approvato un disegno di legge per il bilancio federale 2027 che prevede maggiori finanziamenti per l’esplorazione spaziale rispetto a quelli richiesti inizialmente dalla stessa NASA.

A oltre mezzo secolo dall’ultimo passo umano sulla Luna, la sfida spaziale torna così a essere anche una sfida geopolitica. E questa volta gli Stati Uniti non sembrano più così sicuri di arrivare per primi.