il caso
Trump punta L'Avana: mandato di cattura per omicidio per l'ultimo dei Castro
Raul Castro, 94 anni, accusato per l'abbattimento di due aerei nel '96. L'Avana tuona: "È solo un circo per giustificare la guerra"
Stretta senza precedenti di Washington su Cuba. Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha annunciato l’incriminazione di Raúl Castro, novantaquattrenne ex presidente dell’isola e fratello di Fidel, insieme ad altre cinque persone.
Le imputazioni riguardano omicidio e cospirazione finalizzata all’uccisione di cittadini americani, in relazione all’abbattimento di due aerei dell’organizzazione umanitaria Brothers to the Rescue nei pressi delle coste cubane.
«Vogliamo che affronti la giustizia qui. C’è un mandato d’arresto e ci aspettiamo che si presenti volontariamente o per altre vie», ha dichiarato il ministro della Giustizia ad interim Todd Blanche.
In caso di condanna, per alcuni imputati è previsto l’ergastolo. Raúl Castro, che il 3 giugno compirà 95 anni, rischia invece fino a cinque anni di reclusione per ciascuno dei capi d’accusa relativi alla distruzione dei velivoli.
Durissima la replica dell’Avana. «Il tentativo di incriminazione è un’azione politica priva di fondamento giuridico», ha denunciato il presidente Miguel Díaz-Canel.
«È un circo che stanno allestendo per giustificare un’aggressione militare contro Cuba», ha rincarato l’ambasciatore cubano presso l’Onu, Ernesto Soberon Guzman, in un colloquio con il New York Times.
Pur apparendo come un gesto in larga parte simbolico, la mossa dell’amministrazione statunitense promette di aumentare ulteriormente la pressione sul Paese caraibico.
Dopo 49 anni alla guida del ministero della Difesa e 12 anni alla presidenza, Castro oggi non ricopre cariche ufficiali, ma secondo gli analisti conserva un’influenza considerevole, in particolare sulle forze armate.
Cuba resta da tempo nel mirino dell’amministrazione Trump, che non ha mai escluso in via definitiva un’azione militare.
Il dossier è particolarmente caro al segretario di Stato Marco Rubio, nato negli Stati Uniti da genitori cubani emigrati prima della rivoluzione.
Finora Washington ha affiancato misure economiche coercitive a colloqui con alcuni esponenti cubani, discutendo anche un pacchetto di assistenza da 100 milioni di dollari.
L’obiettivo dichiarato della Casa Bianca è fare leva sul malcontento e sulle difficoltà della popolazione per favorire una rivolta contro il regime.
«Trump sta proponendo una nuova relazione tra gli Stati Uniti e Cuba. Ma questa relazione deve essere diretta con voi, il popolo cubano, non con Gaesa», ha affermato Rubio in un videomessaggio per la Giornata dell’Indipendenza cubana.
Sulla stessa linea il presidente Trump: gli Stati Uniti, ha detto, non avranno pace finché l’isola «non sarà di nuovo libera» e non accetteranno «uno stato canaglia che ospita operazioni militari, di intelligence e terroristiche» a ridosso delle loro coste.
«Guardiamo con fiducia verso una nuova età dell’oro per l’isola e il suo popolo», ha aggiunto, ribadendo la disponibilità americana a sostenere i cubani di fronte alla crisi umanitaria.
Da quando è tornato alla Casa Bianca, Trump non ha celato l’intenzione di espandere l’influenza territoriale degli Stati Uniti e di rimuovere leader considerati ostili. Lo ha dimostrato con la cattura di Nicolas Maduro: un’operazione rapida e senza perdite che, secondo i suoi sostenitori, ne ha rafforzato la convinzione di poter replicare la stessa tattica altrove.
Non sono invece andati a buon fine i tentativi riguardanti la Groenlandia, il Canale di Panama e l’Iran.
L’interesse di Trump per Cuba, del resto, non è recente: tra il 2011 e il 2012 alcuni manager della Trump Organization effettuarono sopralluoghi sull’isola per valutare la realizzazione di un campo da golf e, nel 2016, nel pieno della sua prima campagna elettorale, l’allora candidato definì Cuba «una buona opportunità di investimento».