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IL GIALLO

Garlasco, il padre di Andrea Sempio rompe il silenzio: “Mio figlio è innocente”. E contrattacca: «È una vigliaccata»

In studio scorrono immagini, intercettazioni, vecchi verbali e ferite mai chiuse: dietro la difesa di un padre riemerge l’inchiesta

21 Maggio 2026, 14:28

Garlasco, il padre di Andrea Sempio rompe il silenzio: “Mio figlio è innocente”. Ma il caso torna al punto più fragile: la verità

In studio scorrono immagini, intercettazioni, vecchi verbali e ferite mai chiuse: dietro la difesa di un padre riemerge un’inchiesta che, a quasi 19 anni dal delitto di Chiara Poggi, continua a dividere giustizia, famiglie e opinione pubblica.

La scena è quella ormai familiare dei grandi casi italiani che non smettono di tornare: luci di studio, tempi televisivi serrati, parole pesate al millimetro e una frase che prova a farsi largo nel rumore. Stavolta a parlare non è un avvocato, non è un investigatore, non è un opinionista. È un padre. E la sua voce, proprio perché arriva da lì, dalla zona più privata del dolore e della difesa, ha un peso diverso. Il padre di Andrea Sempio, intervistato dal Tg1, ha scelto di esporsi per dire con nettezza ciò che in famiglia ripetono da mesi: “Andrea è innocente, mio figlio non ha ucciso Chiara Poggi” ha detto Giuseppe Sempio. Poi l’affondo, secco: “È stata una vigliaccata”.

Non è soltanto uno sfogo. È un passaggio che fotografa il punto in cui si trova oggi il caso di Garlasco: un’indagine riaperta, un nome tornato al centro dopo anni, una condanna definitiva già esistente — quella di Alberto Stasi — e una nuova ipotesi accusatoria che la Procura di Pavia ha formalizzato con la scelta più forte possibile, indicando Andrea Sempio come unico indagato e, secondo la ricostruzione degli inquirenti, come solo autore dell’omicidio di Chiara Poggi.

È questo cortocircuito, prima ancora che giudiziario, a rendere il caso nuovamente incandescente: da una parte una sentenza definitiva passata in giudicato, dall’altra una nuova inchiesta che sostiene una verità incompatibile con quella consacrata nel 2015. In mezzo, una famiglia — quella di Sempio — che respinge tutto, e un’altra — quella di Poggi — che continua a non credere al coinvolgimento dell’amico di Marco Poggi.

Il padre in tv: una difesa che parla alla pancia del Paese

Le parole pronunciate al Tg1 arrivano dopo giorni di forte esposizione mediatica. Una settimana prima era stato lo stesso Andrea Sempio a rivendicare la propria estraneità ai fatti in televisione, a Quarto Grado, sostenendo di non aver ucciso Chiara Poggi e respingendo anche le ricostruzioni che gli attribuirebbero un’ossessione o un interesse particolare nei confronti della ragazza. Il padre adesso alza ulteriormente il livello della difesa: non entra nei dettagli tecnici, non smonta perizie, non discute di minuzie dattiloscopiche o di cronologie processuali. Fa qualcosa di più elementare e più potente: mette il corpo davanti al figlio. Dice che quell’accusa è indegna, la definisce una “vigliaccata”, e rivendica una certezza familiare totale.

In casi come questo, tuttavia, la forza emotiva delle parole non coincide automaticamente con il loro valore probatorio. Conta eccome sul piano pubblico, conta meno — o meglio, conta in modo diverso — sul piano giudiziario. Ed è qui che il racconto deve tenere insieme due livelli: quello umano, che nessun cronista serio può ignorare, e quello processuale, che impone freddezza, prudenza e una regola semplice: un’accusa resta un’accusa finché non viene verificata nel contraddittorio.

Dove siamo oggi: Andrea Sempio unico indagato

Il punto più rilevante, sul piano strettamente giudiziario, è questo: la nuova inchiesta della Procura di Pavia ha compiuto un salto decisivo tra fine aprile e inizio maggio 2026. Il 6 maggio 2026 Andrea Sempio, oggi 38enne, si è presentato in procura per l’interrogatorio ma si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il giorno successivo è arrivato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, il cosiddetto 415-bis, con deposito degli atti. Nell’atto, i magistrati contestano a Sempio l’omicidio volontario pluriaggravato, indicando come aggravanti la crudeltà e i motivi abietti. Secondo gli inquirenti, il delitto sarebbe maturato dopo il rifiuto di un approccio sessuale.

La contestazione è pesantissima, e proprio per questo va maneggiata con estrema cautela. Per la procura, Chiara Poggi sarebbe stata colpita con almeno 12 colpi la mattina del 13 agosto 2007, nella villetta di via Pascoli, a Garlasco. È la tesi investigativa emersa nella fase finale della nuova inchiesta. Ma resta, appunto, una tesi accusatoria che dovrà essere vagliata nelle sedi processuali.

La difesa: “Nessuna pistola fumante”, solo una nuova pressione mediatica

Dal lato opposto, la linea difensiva di Sempio è rimasta coerente. I suoi legali, Angela Taccia e Liborio Cataliotti, hanno contestato l’impianto accusatorio e parlato di una sorta di “strumentale mostrizzazione” del loro assistito. La scelta del silenzio davanti ai pm, hanno spiegato, era finalizzata a studiare integralmente gli atti e a preparare una risposta tecnica, non emotiva. In parallelo, la difesa insiste sull’assenza di una prova decisiva, di quella che nel linguaggio giornalistico e processuale viene spesso chiamata “pistola fumante”.

È un punto centrale. Perché il caso Garlasco, fin dall’inizio, è stato una guerra di frammenti: impronte, Dna, alibi, telefonate, testimonianze, comportamenti, compatibilità e incompatibilità. Un mosaico costruito e ricostruito più volte, con esiti diversi e persino opposti. Dire oggi che la verità sia finalmente emersa sarebbe, semplicemente, troppo. Dire invece che il procedimento è entrato in una fase decisiva è corretto.

Il nodo più delicato: la condanna definitiva di Alberto Stasi

Qui sta il cuore del problema. Per l’omicidio di Chiara Poggi esiste già una condanna definitiva: quella di Alberto Stasi, confermata dalla Corte di Cassazione il 12 dicembre 2015, con una pena di 16 anni di reclusione. Quella sentenza, allo stato, è tuttora valida e produce effetti.

La nuova inchiesta su Sempio non cancella automaticamente quel giudicato. Però lo mette sotto una pressione enorme. Non a caso, la Procura di Pavia ha annunciato l’invio degli atti alla Procura Generale di Milano per l’eventuale esercizio delle prerogative legate a una possibile revisione della posizione di Stasi. In termini concreti: se gli elementi raccolti nella nuova inchiesta saranno ritenuti solidi e incompatibili con la condanna definitiva già pronunciata, si aprirà un capitolo ulteriore e delicatissimo. Ma a oggi quel capitolo non è ancora deciso.

È bene ricordarlo con chiarezza, perché nel racconto mediatico il rischio di sovrapporre i piani è altissimo: oggi esistono contemporaneamente una condanna definitiva a carico di Stasi e una nuova accusa formale nei confronti di Sempio. È una coesistenza giuridicamente anomala, e proprio per questo esplosiva.