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l'inchiesta

Nel cuore digitale del giallo della ricina: telefoni, chat e ricerche web per risalire all’origine del veleno

A Pietracatella l’inchiesta entra in una fase decisiva: nei dispositivi sequestrati gli investigatori cercano il filo nascosto che può collegare tutto

22 Maggio 2026, 15:18

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Il delitto della "ricina"Antonella e Sara

Il delitto della "ricina": Antonella e Sara

La casa è rimasta chiusa per mesi, sigillata come una stanza del tempo. Poi, quando la scienza ha dato alla Procura di Larino il primo appiglio solido, gli investigatori sono tornati lì dentro non per cercare bicchieri, piatti o farmaci, ma memoria digitale. In un’indagine che ruota attorno a un sospetto avvelenamento da ricina, oggi il punto non è soltanto capire che cosa abbia ucciso Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita, ma chi sapesse, chi cercasse, chi parlasse con chi, e quando. Per questo negli uffici della Questura di Campobasso, è cominciato uno dei passaggi più delicati dell’intera inchiesta: l’estrazione forense dei dati dai dispositivi elettronici sequestrati nella casa di Pietracatella.

Secondo gli atti richiamati dalle fonti consultate, gli apparati finiti sotto la lente sono 7 dispositivi elettronici già prelevati lo scrso 4 maggio nell’abitazione della famiglia: telefoni, modem, tablet e computer. Due iPhone, due smartphone, due modem, un tablet e un computer portatile. Gli specialisti dello Sco e della Polizia Scientifica dovranno acquisire i contenuti in modo integrale, con procedure tecniche che garantiscano la conservazione del dato e la sua utilizzabilità investigativa. Per consegnare gli esiti, gli esperti avrebbero a disposizione 60 giorni.

Che cosa cercano davvero gli investigatori

L’ordine impartito dagli inquirenti è ampio, ma non generico. La finalità è ricostruire rapporti, relazioni, legami e soprattutto eventuali tracce di navigazioni internet riconducibili alla ricerca o al reperimento della ricina. Significa che non saranno scandagliate soltanto le cronologie dei browser, ma anche messaggi, fotografie, audio, appunti, documenti, registrazioni vocali, note personali, geolocalizzazioni e conversazioni sulle app di messaggistica. Nel mirino ci sono anche i contenuti che possano aiutare a definire i giorni cruciali tra il 25 e il 28 dicembre 2025, quando madre e figlia si ammalarono, furono visitate e infine morirono al Cardarelli di Campobasso.

In molti delitti moderni il telefono non racconta solo ciò che una persona ha detto: racconta quello che ha temuto, cercato, cancellato, annotato o evitato di dire a voce. Nel caso di Pietracatella, gli accertamenti punteranno anche su eventuali chat “inerenti alla patologia da ricina” affrontata in casa e in ospedale, comprese le conversazioni con parenti e amici sulle condizioni cliniche delle due vittime, sui trattamenti ricevuti e sugli alimenti consumati nei giorni precedenti. Proprio gli appunti legati ai pasti, alle abitudini quotidiane e allo stato di salute potrebbero rivelarsi preziosi per mettere ordine in una sequenza che, fino a oggi, resta piena di zone d’ombra.

Il caso: due morti dopo Natale, poi la svolta tossicologica

La vicenda ha sconvolto il piccolo centro molisano alla fine dello scorso anno. Sara Di Vita, 15 anni, e la madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, si erano sentite male nella loro casa durante le festività natalizie. Dopo un primo accesso al pronto soccorso, furono rimandate a casa; in seguito le condizioni peggiorarono rapidamente. Sara morì tra la sera del 27 dicembre 2025 e le prime ore del 28 dicembre, Antonella poco dopo, all’ospedale di Campobasso. In una prima fase si era parlato di possibile intossicazione, ma il quadro investigativo ha cominciato a cambiare quando sono emersi i primi riscontri compatibili con un’esposizione a ricina.

La svolta è arrivata dagli accertamenti tossicologici richiamati dalla stessa Procura di Larino. La procuratrice Elvira Antonelli ha riferito che gli studi eseguiti da Carlo Locatelli hanno portato a conclusioni “complessivamente convergenti” nel sostenere l’ipotesi di un’esposizione acuta a ricina e di un conseguente quadro di intossicazione acuta. La Procura ha però chiarito che il dato andava e va ancora confrontato con gli esiti degli accertamenti autoptici e istologici, finalizzati a verificare sui tessuti e sugli organi gli effetti compatibili con questo tipo di veleno. In altre parole: la pista è forte, ma il lavoro di consolidamento probatorio non è ancora concluso.