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LA TRAGEDIA

Maldive, sub italiani morti: «Si sono persi nel cunicolo sbagliato». I finlandesi raccontano il recupero

Sami Paakkarinen: «La grotta è molto impegnativa, va mappata». Le salme in volo verso Malpensa, autopsie dalla prossima settimana

22 Maggio 2026, 15:55

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Maldive, sub italiani morti: «Si sono persi nel cunicolo sbagliato». I finlandesi raccontano il recupero

I corpi dei quattro italiani morti nella grotta di Dekunu Kandu sono in viaggio verso l'Italia. Dovrebbero arrivare domani intorno alle 13 all'aeroporto di Malpensa su un volo Turkish Airlines: Monica Montefalcone, docente dell'Università di Genova, la figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice Muriel Oddenino e il neolaureato Federico Gualtieri. Subito dopo saranno disposti gli esami autoptici, che potrebbero offrire elementi decisivi per ricostruire la dinamica della tragedia. Il primo a essere sottoposto ad autopsia - già fissata per lunedì - sarà Gianluca Benedetti, il capobarca 44enne di Padova il cui corpo era stato recuperato per primo.

A raccontare per la prima volta dall'interno cosa hanno trovato nella grotta è Sami Paakkarinen, il subspeleologo finlandese che insieme a Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist - attivati dall'organizzazione Dan Europe - ha condotto la missione di recupero.

«I corpi erano tutti insieme in una porzione della grotta», spiega Paakkarinen. «Siamo stati molto sollevati quando li abbiamo trovati, perché durante la prima immersione siamo stati a lungo senza individuarli e stavamo cominciando a pensare che non fossero più lì e che no li avremmo più trovati».

La grotta, descrive l'esperto, è «molto profonda, 60 metri; non è molto lunga, circa 200 metri, ma è molto impegnativa». Una cavità che il team ha affrontato con equipaggiamenti ben diversi da quelli dei cinque italiani: rebreather per restare sott'acqua oltre cinque ore, scooter subacquei, sagola da fissare alle pareti come filo d'Arianna. Strumenti indispensabili in un ambiente dove, come aveva già spiegato Laura Marroni, ceo di Dan Europe, a quelle profondità «si ha un'autonomia di 10-12 minuti» con le bombole da 12 litri che avevano i sub italiani.

La ricostruzione della dinamica rimane quella già delineata nei giorni scorsi: dopo aver attraversato il corridoio di 30 metri che separa la camera esterna da quella interna, i cinque italiani hanno probabilmente perso l'orientamento nel tentativo di tornare indietro. L'ingresso del corridoio, visto dall'ambiente più basso, non appare come una via d'uscita a causa di un effetto ottico accentuato dalla sabbia. Hanno imboccato un cunicolo laterale a sinistra: una strada chiusa, senza ritorno. Benedetti era stato trovato nella prima camera — forse aveva individuato la via giusta, ma troppo tardi.

Paakkarinen non si pronuncia sulle cause dell'incidente, ma la sua raccomandazione al governo maldiviano è netta: «Deve prendere seriamente quello che è accaduto. Bisogna distinguere chiaramente le immersioni ricreative da quelle tecniche, mappare la grotta, fornire informazioni corrette e pretendere che l'immersione venga effettuata con l'equipaggiamento adeguato e il giusto addestramento».

Sul fronte delle indagini, si muovono parallelamente due procure. A Genova, Stefano Vanin — l'entomologo forense del Distav-Unige che si trovava sulla Duke of York il giorno della tragedia — è stato sentito come testimone e ha consegnato agli inquirenti tutti i materiali in suo possesso. È stato aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti, che sarà trasmesso alla pm Lucia Lotti della procura di Roma, titolare del procedimento principale. Oltre a Vanin, altri due docenti del Distav — che ricoprono ruoli specifici nel dipartimento ma non erano alle Maldive — hanno spiegato agli inquirenti il funzionamento delle cosiddette «crociere scientifiche» e il sistema delle autorizzazioni. Un elemento che potrebbe risultare rilevante, dal momento che l'università aveva fin da subito precisato che l'attività subacquea non rientrava in alcun modo nelle attività previste dalla missione scientifica, ma è stata svolta a titolo personale.

A parlare sarà anche il “piano di missione” che specifica l'incarico affidato alla professoressa Montefalcone, così come l'analisi dei dispositivi elettronicitelefoni, pc, chiavette, hard disk — già sequestrati dalla squadra mobile di Genova dopo essere stati riportati in Italia da un collega della docente. Insieme agli esiti delle autopsie e all'analisi dell'attrezzatura subacquea recuperata, saranno questi gli elementi su cui i magistrati romani dovranno lavorare per stabilire se esistano responsabilità e a chi attribuirle.