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il dibattito

Ridimensionamento Usa e la pesante scelta di Trump nei confronti del figlio: la Nato chiamata a diventare più europea

Rubio avverte: meno impegno degli Stati Uniti in Europa, più responsabilità europee su spesa, capacità operative e sostegno all'Ucraina

22 Maggio 2026, 19:47

Al G7 di Vaux-de-Cernay Rubio, messaggero di Trump, spinge per riaprire lo stretto di Hormuz

Non si sa (ancora) di quanto, né quando, ma è certo che l’impegno degli Stati Uniti in Europa calerà nei prossimi anni. Il messaggio del segretario di Stato Marco Rubio ad Helsingborg, in Svezia – definita “alleato modello” dall’ex senatore – è stato chiaro e senza sottintesi: la Nato dovrà diventare sempre più europea, anche come onere di spesa e capacità operative.

Rubio ha ribadito che Donald Trump è “deluso” dal comportamento di alcuni alleati sull’Iran, insistendo sulla necessità di un’alleanza in cui ogni rapporto «convenisse a entrambe le parti». In questo quadro, il summit di Ankara è indicato come momento “storico” per ridisegnare l’identikit della Nato.

Il carico dell’Ucraina e le armi che non bastano

Al di là della retorica, la ministeriale svedese mette in campo dossier concreti: il sostegno all’Ucraina, dove appena 6‑7 Paesi coprono la maggior parte degli aiuti, genera richieste sempre più pressanti per un riequilibrio degli oneri. Parallelamente, la Nato spinge per stimolare l’industria della difesa transatlantica, accusata ancora di produrre “troppo poco” rispetto alle esigenze.

Un nodo cruciale è lo stretto di Hormuz, chiuso dai lanci di Teheran e minacciato da possibili pedaggi. Rubio ha ammonito: «Dobbiamo iniziare a pensare a un piano B», pur ribadendo che l’obiettivo di Trump resta trovare “un accordo”.

Il mistero del ritiro Usa e i compiti a casa di Europa

Il mistero permane sulle dimensioni e sul cronoprogramma del ridimensionamento Usa: né l’entità delle riduzioni nel “force model” né l’orizzonte temporale sono stati resi noti. La questione è attesa al livello dei “defence policy directors” della Nato, ma al momento non c’è condivisione ufficiale.

Per il segretario generale Mark Rutte, «la direzione di viaggio non cambia»: Europa deve presentare piani credibili di spesa e di capacità operative da concretizzare ad Ankara, oltre a favorire la collaborazione industriale senza escludere troppo gli americani dal mercato.

Francia, Germania, Italia: chi guiderà la Nato europea?

Molti in Europa leggono la svolta come un’opportunità per rafforzare il proprio ruolo. «È un’opportunità per europeizzare la Nato, sviluppare le nostre capacità e visioni, assumerci le nostre responsabilità», ha dichiarato il ministro degli Esteri francese Jean‑Noël Barrot. La Germania, con Johan Wadephul, si candida apertamente come potenza egemone in Europa, fotografata in un post su X insieme a Barrot e alla britannica Cooper: «Come E3 coordiniamo la rotta verso una Nato più forte».

Antonio Tajani, però, mette le mani avanti: «La visione di Berlino è legittima, ma anche l’Italia giocherà la sua parte». L’Italia, assicura, sarà parte della leadership della Nato in Europa, mettendo in guardia contro “competizioni interne” che lascerebbero la gestione degli equilibri globali a Usa, Russia, Cina, India e Africa.

La Polonia e il teatro di Trump sui social

Il vertice ad Ankara si è aperto con un nuovo episodio della strategia di Trump sui social: un post in cui annuncia 5.000 soldati “in arrivo” in Polonia, a fronte di tagli precedenti. Varsavia ha ringraziato. La padrona di casa, Maria Malmer Stenergard, ha criticato il metodo: «È un modo di fare confusionario, i negoziati sui social non sono la via giusta», ma, da alleato modello, può permettersi il lusso di replicare.

Matrimonio reale e dovere di Stato: Trump e Don Jr

In un clima di tensione internazionale, il presidente si è trovato anche a comunicare una scelta molto personale: il matrimonio di Donald Jr. e Bettina, in programma nel fine settimana in una cerimonia ristretta. Sulla piattaforma Truth, Trump ha spiegato: «Le circostanze legate all’attività di governo, il mio amore per gli Stati Uniti e la necessità di restare a Washington alla Casa Bianca non mi consentono di partecipare». Un messaggio che unisce affetto familiare e senso del dovere, nel pieno di decisioni destinate a ridisegnare alleanze e mappe strategiche.