Vaticano
Ad Acerra il Papa chiama un esercito di pace per scardinare la cultura del privilegio e della prepotenza
Il pontefice invita la Chiesa e le comunità a un servizio umile e a promuovere rigenerazione sociale e ambientale
Il Papa, nel suo primo discorso ad Acerra, invita tutti, a partire dagli uomini di Chiesa, a manifestare «quotidianamente l’autorità del servizio, che si abbassa e avvicina, che fa il primo passo e perdona. Va infatti scardinata una cultura del privilegio, della prepotenza, del non rendere conto, che troppo male ha fatto a questa terra, come a molte altre regioni dell’Italia e del mondo». Dio «ispiri forme nuove di annuncio, di cooperazione, di rigenerazione ambientale e sociale. Esiste infatti una spiritualità dei luoghi, ma che deve tutto alla spiritualità delle persone. Il cambiamento del mondo, infatti, inizia sempre dal cuore».
E’ possibile «un "esercito" di pace che si alza in piedi e guarisce le ferite di questa terra e delle sue comunità. Non più fuoco che distrugge, ma fuoco che ravviva e riscalda». Lo ha detto il Papa ad Acerra. Dio «accende i cuori e le menti di migliaia e migliaia di uomini e donne, di bambini e di anziani e ispira cura, consolazione, attenzione, amore vero. In particolare voi, famiglie che la morte ha colpito, generate vita nuova trasmettendo a figli e figlie, a nipoti e vicini quel senso di responsabilità che troppe volte sin qui è mancato. Lasciate morire il risentimento, praticate per primi la giustizia che chiedete».
Nonostante la situazione sembri senza via d’uscita, bisogna sperare che un domani diverso sia possibile. E’ quanto in sintesi ha detto il Papa nel suo discorso nella Cattedrale di Acerra. «Le nostre Chiese hanno la missione di fare risuonare qui e oggi la Parola di Dio. Questa Parola ci domanda se crediamo nelle sue stesse possibilità: è Parola di vita. Se oggi ci incontriamo, è per rispondere a questa Parola. E rispondiamo così: Signore, la morte sembra essere dappertutto, l’ingiustizia sembra avere vinto, la criminalità, la corruzione, l’indifferenza uccidono ancora, il bene sembra restare inaridito» ma «Tu sai che possiamo rialzarci, perché tu stesso ci prendi per mano. Tu sai cambiare il lutto in gioia», ha detto Leone XIV.
«Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care, uccise dall’inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente», ha quindi detto il Papa in riferimento alle vittime della 'terra dei fuochi'.
«Sono qui, però, anche per ringraziare chi ha risposto al male col bene, specialmente una Chiesa - ha detto ancora Leone - che ha saputo osare la denuncia e la profezia, per radunare il popolo nella speranza».