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il caso

Allegra Gucci e l'accordo da 3,9 milioni con la madre Patrizia Reggiani: «Chi ha ucciso ha incassato. Chi ha perso il padre ha pagato»

Maurizio Gucci fu ucciso nel 1995 su mandato della moglie Patrizia Reggiani, ora tornata in libertà

23 Maggio 2026, 19:09

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allegra gucci

di Enrico Martinelli

Risale a oltre trent'anni fa ma è un assassinio che continua a generare dolori e polemiche quello di Maurizio Gucci, imprenditore e presidente dell'omonima casa di moda ucciso nel 1995 su mandato della ex moglie Patrizia Reggiani condannata a 26 anni di reclusione e ora tornata in libertà.

A lei le due figlie Allegra e Alessandra devono pagare un vitalizio, come stabilito da sentenze dei tribunali italiani e come confermato ora dalla Corte europea dei diritti dell'uomo che ha archiviato il caso: "Chi ha ucciso ha incassato. Chi ha perso il padre ha pagato", l'amaro commento di Allegra Gucci.

Le due sorelle Gucci si sono rivolte alla Corte Europea dei diritti dell'uomo contro lo Stato italiano "non per ragioni economiche, ma per ottenere ciò che il sistema giudiziario italiano aveva loro negato - si legge nel lungo post pubblicato dalla figlia minore dei Gucci su Instagram - : il riconoscimento dell'aberrazione prodotta da sentenze che le avevano condannate a pagare oltre quaranta milioni di franchi svizzeri all'assassina del padre".

Dei 40 milioni di franchi, equivalenti a oltre 43 milioni di euro, le figlie hanno pagato alla madre 3,9 milioni di euro, nonostante sia stata lei la mandante dell'omicidio di Maurizio Gucci e utilizzando "per ironia feroce" proprio i soldi avuti dall'eredità dal padre.

Ma a questa cifra non si è arrivati tramite "un accordo segreto" tra i familiari o a "una pace con la madre", spiega Allegra, perché "dietro quei 3,9 milioni di euro ci sono vent'anni di provvedimenti, di udienze, di atti giudiziari, di spese legali in Italia e in Svizzera, di notti in cui due donne hanno dovuto fare i conti con il fatto che lo Stato le stava consegnando alla mercè di chi aveva ordinato la morte di loro padre".

"Non era un accordo libero. Era resa davanti a una sentenza che non avrebbe mai dovuto esistere", prosegue Allegra che ricorda che lei e la sorella erano minorenni quando il padre è stato ucciso e la madre è finita in carcere e "hanno dovuto negoziare sotto la minaccia concreta di procedure esecutive, il pignoramento dei beni, compresa l'abitazione. Pagare 3,9 milioni era l'unico modo per chiudere una controversia che, diversamente, si sarebbe protratta indefinitamente".

"Immaginate che qualcuno venga rapito - scrive Allegra Gucci per spiegare la sentenza della Cedu - e costretto a pagare un riscatto per riottenere la libertà. Una volta pagato, si rivolge ai tribunali per far condannare i rapitori e ottenere giustizia. Ma la risposta è: "hai già pagato il riscatto, la questione è risolta, non c'è più nulla da decidere". È esattamente quello che ha fatto la Cedu".

"La Cedu non ha detto che le sorelle Gucci avevano torto. Non ha esaminato il merito. Non si è pronunciata sui loro diritti. Ha fatto qualcosa di molto più frustrante: ha archiviato il caso senza decidere", conclude Allegra che promette però che "questa non è una storia chiusa".