medio oriente
«Possibili altri due mesi di tregua». Entrambe le parti dicono che l'accordo tra Usa e Iran sembra più vicino
Tra i punti la riapertura di Hormuz. La prospettiva di un accordo diplomatico preoccupa il premier israeliano Benyamin Netanyahu, che è stato escluso dai negoziati
Il braccio di ferro tra Usa e Iran sembra destinato a sbloccarsi a breve, in un modo o nell'altro. Tutte le parti coinvolte segnalano progressi dopo la visita venerdì dei mediatori a Teheran. Ma per ora manca lo sprint finale verso quello che comunque dovrebbe essere solo un pre-accordo o memorandum d'intesa, con la proroga della tregua di due mesi.
Donald Trump ha annunciato a Cbs News che "ci stiamo avvicinando notevolmente" ad un accordo e che un'intesa finale impedirebbe a Teheran di ottenere un'arma nucleare, garantendo che l'uranio arricchito iraniano venga "gestito in modo soddisfacente". "Firmerò un accordo solo se otterremo tutto ciò che vogliamo", ha sottolineato.
In un'intervista ad Axios ha rivelato che avrebbe discusso l'ultima bozza dell'accordo con i suoi consiglieri (Steve Witkoff, Jared Kushner e il vicepresidente JD Vance) e che potrebbe decidere entro la giornata di domenica se riprendere o meno la guerra. Il momento appare così cruciale da averlo indotto a disertare le nozze del figlio Donald Jr con Bettina Anderson su un'isola privata alle Bahamas. Il commander in chief ha affermato che le probabilità di un "buon accordo" o di un attacco per "spazzarli via completamente" sono "50% e 50%".
Determinante sarà anche la call con i leader del Golfo, che finora hanno fatto pressing per una soluzione diplomatica: tra i partecipanti i leader di Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Turchia, oltre al Pakistan che resta il principale mediatore. Anche il segretario di Stato americano Marco Rubio, in visita in India, ha parlato di progressi sull'Iran avvisando che "più tardi oggi, domani o tra un paio di giorni, potremmo avere qualcosa da annunciare".
La prospettiva di un accordo diplomatico preoccupa il premier israeliano Benyamin Netanyahu, che secondo il New York Times è stato escluso dai negoziati passando di fatto da un ruolo di "co-pilota" a quello di "mero passeggero" della crisi. Ma Teheran, che in questo mese di tregua dice di aver riorganizzato le sue forze armate, sembra più cauta sull'evoluzione dei colloqui.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha fatto una dichiarazione un po' sibillina: "Siamo allo stesso tempo molto vicini e molto lontani da un accordo", ha detto, riconoscendo che "l'attuale slancio dei negoziati sta portando a una riduzione delle divergenze", ma precisando che "ciò non significa che abbiamo raggiunto una piena comprensione su questioni di tale immensa importanza, ma piuttosto che ci stiamo muovendo verso una soluzione reciprocamente accettabile basata su una serie di parametri definiti".
Baghaei ha spiegato che ora l'obiettivo di Teheran è "un memorandum d'intesa (MoU) in 14 punti, che includa le questioni più critiche necessarie per porre fine alla guerra, insieme a questioni di fondamentale importanza per l'Iran". Una volta finalizzato questo MoU preliminare, verrà stabilito un calendario strutturato di 30-60 giorni per negoziare i dettagli tecnici prima di raggiungere un accordo finale e completo.
Secondo il Financial Times i mediatori fra Iran e Stati Uniti ritengono di essere vicini a un accordo per estendere di 60 giorni il cessate il fuoco e per porre le basi delle discussioni sul programma nucleare iraniano: l'intesa includerebbe una graduale riapertura dello Stretto di Hormuz e l'impegno a discutere come diluire o consegnare le scorte dell'Iran di uranio altamente arricchito.
Al Arabiya ha riferito che "l'Iran si è offerto di sospendere l'arricchimento dell'uranio oltre il 3,6% per 10 anni (contro i 15 previsti dall'accordo negoziato da Obama) e di diluire l'uranio arricchito oltre il 20% all'interno del Paese; di aprire lo Stretto di Hormuz e di sospendere temporaneamente il pagamento dei pedaggi in cambio di un risarcimento da parte di Washington, chiedendo che la questione delle sanzioni e dei fondi congelati venga discussa prima della firma di qualsiasi accordo".
Tra i nodi anche la tregua in Libano, dove Israele continua a martellare Hezbollah, milizia alleata di Teheran, e dove i raid hanno fatto almeno altri 15 morti. Ma l'ostacolo principale resta quello del programma nucleare: gli ayatollah rimandano ogni discussione a una seconda fase, mentre il tycoon vuole un impegno che gli consenta di cantare vittoria. Nel frattempo provoca via social, pubblicando su Truth una mappa del Medio Oriente con l'Iran contrassegnato dai colori della bandiera americana e la scritta "gli Stati Uniti del Medio Oriente?".