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la svolta

Trump annuncia la fine della guerra commerciale e la riapertura di Hormuz (ma Teheran frena)

Il Segretario di Stato Rubio conferma i progressi. Un asse diplomatico con i leader arabi e Macron spinge per la ratifica del memorandum. Netanyahu ridotto a "passeggero".

23 Maggio 2026, 23:16

Trump annuncia la fine della guerra commerciale: la riapertura di Hormuz in cambio dei beni congelati

Dallo Studio Ovale della Casa Bianca, Donald Trump ha lanciato un messaggio destinato a ridisegnare gli equilibri globali: Stati Uniti e Iran sono a un passo da uno storico accordo di pace. Affidando le sue parole a Truth Social, il presidente americano ha confermato di aver ampiamente negoziato un memorandum d'intesa e ha sganciato la notizia più attesa per l'economia e la sicurezza del Medio Oriente: «Verrà aperto lo Stretto di Hormuz».

L'annuncio del "commander in chief" arriva al termine di un'intensa offensiva diplomatica e telefonica che ha coinvolto i vertici di Arabia Saudita, Emirati Arabi, Qatar, Egitto e persino il presidente francese Macron. La dedizione di Trump alla stesura della bozza finale con i suoi consiglieri è stata totale, tanto da portarlo a disertare il matrimonio del figlio Donald Jr alle Bahamas pur di chiudere la partita.

La riapertura dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio petrolifero mondiale, rappresenta il perno delle concessioni iraniane nell'ambito di un pre-accordo in 14 punti volto a estendere l'attuale tregua di altri 60 giorni. Secondo quanto trapelato, Teheran si sarebbe impegnata a garantire il libero passaggio nello Stretto e a sospendere temporaneamente il pagamento dei pedaggi, offrendo contemporaneamente di limitare l'arricchimento dell'uranio al 3,6% per i prossimi dieci anni. In cambio, la Repubblica Islamica chiede che Washington metta sul tavolo i risarcimenti e affronti tempestivamente la questione dello sblocco dei fondi congelati dalle sanzioni prima della firma definitiva.

Nonostante l'ottimismo americano, suffragato anche dalle dichiarazioni del Segretario di Stato Marco Rubio su un annuncio ormai prossimo, la diplomazia viaggia su un filo sottile. L'Iran, per voce del suo portavoce degli Esteri, si è detto «molto vicino e molto lontano» dall'intesa, sottolineando che manca ancora una piena convergenza sui dettagli più critici. A complicare il quadro c'è il dossier del nucleare: mentre gli ayatollah vorrebbero posticipare il dibattito tecnico a una seconda fase di negoziati, Trump esige un impegno immediato e tangibile. Il tycoon ha infatti avvertito che le probabilità oscillano "50% e 50%" tra un «buon accordo» e un attacco militare per «spazzarli via completamente».

In questo scacchiere ridisegnato dall'amministrazione Trump, chi perde quota è il premier israeliano Benyamin Netanyahu, declassato a "mero passeggero" delle trattative, pur avendo ricevuto una rassicurante chiamata da Washington. Mentre la tregua in Libano continua a scricchiolare sotto i raid contro Hezbollah, Trump celebra preventivamente il suo successo sui social, pubblicando una mappa dell'Iran coperta dalla bandiera a stelle e strisce e un interrogativo provocatorio: "Gli Stati Uniti del Medio Oriente?"

In serata, l’agenzia di stampa iraniana Fars ha affermato che lo Stretto di Hormuz rimarrebbe sotto la gestione dell’Iran. La testata ha respinto l’annuncio del presidente statunitense Donald Trump, che su Truth aveva assicurato la riapertura dello stretto come «parte di un accordo ampiamente negoziato», definendolo «incompleto e incoerente con la realtà».