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il caso

Il buio su Domenico e Dina, i due italiani inghiottiti dal deserto di Sirte: l'incubo libico dei volontari italiani

Volevano portare aiuti umanitari a Gaza, ora si teme il sequestro da parte delle milizie di Haftar. L'Unità di Crisi al lavoro per riportarli a casa

24 Maggio 2026, 23:27

23:30

Il buio su Domenico e Dina, i due italiani inghiottiti dal deserto di Sirte: l'incubo libico dei volontari italiani

Due italiani risultano dispersi in Libia: si tratta di Domenico Centrone, 33 anni, originario di Molfetta, e dell’attivista piemontese Dina Alberizia.

I due, insieme ad altri otto delegati della missione umanitaria Global Sumud Land Convoy, sono diventati irraggiungibili nella Libia orientale, in prossimità del cruciale snodo di Sirte.

La loro partecipazione aveva un obiettivo esclusivamente umanitario: il convoglio civile internazionale intendeva trasportare ambulanze, farmaci e personale sanitario verso la popolazione della Striscia di Gaza, seguendo la rotta nordafricana.

L’operazione si è complicata quando una piccola delegazione, di cui facevano parte Centrone e Alberizia, si è separata dal gruppo principale per negoziare il passaggio nell’Est del Paese. Subito dopo il superamento del primo check-point, ogni contatto si è interrotto bruscamente.

A dare l’allarme sono state due connazionali coinvolte nella missione: Maria Elena Delia, portavoce di Global Sumud Italia, e la volontaria Sara Suriano, rimasta con il convoglio principale. Delia ha denunciato un “vuoto informativo” protrattosi per ore a partire proprio da quel varco di controllo.

Le condizioni logistiche e psicologiche dei partecipanti erano già estreme. Testate locali piemontesi avevano raccontato le difficoltà dell’attivista di Albugnano, nell’Astigiano, bloccata da giorni in un accampamento di fortuna in una zona neutra tra le due Libie, a circa nove chilometri dal valico di Sirte.

Ulteriore segno della confusione che avvolge l’operazione è l’incertezza sulle generalità di Alberizia, riportate in forme anagrafiche differenti da alcune fonti.

L’Italia si è messa in moto immediatamente: l’Unità di Crisi della Farnesina è stata attivata e il Ministero degli Esteri sta conducendo accertamenti serrati per chiarire la sorte dei due dispersi.

Il timore, rilanciato dagli organizzatori e dal quotidiano El País, è che la delegazione sia stata fermata e trattenuta da forze locali legate al generale Khalifa Haftar. Al momento, tuttavia, le autorità italiane non confermano alcun arresto né indicazioni su un eventuale luogo di detenzione o sulle condizioni di salute di Centrone e di Alberizia.

Per le famiglie in Italia sono ore di angoscia. A complicare il quadro è l’assenza di un interlocutore istituzionale certo in un’area, come quella di Sirte, dove l’autorità formale si sovrappone al potere delle milizie in un pericoloso cono d’ombra.

La vicenda rappresenta un’ulteriore prova per la diplomazia italiana, già mobilitata dal ministro Antonio Tajani lo scorso 20 maggio 2026 per assistere i connazionali a bordo della Flotilla, la missione parallela via mare intercettata da Israele.

Oggi l’emergenza si è spostata nel deserto libico: mentre sui social si moltiplicano appelli e voci, il destino di Domenico Centrone e Dina Alberizia resta sospeso in quel limbo diplomatico definito “verifiche in corso”, nell’attesa, sempre più pressante, di un segnale di vita.