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Vaticano

Tra Babele e Gerusalemme l'Enciclica di Leone XIV: "Vincoli etici a tecnologia e armamenti. Restiamo umani"

Nella Magnifica Humanitas, gli appelli del pontefice a disarmare l'IA e a ricostruire la convivenza umana fondata su dignità, giustizia e fraternità

25 Maggio 2026, 11:58

12:00

Tra Babele e Gerusalemme l'Enciclica di Leone XIV:  "Vincoli etici a tecnologia e armamenti. Restiamo umani"

«La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme». È l’incipit di Magnifica Humanitas, l’enciclica di Leone XIV, oltre 200 pagine, 5 capitoli, per dire che giustizia e fraternità sono possibili. «Nel tempo dell’intelligenza artificiale, in cui la dignità umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione, abbiamo il dovere urgente di restare profondamente umani». Bisogna “disarmare l’IA”, insiste Leone XIV, per sottrarla alla logica della competizione militare, economica e conoscitiva.

Il Papa nell’enciclica Magnifica Humanitas punta il dito contro la crescita dell’industria bellica, la corsa agli armamenti nucleari, l'emergere di nuovi attori armati, tra cui gruppi jihadisti, che mirano a perpetuare i conflitti come fonte di potere e di rendita. Netto, poi, il monito contro l’uso di armi legate all’IA perché «non esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile». Anzi la tecnologia «non sottrae il conflitto alla sua intrinseca disumanità, può soltanto renderlo più rapido e impersonale, abbassando la soglia del ricorso alla violenza e trasformando la difesa in previsione operativa, con le vittime ridotte a dati. Così, ci abitua all’idea che la violenza sia inevitabile e vada solo ottimizzata». Dunque, servono vincoli etici rigorosi, condivisi a livello internazionale, perché «ogni tecnologia che rende più facile colpire senza vedere il volto dell’altro abbassa la soglia morale del conflitto». Il Papa sottolinea anche che «la promozione del bene comune non può mai essere separata dal rispetto del diritto dei popoli ad esistere, a custodire la propria identità e a contribuire con la propria originalità alla famiglia delle nazioni». Quindi «qualsiasi tentativo o progetto di eliminare o sottomettere una nazione è gravemente immorale e pertanto inaccettabile», dice senza giri di parole Leone XIV nell’enciclica Magnifica Humanitas.

«In un contesto in cui la ricchezza delle nazioni dipende sempre più da conoscenze e tecnologie, quando questi beni restano concentrati nelle mani di pochi, senza adeguate forme di condivisione e di accesso, si crea un nuovo squilibrio». È il messaggio sullo strapotere delle big tech contenuto nell’enciclica di Leone. «Gli Stati e le istituzioni sovranazionali sono chiamati a garantire regole giuste e tutele efficaci» perché tutti possano contribuire alle «scelte che incidono sulla vita delle persone». «Non si può lasciare che pochi attori orientino da soli i processi», avverte Leone mettendo in evidenza il «bene comune».

Il Papa nell’enciclica sottolinea che «la tecnologia può curare, connettere, educare, custodire la Casa comune; ma può anche dividere, scartare, generare nuove ingiustizie. In astratto, essa non è di per sé una soluzione ai problemi dell’umanità, come non è di per sé un male; ma, concretamente, non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa. Per questo - spiega Leone - la prima scelta non è tra un 'sì' o un 'no' alla tecnologia, ma tra edificare Babele o ricostruire Gerusalemme» ovvero «tra un potere che pretende di dominare il cielo e un popolo che, alla presenza di Dio, si mette a lavorare unito per rialzare le mura della convivenza fraterna». Quindi l’appello di Prevost è ad evitare «l'idolatria del profitto che sacrifica i deboli, la uniformità che appiattisce le differenze, la pretesa di un linguaggio unico, anche digitale, capace di tradurre tutto, persino il mistero della persona, in dati e prestazioni. Questo è il rischio della disumanizzazione». La via è quella di «edificare insieme, trasformando la diversità in una risorsa e facendo dell’ascolto e del dialogo il terreno comune su cui far crescere giustizia e fraternità». Il Papa, nell’enciclica Magnifica Humanitas, insiste in più paragrafi sulla tutela della dignità umana. «La pressione di nuove ideologie e di determinati interessi molto potenti» può ridurre la persona a «risorsa da usare e sfruttare» o a «ciò che realizza o produce», scrive il Papa ricordando che invece la persona è stata creata a immagine e somiglianza di Dio. «La dignità fondamentale di ogni persona non si acquisisce e non si merita, né ha bisogno di essere dimostrata» prosegue il Papa tornando sull'inviolabilità dei diritti umani, tra i quali il primo è quello alla vita «dal concepimento fino alla sua conclusione naturale»: al riguardo, Leone XIV definisce l’aborto provocato, l’uccisione di innocenti e la eutanasia come «scelte gravemente illecite». Un passo specifico è dedicato alle donne e Leone chiede in loro favore «scelte concrete» nelle leggi, nel lavoro, nell’istruzione, nelle responsabilità sociali e politiche, affinché esse siano davvero ascoltate e valorizzate. Infine il Papa esprime una netta critica nei confronti del transumanesimo e del postumanesimo, che interpretano il progresso come superamento dei limiti dell’umano. Invece, per il Papa, il limite non è un difetto da eliminare, ma una dimensione della persona: «l'essere umano non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite».