l'inchiesta
Le "voci", le cure interrotte, lo schianto: la perizia psichiatrica al centro del caso El Koudri
Assente dal Centro di salute mentale da mesi prima della tragedia, il 31enne sarà analizzato dagli esperti. L'avvocato difensore: "Necessario per leggere il gesto senza semplificazioni"
Modena prova a fare i conti con le sue ferite mentre l’inchiesta si sposta dalle strade al Palazzo di giustizia, puntando i riflettori sulla mente dell’autore dell’attacco.
Il 16 maggio 2026, il 31enne Salim El Koudri ha seminato il panico in via Emilia Centro, piombando con l’auto sui passanti: otto i feriti, tra cui una turista tedesca di 69 anni, alla quale sono state amputate entrambe le gambe.
L’uomo è in carcere con le accuse di strage e lesioni aggravate.
La Procura di Modena ha chiesto al giudice una perizia psichiatrica in incidente probatorio, un passaggio cruciale per “cristallizzare” in anticipo un elemento ritenuto decisivo.
Non un atto meramente tecnico, ma la volontà di mettere al sicuro una valutazione clinica che potrà incidere sia sulla ricostruzione del movente sia sulla capacità dell’indagato di affrontare il processo.
Rilevante, in questa fase, è che l’iniziativa provenga dagli stessi magistrati e non soltanto dalla difesa: un segnale di rigore investigativo, volto a non fermarsi alla drammatica dinamica dei fatti, ma a verificare se le condizioni psichiche dell’uomo abbiano avuto un ruolo determinante.
La difesa ha accolto la mossa. L’avvocato Fausto Gianelli ha definito l’accertamento “utile”, “opportuno” e “necessario” per chiarire lo stato del suo assistito, rimarcando che non si tratta di una scorciatoia per eludere responsabilità, bensì del tentativo di inserire il gesto in un quadro clinico corretto.
Il passato di El Koudri, laureato in Economia e privo di un’occupazione stabile, è segnato da un percorso presso il Centro di salute mentale di Castelfranco Emilia tra il 2019 e il febbraio 2024, quando interruppe bruscamente le terapie.
La documentazione sanitaria indica un disturbo schizoide di personalità, associato ad ansia, grave stress, manie di persecuzione, l’allucinazione di “sentire voci” e almeno un episodio psicotico.
Resta il nodo centrale: follia o lucida determinazione?
Nelle prime battute dell’indagine, la gip Donatella Pianezzi aveva convalidato l’arresto sottolineando il carattere “deliberato” dell’azione. Secondo la ricostruzione, l’auto fu diretta volontariamente verso il marciapiede per massimizzare l’impatto sui pedoni e, dopo lo schianto, El Koudri avrebbe tentato di colpire con un coltello i cittadini intervenuti per bloccarlo.
Allo stato degli atti, la giudice non ha riscontrato elementi sufficienti per collegare in modo diretto il gesto al disturbo schizoide, né per dichiarare l’uomo incapace di intendere e di volere al momento dei fatti.
Sul versante investigativo, l’analisi dei dispositivi digitali ha fatto emergere alcune ricerche online su attentati islamisti in Europa. Non sono però emersi legami diretti con ambienti estremisti, e l’ipotesi di terrorismo non è stata contestata.
In assenza di motivazioni ideologiche chiare, la valutazione psichiatrica diventa il fulcro dell’intero procedimento: saranno i medici forensi a stabilire se la tragedia di via Emilia sia stata l’esito di una volontà lucida e spietata di uccidere o il prodotto di una mente irrimediabilmente collassata.