Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
27 maggio 2026 - Aggiornato alle 20:00
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×

Il tritacarne di Putin: mezzo milione di russi uccisi per il miraggio ucraino

I nuovi dati dell’intelligence britannica (GCHQ) svelano l'altissimo costo umano dell'offensiva. Per Londra, la Russia sul piano strategico sta "andando indietro", pagando un prezzo esorbitante per avanzare di pochi metri.

27 Maggio 2026, 17:43

17:52

Il tritacarne di Putin: mezzo milione di russi uccisi per il miraggio ucraino

Quasi mezzo milione di militari russi uccisi dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina.

A rendere pubblica questa cifra è Anne Keast-Butler, prima donna alla guida del GCHQ, l’autorevole agenzia britannica per la sicurezza e le comunicazioni elettroniche. Keast-Butler non si è limitata a un tragico consuntivo: ha offerto una chiave di lettura impietosa della strategia del Cremlino, secondo cui sul campo Vladimir Putin sta “andando indietro”.

Non è una previsione di collasso imminente del fronte, né l’annuncio di una ritirata lineare delle forze russe. Il punto, ha spiegato Londra, è il corto circuito tra un dispendio spaventoso di vite umane e guadagni tattici minimi sul terreno. Secondo le valutazioni britanniche, solo nel 2025 Mosca avrebbe accumulato circa 420 mila perdite complessive (fino a 200 mila “uccisi”) per conquistare appena lo 0,8% di territorio ucraino in più.

Analisi indipendenti, come quelle del Center for Strategic and International Studies (CSIS) di Washington, fotografano offensive in cui l’avanzata procede a un ritmo di soli 70 metri al giorno.

Significativa anche la scelta dei termini usati dal GCHQ. Se in passato si faceva riferimento a “casualties” – categoria che somma morti, feriti e dispersi e che in alcune stime ha superato il milione – Keast-Butler ha parlato specificamente di militari “uccisi”. Questo aggiornamento colloca la stima britannica tra le più severe in ambito occidentale, indicando che la Russia sta subendo il più alto tasso di perdite per una grande potenza in un singolo conflitto dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Resta, al contempo, l’atroce costo imposto all’Ucraina. Nel tentativo di fiaccare Kyiv, la macchina bellica russa colpisce con costanza anche il fronte civile: le Nazioni Unite documentano oltre 15 mila civili uccisi e 41 mila feriti, con pesanti impennate nel 2025 e nei primi mesi del 2026, in parallelo ai bombardamenti contro infrastrutture energetiche e idriche.

Sarebbe però un errore considerare Mosca già al tappeto. La Federazione continua ad attingere a un vasto bacino demografico, ha riconvertito l’industria agli imperativi bellici e beneficia di forniture cruciali provenienti da Iran e Corea del Nord, oltre che di un supporto tecnologico decisivo da Pechino.

L’aspetto più allarmante, sottolinea il GCHQ, è che le fatiche sul campo convenzionale vengono compensate da una crescente violenza nel dominio “invisibile”. L’Ucraina non è un teatro isolato, ma il fulcro di un’offensiva ibrida globale contro Regno Unito ed Europa: dal cyberspazio alle infrastrutture critiche, fino al fondale marino, dove cavi e gasdotti sono diventati bersagli, l’erosione militare di Putin si traduce in un’aggressività non convenzionale in aumento contro le democrazie e le catene di approvvigionamento occidentali. La divulgazione di questi dati da parte di Londra è dunque un messaggio calibrato con cura. Parla al Cremlino, avvertendolo che l’intelligence occidentale coglie con chiarezza le crepe del suo sforzo bellico. E si rivolge soprattutto alle opinioni pubbliche e ai governi alleati, esortandoli a non lasciarsi ingannare dalla percezione di un conflitto “congelato”.