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Gli attivisti della flotilla verso il rientro in Italia, ma resta l'apprensione per Centrone e Alberizia

Il ritorno da Sirte mentre i due restano ancora trattenuti in Libia

27 Maggio 2026, 19:53

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Gli attivisti della flotilla verso il rientro in Italia, ma resta l'apprensione per Centrone e Alberizia

Comincia il rientro degli attivisti della Flotilla in Italia da Sirte, ma si allungano i tempi per il rilascio di Domenico Centrone e Dina Alberizia, ancora trattenuti dalle autorità libiche assieme ad altre sette persone, in queste ore forse fermi a Bengasi: c'è apprensione per la loro condizione, di cui non si sa molto.

Dai racconti dei componenti della delegazione italiana della carovana umanitaria appena giunti all’aeroporto di Fiumicino, dopo un volo via Istanbul, emergono intanto le rischiose e complesse situazioni vissute negli ultimi giorni: solo lunedì scorso le milizie del generale Khalifa Haftar, che controlla l'est del Paese, hanno attaccato il gruppo di circa duecento persone mentre era accampato a Sirte in attesa del rilascio di dieci loro compagni, tra cui i due italiani fermati domenica con l'accusa di «ingresso illegale» mentre cercavano di negoziare un avanzamento del convoglio, intenzionato a portare aiuti per Gaza raggiungendo il valico di Rafah.

«Speriamo che tornino presto», commenta il ministro degli Esteri Antonio Tajani a proposito del giovane pugliese Centrone e della piemontese Alberizia, gli unici connazionali ancora bloccati.

Tutti gli altri si sono visti costretti a lasciare rapidamente la Cirenaica. «Il momento dello sgombero è stato molto intenso. Noi eravamo là regolarmente, dotati di visto, come convoglio umanitario. Ad un certo punto hanno iniziato a spintonarci e chi ha provato a fare resistenza passiva è stato maltrattatò», racconta Marco Contadini, di Roma, coordinatore della delegazione italiana. «C'è stato chiesto di andarcene, non potevamo fare altro. Abbiamo fatto resistenza passiva, però alla fine abbiamo dovuto sgomberare il campo per raggiungere un posto più sicuro per noi», aggiunge al racconto Martina Cannatà, di Bologna.

A riaffermare i costanti contatti della Farnesina con le autorità locali è Maria Elena Delia, portavoce della Flotilla, spiegando che nel Paese i procedimenti sono quasi paralizzati a causa delle festività per Eid al Adha, che si svolgono fino al 29 maggio. Dunque il rientro - riflette - avverrebbe «non prima dei prossimi tre giorni». E spiega: «il console ha chiesto di vedere Centrone e Alberizia, senza ottenere al momento risposte concrete. Alcune voci ci dicono che stanno bene, non sappiamo se sono trattenuti in un ufficio, un hotel o un centro di detenzione e, a quanto ci dicono, dovrebbe essere solo una questione di tempo affinché vengano espulsi, visto che per loro l'ipotesi di accusa sarebbe di ingresso illegale nel Paese». Poi il commento amaro: «Ci aspettavamo che, collaborando anche con la Mezzaluna Rossa, avremmo avuto la licenza di passare, perché noi chiedevamo semplicemente un attraversamento della linea. La mia opinione personale è che ci siano state delle pressioni che siano arrivate dall’Egitto e che all’Egitto siano arrivate a loro volta da Israele».

In queste ore il presidente della Cei, Matteo Maria Zuppi, è invece tornato alle immagini di una settimana fa delle violenze seguite all’abbordaggio della Flotilla in mare da parte delle forze armate israeliane: «Ho provato rifiuto, erano in acque internazionali», ha detto il cardinale rispondendo ai giornalisti nell’ambito della conferenza stampa al penultimo giorno di lavori dell’Assemblea generale della Cei, anche in riferimento agli ultimi attivisti bloccati in Libia. «Poi - ha aggiunto - preoccupano tutte le evidenze di odio, di incomprensione di violenza di cui ad esempio ci ha parlato tante volte il cardinale di Gerusalemme, Pizzaballa».