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Il caso

Svolta storica nell'Agesci: l'orientamento sessuale non è più un criterio di esclusione per i capi educatori. E scoppia la polemica

Approvato all'unanimità il documento sull'identità di genere e l'affettività. Arcigay celebra la fine delle discriminazioni, mentre Pro Vita contesta la decisione definendola un tradimento verso le famiglie

28 Maggio 2026, 16:56

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Svolta storica nell'Agesci: l'orientamento sessuale non è più un criterio di esclusione per i capi educatori. E scoppia la polemica

L’Associazione guide e scouts cattolici italiani (Agesci) ha approvato all’unanimità, durante il Consiglio generale svoltosi a Bracciano, il documento intitolato "Identità di genere e orientamento sessuale e affettivo". Con questa delibera l'associazione, che conta circa 183 mila iscritti dagli 8 anni in su, stabilisce che l’orientamento sessuale e l’identità di genere non costituiranno più un motivo di esclusione per gli adulti che chiedono di assumere un ruolo educativo. Nel testo ufficiale viene chiarito che «L'Agesci ha maturato la convinzione che nel profilo del capo cristiano educatore l’orientamento affettivo e l’identità di genere non possono costituire un criterio di esclusione nel discernimento che le Comunità capi sono chiamate ad esercitare quando una persona adulta chiede di entrare in associazione per svolgere un ruolo educativo».

Il cammino che ha condotto a questa svolta è iniziato nel 2022 con il mandato di avviare percorsi di ascolto rivolti alle persone Lgbtqia+ interne ed esterne al movimento, alle famiglie e ai territori. L'Agesci sottolinea che «questo documento nasce con l’intento di essere un nuovo strumento di sintesi, accompagnamento e prospettiva, volto a sostenere la nostra credibilità educativa dell’accoglienza e della cura, quando queste si aprono al riconoscimento pieno del vissuto personale». La decisione si fonda sulla «pedagogia dell’accoglienza», radicata nella quotidianità del nostro servizio educativo, rendendo «imprescindibile promuovere percorsi volti al superamento di sentimenti e atteggiamenti omolesbobitransfobici. Tali sentimenti, infatti, costituiscono un ostacolo al riconoscimento, all’inclusione e all’integrazione nei nostri Gruppi, e in tutti i livelli associativi, di capi e capo, ragazzi e ragazze». Paolo Di Toia, delegato della Presidenza Agesci, ha specificato che il provvedimento include anche le persone transgender e che l'associazione non teme un calo degli iscritti, affermando che «per noi l’accoglienza è al primo posto nei confronti di chiunque, non facciamo distinzioni tra i ragazzi e le ragazze sarebbe strano farlo tra adulti». Di Toia ha poi ricordato i rari casi passati di allontanamento dovuti a discriminazioni, commentando che «Questo è avvenuto perché non eravamo pronti», e ha concluso ribadendo la linea attuale: «Non vogliamo in nessun modo differenziare le persone, non lo vogliamo fare nei confronti di nessuno».

La storica decisione ha immediatamente generato reazioni opposte. Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay, ha espresso profondo compiacimento per la svolta, dichiarando: «Accogliamo con sollievo questa notizia che mette fine a una lunga storia di isolamento e discriminazione. Per anni persone Lgbtqia+ sono state escluse, costrette a nascondersi, allontanate da un contesto educativo che avrebbe dovuto formarle alla comunità e ai valori. Finalmente l’Agesci riconosce che l’orientamento sessuale e l'identità di genere non possono essere barriere per chi vuole educare, accompagnare, crescere accanto a ragazze e ragazzi». Piazzoni ha espresso gratitudine verso quanti hanno lottato in passato superando sofferenze e silenzi, definendo la scelta dell'Agesci un segnale importante per l'intero Paese e la dimostrazione che le persone Lgbtqia+ rappresentano una risorsa anche all'interno dei servizi educativi e delle comunità cristiane. Di parere radicalmente contrario è la posizione di Pro Vita & Famiglia; il portavoce Jacopo Coghe ha attaccato duramente la delibera dell'associazione scoutistica, affermando: «L'associazione cattolica Agesci parla apertamente di identità di genere, nonostante il Magistero della Chiesa e tutti gli ultimi Pontefici abbiamo più volte, negli ultimi anni, denunciato a più riprese il rischio educativo e la 'colonizzazione ideologica' che arriva dall’ideologia gender. Cosa insegneranno i capi a bambini e adolescenti? Che ognuno potrà percepirsi di qualsiasi genere a prescindere dalla propria realtà biologica maschile e femminile? In barba a qualsiasi insegnamento del Magistero e del Catechismo della Chiesa Cattolica che dovrebbero invece essere i pilastri dell’attività di un’associazione cattolica». Coghe ha concluso sostenendo che l'Agesci in questo modo tradisce la fiducia delle famiglie che iscrivono i propri figli a una realtà formativa creduta cattolica, ma che ora porta avanti progetti sull'identità di genere contrari agli insegnamenti tradizionali della Chiesa.