il caso
Lukashenko attacca Meloni: «I colloqui con Mosca? Non a una donna»
Il leader bielorusso riferisce il contenuto di una telefonata con Macron e scatena la polemica con frasi considerate sessiste contro la premier italiana
Il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko torna ad attaccare l’Europa e, questa volta, nel mirino finisce anche la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni.
Secondo quanto riferito dall’agenzia di Stato bielorussa BelTA, Lukashenko ha raccontato i dettagli di una recente conversazione telefonica avuta con il presidente francese Emmanuel Macron, sostenendo di avergli suggerito di assumere personalmente la guida dei colloqui con Mosca in quanto leader europeo più longevo al potere.
Nel riferire il contenuto della telefonata, il leader bielorusso avrebbe escluso apertamente la possibilità che un ruolo simile possa essere affidato a Giorgia Meloni. «Non lo si può affidare a una donna», avrebbe affermato Lukashenko secondo la ricostruzione di BelTA, parole destinate ad alimentare nuove tensioni diplomatiche e polemiche politiche in Europa.
Le dichiarazioni arrivano in un momento delicato nei rapporti tra l’Unione Europea, la Russia e la Bielorussia, mentre continuano i contatti internazionali legati alla guerra in Ucraina e alla sicurezza del continente. Lukashenko, storico alleato di Vladimir Putin, negli ultimi mesi ha più volte criticato le posizioni dei governi europei e in particolare quelle dei Paesi più schierati a sostegno di Kiev.
L’uscita contro Meloni si inserisce inoltre in un contesto di rapporti non semplici tra Roma e Parigi. Negli ultimi mesi, infatti, non sono mancate divergenze politiche tra Emmanuel Macron e la premier italiana su diversi dossier europei, dalla guerra in Ucraina alla gestione delle politiche comunitarie.
Al momento non risultano reazioni ufficiali da parte di Palazzo Chigi o dell’Eliseo alle parole attribuite al presidente bielorusso. Tuttavia, le affermazioni di Lukashenko rischiano di aprire un nuovo fronte polemico sul piano diplomatico, anche per il loro evidente contenuto sessista.