il caso
"Qualcuno spieghi al Papa che l'Iran è una minaccia": furia Trump contro Leone XIV
In un post al vetriolo, il presidente attacca il Pontefice e il sindaco Johnson. Sullo sfondo, lo spauracchio della bomba atomica iraniana usato per silenziare i pacifisti
Donald Trump sferra un nuovo, durissimo affondo contro Papa Leone XIV, fondendo in un unico post sui social politica interna, identità religiosa e tensioni geopolitiche. Il bersaglio è triplice: il Pontefice, il sindaco di Chicago Brandon Johnson e il programma nucleare iraniano.
La scintilla è stato l’incontro in Vaticano tra Papa Leone XIV – il primo pontefice statunitense, originario proprio dell’area di Chicago – e il sindaco progressista Brandon Johnson. Un faccia a faccia dal forte valore simbolico, incentrato su giustizia sociale, migrazioni e accoglienza, che ha offerto al primo cittadino una sponda morale di risonanza globale.
La reazione di Trump non si è fatta attendere: con la sua consueta retorica tagliente su Truth Social, ha liquidato il sindaco come “inutile” e ha suggerito che qualcuno dovrebbe spiegare al Papa tale inutilità, aggiungendo subito dopo il suo monito ricorrente: l’Iran non deve possedere un’arma nucleare.
L’offensiva risponde a una logica calcolata che intreccia piani diversi. Sul fronte interno, Chicago è per Trump l’emblema del fallimento delle amministrazioni democratiche in materia di ordine pubblico e immigrazione. Colpendo Johnson, il presidente punta a smontare l’immagine di un’America progressista che cerca, e trova, legittimazione morale presso il Papa.
Sul terreno geopolitico e religioso, Trump tenta sistematicamente di incorniciare il Pontefice come figura debole o ingenua di fronte alla minaccia iraniana. Già nell’aprile 2026 lo aveva accusato di ritenere accettabile che Teheran ottenesse un’arma nucleare.
Una narrazione che però distorce le posizioni vaticane: Leone XIV si muove nel solco della tradizione diplomatica della Santa Sede, rifiutando la logica bellica, invocando il disarmo e opponendosi esplicitamente alla proliferazione atomica. Il Papa non ha mai difeso l’ipotesi di un’atomica iraniana; ha invece chiesto di fermare l’escalation e di scegliere la via della diplomazia.
Nel maggio 2026, rispondendo in modo indiretto ma fermo a Trump, ha ricordato l’opposizione della Chiesa alle armi nucleari, invitando chi lo critica a parlare “con verità”.
Il vero obiettivo di questa retorica è riaffermare la “linea rossa” assoluta di Trump: impedire all’Iran di ottenere la bomba. Ripetendo incessantemente questo refrain, il presidente finisce per rovesciare il senso del messaggio papale: nella sua narrazione, chi invoca la diplomazia o la riduzione delle tensioni viene bollato come complice del nemico e pericolosamente arrendevole sulla sicurezza nazionale.