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Incidente

Orta Nova, giovane al volante con altri minorenni in auto tenta fuga da un posto di blocco: morto un 16 enne

La tragedia mette a nudo leggi e responsabilità: chi consente la guida ai minori e quali sono i rischi. Velocità e dinamiche di gruppo al vaglio

31 Maggio 2026, 12:40

13:22

Minorenni in auto: cosa prevede la legge e quali sono i rischi reali

La cronaca di Orta Nova riporta il tema fuori dalle formule del Codice: quando in macchina ci sono adolescenti, la distanza tra una bravata, un illecito e una tragedia può diventare brevissima

A Orta Nova, la notte scorsa, cinque minorenni erano a bordo di una Renault Megane station wagon con targa polacca. Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, alla guida c’era un ragazzo di 16 anni; con lui altri quattro giovanissimi, tra i 14 e i 17 anni. La vettura avrebbe accelerato alla vista di una pattuglia impegnata in un posto di controllo; poi, all’altezza di una curva lungo la strada provinciale 80, sarebbe uscita fuori strada. Un ragazzo di 16 anni è morto, gli altri quattro sono rimasti feriti.

La cronaca, da sola, racconta il fatto. Ma non basta. Perché un episodio così costringe a fare i conti con una domanda più larga e più scomoda: che cosa prevede davvero la legge quando in auto ci sono minorenni, alla guida o come passeggeri? E soprattutto: quali sono i rischi reali, non astratti, quando si sommano età, inesperienza, paura del controllo, velocità, notte e gruppo? Il punto non è soltanto stabilire chi ha torto. Il punto è capire dove, esattamente, il sistema si spezza.

Quando un minorenne può guidare davvero un’auto

In Italia, la regola base è semplice: la patente B si consegue a 18 anni. Prima di quell’età, un minorenne non può mettersi normalmente al volante di un’automobile come farebbe un adulto. L’articolo 115 del Codice della strada fissa infatti a 18 anni l’età minima per guidare i veicoli per cui serve la patente B o BE.

Esiste però una finestra particolare, spesso poco conosciuta e spesso confusa con una libertà che non c’è: la guida accompagnata. Il minore che abbia compiuto 17 anni, e sia già titolare di patente A1 o B1, può guidare un’auto solo a fini di esercitazione, con un’apposita autorizzazione richiesta dal genitore o dal legale rappresentante, dopo un corso pratico di almeno 10 ore, di cui almeno 4 in autostrada o su strade extraurbane e 2 in condizioni di visione notturna. In macchina può esserci soltanto l’accompagnatore autorizzato, che deve avere la patente B o superiore da almeno 10 anni; il veicolo deve inoltre esporre il contrassegno “GA”.

Tradotto: un sedicenne che guida un’auto non è in una “zona grigia”. Se non rientra in quelle condizioni, non può farlo. E nel caso di Orta Nova il dato decisivo, almeno per quanto emerso finora, è proprio questo: alla guida ci sarebbe stato un ragazzo di 16 anni. Dunque non un neopatentato, ma un minorenne che, per età, non poteva essere legittimamente al volante di quella vettura.

Guida senza patente: che cosa si rischia

Su questo punto la legge non lascia molto spazio all’interpretazione. L’articolo 116 del Codice della strada stabilisce che chi guida un veicolo senza aver conseguito la patente corrispondente è punito con una sanzione da 2.257 a 9.032 euro. Alla violazione si aggiunge il fermo amministrativo del veicolo per tre mesi; in caso di recidiva, può scattare la confisca amministrativa e, nel biennio, anche l’arresto fino a un anno.

È qui che il lessico comune sbaglia spesso bersaglio. Si dice: “era solo un giro”, “era solo una prova”, “l’auto era del fratello”, “dovevano fare pochi metri”. Ma la legge non conosce il “solo”. Conosce invece un fatto secco: guidare senza titolo abilitativo. E se chi guida è anche un minorenne, il quadro si aggrava sul piano della responsabilità concreta e del rischio sociale, perché all’illecito amministrativo si somma l’inesperienza, spesso totale, di chi non ha né età né formazione per gestire il veicolo.

C’è poi un altro profilo, meno discusso ma non secondario: la responsabilità di chi consente o rende possibile quella guida. L’articolo 115 prevede sanzioni anche per chi, avendo la materiale disponibilità del veicolo, ne consente la condotta a persone che non si trovino nelle condizioni richieste dalla legge; la violazione comporta anche il fermo amministrativo del veicolo per 30 giorni. In altre parole, il problema non riguarda solo chi si siede al posto di guida, ma anche l’adulto – o comunque il detentore del mezzo – che ha lasciato accadere tutto questo.

Il foglio rosa non è un lasciapassare

Un altro equivoco frequente riguarda il foglio rosa. Avere l’autorizzazione a esercitarsi non significa poter guidare da soli, con gli amici, di notte, come se la patente fosse già in tasca. L’articolo 122 del Codice della strada impone che, durante l’esercitazione su auto, accanto all’aspirante conducente sieda un istruttore idoneo, con patente valida per la stessa categoria da almeno 10 anni o per categoria superiore. Se si guida senza istruttore, la sanzione va da 430 a 1.731 euro e scatta anche il fermo amministrativo del veicolo per tre mesi.

Vale la pena ricordarlo perché la cultura della “me la cavo” continua a produrre una sottovalutazione pericolosa. Molti adolescenti, e spesso molte famiglie, trattano il primo contatto con l’auto come un rito informale: un parcheggio vuoto, una strada di campagna, un passaggio di pochi minuti. In realtà, il legislatore ha costruito un sistema progressivo proprio per evitare che il salto tra inesperienza e traffico reale avvenga senza rete. E quando quella rete viene saltata, gli esiti possono diventare irreparabili.

Se i minorenni sono passeggeri: cinture, seggiolini, responsabilità

Non c’è solo la questione di chi guida. C’è anche quella, spesso trascurata, di chi sta a bordo. L’articolo 172 stabilisce che i bambini di statura inferiore a 1,50 metri devono essere assicurati con un sistema di ritenuta omologato adeguato al peso; il conducente deve verificarne l’efficienza. Nei veicoli sprovvisti di sistemi di ritenuta, i bambini fino a 3 anni non possono viaggiare, mentre quelli più grandi possono occupare il sedile anteriore solo se superano 1,50 metri di altezza.

Per i ragazzi più grandi il dispositivo cambia, ma la logica resta identica: la sicurezza non è opzionale. Chi non usa cinture o sistemi di ritenuta rischia una sanzione da 83 a 332 euro. E quando il mancato uso riguarda un minore, della violazione risponde il conducente oppure, se presente sul veicolo, chi è tenuto alla sorveglianza del ragazzo. Se il conducente viene sanzionato due volte in due anni, all’ultima infrazione può aggiungersi la sospensione della patente da 15 giorni a 2 mesi.

Questo è un passaggio fondamentale, perché smonta un’abitudine radicata: considerare i passeggeri adolescenti come soggetti ormai “grandi abbastanza” da arrangiarsi. La legge, invece, continua a vedere un obbligo di protezione in capo a chi guida e a chi sorveglia. Non è paternalismo: è realismo. In un urto, in una sbandata, in un’uscita di strada, la differenza tra cintura allacciata e cintura assente non è un dettaglio. È spesso la differenza tra lesioni e sopravvivenza.

I numeri dicono che il problema non è marginale

A togliere ogni alibi provvede l’Istat. Nel 2024 in Italia si sono registrati 173.364 incidenti stradali con lesioni a persone, con 3.030 morti e 233.853 feriti. Le vittime sono diminuite solo dello 0,3% rispetto al 2023, mentre gli incidenti e i feriti sono aumentati. Ma il dato più inquietante riguarda proprio l’età: il numero di vittime è risultato più elevato nella fascia 20-24 anni e, rispetto all’anno precedente, gli aumenti più forti si sono registrati tra i più giovani. Tra i 15-17enni i morti sono passati da 51 a 80; i feriti sono aumentati del 15,7% tra i 15-17 anni e del 13,6% tra i 18-19 anni.

Non è un dato sociologico generico. È la fotografia di un’esposizione reale. Sempre secondo Istat, tra i conducenti coinvolti negli incidenti, i più colpiti sono spesso i giovani adulti: i 20-24enni rappresentano la classe con il numero più alto di vittime, e il tasso di mortalità in quella fascia arriva a 84,7 per milione di abitanti. Significa che l’ingresso nella mobilità autonoma resta uno dei passaggi più delicati dell’intero ciclo di vita stradale.

Certo, il quadro generale mostra anche segnali incoraggianti: secondo la stima preliminare diffusa da ACI e Istat, nel primo semestre del 2025 le vittime sono diminuite del 6,8% rispetto allo stesso periodo del 2024. Ma proprio perché il dato complessivo migliora, i casi che coinvolgono adolescenti e giovanissimi pesano ancora di più, soprattutto quando condensano più fattori di rischio insieme.

Orta Nova, oltre la cronaca: i fattori che si sommano

Il caso di Orta Nova non è soltanto l’ennesimo incidente. È quasi un compendio, tragico, di ciò che la normativa cerca di prevenire. Un conducente di 16 anni al volante di un’auto; altri quattro minorenni a bordo; la notte; una pattuglia; la decisione, secondo la ricostruzione dei Carabinieri, di accelerare invece di fermarsi; l’alta velocità; la curva; l’uscita di strada. Sono elementi fattuali già sufficienti a mostrare quanto poco basti, in certe condizioni, per trasformare un’auto in una trappola.

Qui bisogna essere molto netti: la vera criticità non è soltanto la violazione della norma. È il contesto in cui la violazione avviene. Un adolescente alla guida senza titolo non ha soltanto meno esperienza tecnica; spesso ha anche una minore capacità di reggere la pressione improvvisa, di valutare le conseguenze, di controllare l’impulso. Se poi in macchina c’è un gruppo di coetanei, il rischio cresce per dinamiche ben note: eccitazione, emulazione, paura di fare brutta figura, sottostima del pericolo. La legge prova a prevenire tutto questo con limiti di età, esercitazioni guidate, sanzioni e responsabilità del conducente. Ma nessuna norma può sostituire, da sola, il senso del limite.

Il punto vero: non basta dire “sono ragazzi”

C’è una frase che accompagna quasi sempre queste vicende: “sono ragazzi”. È una frase umana, comprensibile, ma insufficiente. Perché è proprio il fatto che siano ragazzi a imporre più regole, non meno. Il Codice della strada non costruisce un sistema punitivo contro gli adolescenti; costruisce una serie di barriere attorno a una verità elementare: un’auto è libertà, ma è anche massa, velocità, energia d’urto, responsabilità. E quando chi la guida o chi la occupa non ha ancora gli strumenti per gestirla, le conseguenze ricadono su tutti.

Per questo la vicenda di Orta Nova non riguarda soltanto una notte sbagliata e una fuga finita male. Riguarda un Paese in cui la mobilità adolescenziale continua a oscillare tra sottovalutazione familiare, rituali di iniziazione improvvisati e rispetto intermittente delle regole. Eppure i numeri dicono che il rischio è concreto, la legge dice che i confini sono chiari, la cronaca dice che oltre quei confini si cade in fretta. A volte, purtroppo, senza ritorno.