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31 maggio 2026 - Aggiornato alle 14:08
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Intimidazioni

Attentato incendiario al cronista di Enego: minacce anche a Meloni e a don Patriciello

Anche una lettera minatoria lasciata davanti a casa di Adriano Cappellari, il cronista noto per i suoi reportage su Caivano e il sostegno alle attività anti-camorra di don Maurizio Patriciello

31 Maggio 2026, 12:43

12:50

Attentato incendiario al cronista di Enego: minacce anche a Meloni e a don Patriciello

Ci sono minacce indirizzate anche alla premier Giorgia Meloni, oltre che a don Patriciello e alla vittima, nella lettera lasciata davanti all’abitazione di Adriano Cappellari, il cronista di Enego (Vicenza) oggetto di un attentato incendiario la scorsa notte. Cappellari aveva già ricevuto lettere anonime simili contenenti minacce e inviti a interrompere la sua attività, alcune accompagnate da fotografie e riferimenti diretti ai suoi articoli e ai soggetti raccontati, con accuse a Meloni e Patriciello.

Collaboratore per il quotidiano Il Giornale di Vicenza e per il quindicinale locale L’Altopiano, Cappellari, 20 anni, era salito alla ribalta della cronaca nazionale per il suo forte impegno nel raccontare la complessa realtà di Caivano (Napoli) e per il suo aperto sostegno alle attività anti-camorra di don Maurizio Patriciello. Proprio questo filone giornalistico lo ha reso negli ultimi mesi bersaglio di intimidazioni pesantissime.

«Voglio esprimere tutta la mia vicinanza ad Adriano Cappellari, oggetto questa notte di un gravissimo attentato incendiario nella sua abitazione a Enego. Minacciare un cronista che sceglie di fare luce su realtà difficili come quella di Caivano e sul prezioso impegno di chi, come don Maurizio Patriciello, è in prima linea al servizio della propria comunità, è inaccettabile e rappresenta un attacco irricevibile alla libertà di stampa e informazione». Lo afferma la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

«Sono certa che Adriano Cappellari non si farà intimidire e che continuerà a portare avanti il suo lavoro, come ha fatto finora. L'Italia ha bisogno di giovani coraggiosi come lui, che non hanno paura di denunciare e di documentare ciò che non funziona, per tentare di cambiarlo e rendere la nostra società più giusta e forte. Un abbraccio ad Adriano, alla sua famiglia e ai suoi colleghi della redazione de «L'Altopiano». conclude.»