la guerra
Così l'Ucraina ha portato la guerra a casa di Putin: inferno di droni sulla Russia, incubo a Mosca
Kiev colpisce a oltre 1.200 km di distanza. Nel mirino raffinerie e depositi: la nuova strategia per paralizzare l'esercito russo e tagliare i fondi del Cremlino
Al quinto anno di guerra, il conflitto in Ucraina non si consuma più soltanto lungo le trincee del Donbass: ha varcato stabilmente le vecchie linee del fronte, spingendosi in profondità nel territorio della Federazione Russa. Il 31 maggio 2026 ha segnato un salto di scala decisivo: le forze di Kiev hanno messo in mostra una capacità offensiva senza precedenti, colpendo infrastrutture energetiche e logistiche situate fino a oltre 1.200 chilometri dalle aree sotto controllo ucraino.
Il dato militare e politico centrale di questa nuova fase è la distanza. L’obiettivo non è più l’azione episodica, ma una pressione continuativa e mirata sui nervi vitali dell’economia e dell’apparato bellico russi. Tra i bersagli dell’ultima ondata di attacchi figurano la raffineria di Saratov, sul Volga (circa 700 chilometri dalla linea di contatto), un deposito di carburante a Matveyev Kurgan, nella regione di Rostov, e un’infrastruttura di pompaggio a Lazarevo, nell’oblast di Kirov, a 1.200-1.300 chilometri dai confini ucraini.
Il presidente Volodymyr Zelensky ha rivendicato queste operazioni, definendole “sanzioni a lungo raggio” volte a logorare la macchina militare di Mosca. La strategia appare chirurgica: erodere le leve essenziali dello sforzo bellico del Cremlino. Mettere nel mirino la rete petrolifera e logistica significa rallentare i trasporti, inceppare le filiere industriali e ridurre le entrate finanziarie che alimentano l’invasione. Le autorità locali russe hanno confermato danni a “infrastrutture civili” a Saratov e un vasto incendio in un deposito di combustibile nel sud del Paese.
La portata dell’operazione è rilevante ed è ammessa dalle stesse fonti di Mosca, che affermano di aver abbattuto 216 droni ucraini in una sola notte. Un numero che evidenzia, da un lato, l’intensificazione della campagna di Kiev e, dall’altro, la permeabilità delle difese aeree russe, incapaci di intercettare interamente lo sciame di vettori diretti sugli obiettivi. Sul piano strategico, questa tattica costringe la Russia a disperdere i propri sistemi antiaerei su un’area interna sempre più ampia e, in termini psicologici, rende il conflitto tangibile per la popolazione, riportando la paura entro i confini nazionali.
L’espansione della capacità di colpire in profondità non attenua, però, le vulnerabilità di Kiev. Nelle stesse ore in cui i droni ucraini incendiavano le retrovie russe, Zelensky ha diramato un’allerta nazionale su un imminente e “massiccio” attacco di ritorsione da parte di Mosca, atteso entro 24-48 ore. L’Ucraina vive così la doppia faccia di questa fase: da un lato, un braccio operativo capace di proiettarsi lontano; dall’altro, una fragilità interna che impone un bisogno costante di sistemi di difesa aerea occidentali, come i Patriot, per proteggere città e infrastrutture.