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il conflitto

Israele mette le mani sul castello dei crociati: perché Beaufort è lo scacco a Hezbollah

La conquista dello storico sito libanese segna la più profonda penetrazione dal 2000. Netanyahu esulta: "È una svolta drammatica", ma il rischio escalation è alle stelle.

31 Maggio 2026, 21:56

22:00

Israele mette le mani sul castello dei crociati: perché Beaufort è lo scacco a Hezbollah

Ci sono luoghi in cui la geografia diventa destino e la pietra si fa cassa di risonanza della propaganda. Il castello di Beaufort, imponente roccaforte crociata del XII secolo aggrappata a uno sperone del Libano meridionale, è tornato a incarnare esattamente questo: il simbolo tangibile e politicamente incendiario di una nuova fase del conflitto mediorientale.

Nelle ultime ore, l'esercito israeliano (IDF) ha comunicato di aver assunto il controllo operativo del rilievo di Beaufort e della sottostante valle di Wadi al-Saluki. Le immagini della bandiera israeliana issata sulla sommità della rocca hanno fatto il giro del mondo, condensando in un solo scatto una rivendicazione militare, politica e narrativa di enorme potenza.

Non è una semplice scaramuccia di frontiera: si tratta della penetrazione israeliana più profonda in territorio libanese dalla ritirata del 2000, un passaggio che oltrepassa una vera soglia storica.

Il valore strategico è evidente. Beaufort domina una dorsale a circa 15 chilometri dal confine con Israele, dalla quale si controllano ad ampio raggio strade e vallate che collegano l'area di Nabatieh alle direttrici di frontiera.

Secondo le Forze di difesa israeliane, nell'area si annidavano infrastrutture cruciali di Hezbollah, realizzate con il sostegno dell'Iran e impiegate per coordinare gli attacchi missilistici contro il nord di Israele. Per Tel Aviv, impadronirsi del maniero significa accecare l'avversario, privarlo di punti d'osservazione e linee di comando in una fascia ritenuta essenziale per la sicurezza delle comunità della Galilea e di Metula.

Qui però la valenza militare sconfina nell'azzardo politico. Come ha sottolineato il ministro della Difesa Israel Katz, l'operazione attesta l'estensione delle attività oltre il fiume Litani. Un dato dirompente: la risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU aveva stabilito che l'area tra la Blue Line e il Litani dovesse rimanere libera da forze armate diverse dall'esercito libanese o dall'UNIFIL. Il superamento di quella soglia segnala una grave erosione, se non il crollo, della cornice diplomatica e degli accordi internazionali degli ultimi anni.

Il fronte interno pesa altrettanto. Le parole del Primo ministro Benjamin Netanyahu, che ha definito l'avanzata un "passaggio drammatico" e un netto cambio di postura regionale, parlano anche all'opinione pubblica israeliana. Dopo mesi di sirene, evacuazioni e insicurezza lungo il confine, issare la bandiera su una vetta tanto simbolica serve a rassicurare i residenti sfollati del nord: lo Stato, è il messaggio, sta recuperando iniziativa e deterrenza.

Ma Beaufort è un luogo in cui le memorie si intrecciano. Israele conquistò il castello nel 1982, pagando un tributo di sangue elevato, e lo mantenne fino al ritiro del 2000. Riaprire quella ferita riaccende l'ira di parte del mondo arabo, che nel ritorno dei soldati con la Stella di David vede la ripresa di un'occupazione mai dimenticata.

C'è poi il risvolto culturale: la fortezza è inserita sotto protezione rafforzata provvisoria dell'UNESCO dal novembre 2024. L'amaro paradosso è che la sua posizione dominante la condanna a essere, ciclicamente, bersaglio, scudo e trofeo.

Che cosa accadrà ora? La conquista di una rocca medievale non equivale, di per sé, alla stabilizzazione della regione né alla neutralizzazione di un attore radicato come Hezbollah. In una guerra asimmetrica, l'occupazione di un simbolo di tale caratura può trasformarsi in un "moltiplicatore di escalation", spingendo l'avversario a intensificare i colpi per riconquistarlo o colpirlo, esponendolo a vulnerabilità crescenti. Il ministro Katz ha lasciato intendere l'intenzione di mantenere il controllo del castello nel breve periodo.