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NEL CUNEESE

Speleologo bloccato a 120 metri di profondità nella grotta dei Cinghiali Volanti: corsa contro il tempo per salvarlo

L'emergenza è scattata nel pomeriggio a Garessio, nel Cuneese. Un intervento tra i più complessi che il soccorso speleologico possa affrontare

31 Maggio 2026, 22:09

22:10

Speleologo bloccato a 120 metri di profondità nella grotta dei Cinghiali Volanti: corsa contro il tempo per salvarlo

A 120 metri sotto terra il tempo non scorre: pesa. Nella grotta dei Cinghiali Volanti, sopra Garessio, nell'Alta Val Tanaro, un giovane speleologo di circa vent'anni è rimasto bloccato nel pomeriggio di domenica 31 maggio dopo essere rimasto incastrato sotto una roccia. Ferito e impossibilitato a risalire autonomamente, il ragazzo attendeva i soccorsi mentre i tecnici del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico si preparavano a uno degli interventi più complessi che l'ambiente sotterraneo possa richiedere.

L'allarme è scattato attorno alle 17. Da quel momento le squadre del Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese si sono messe in moto verso l'ingresso della cavità nel comune di Garessio, in provincia di Cuneo. Le prime informazioni disponibili parlavano di un giovane ferito e incastrato a circa -120 metri, senza ancora dettagli precisi sul tipo di trauma. In casi come questo la cautela non è un dettaglio linguistico: è parte della realtà operativa. Finché i soccorritori non raggiungono direttamente l'infortunato, ogni elemento in più rischia di diventare speculazione.

La grotta dei Cinghiali Volanti è una delle cavità più note dell'area carsica cuneese. Le fonti speleologiche la collocano a circa 1.200 metri di quota, con uno sviluppo di circa 540 metri e una profondità attorno ai 126 metri. Significa che il giovane si trovava, al momento dell'incidente, quasi nel settore più profondo della cavità conosciuta: un margine logistico strettissimo, dove quasi tutto l'intervento si svolge in ambiente sotterraneo pieno. Garessio e l'Alta Val Tanaro non sono nomi qualsiasi per chi conosce la speleologia piemontese: l'area vanta oltre 600 cavità censite tra grotte, pozzi e abissi verticali, ed è da anni uno dei riferimenti del carsismo dell'Italia nord-occidentale.

Il soccorso speleologico è una disciplina a parte, con tempi e logiche molto distanti dal soccorso alpino tradizionale. Sottoterra tutto si restringe: spazi, margini di manovra, possibilità di evacuazione. Anche solo raggiungere un ferito può richiedere ore, perché prima bisogna valutare la stabilità del tratto interessato dall'incidente, poi far avanzare tecnici, materiale sanitario, corde, barelle speciali. Le esperienze recenti confermano quanto questi recuperi possano essere lunghi anche quando l'infortunio non è grave: nel Cuneese, nell'estate 2025, uno speleologo ferito da un masso nell'Abisso Paperino era rimasto in grotta circa 24 ore prima della fine del recupero, con l'impiego di una cinquantina di tecnici. A Spoleto, nel marzo 2026, una speleologa ferita a un centinaio di metri di profondità era stata riportata all'esterno dopo sei ore di operazioni.

Non a caso proprio nelle settimane precedenti all'episodio di Garessio il CNSAS aveva condotto nel Cuneese un'esercitazione che simulava il recupero di uno speleologo in ambiente ostile, senza supporto elicotteristico: i soccorritori avevano affrontato circa 12 chilometri su neve e 800 metri di dislivello portando a spalla tutto il materiale. Una preparazione che dice molto sul tipo di impegno richiesto in territori dove le cavità si aprono in aree montane isolate.

Quello che al momento è certo: un ragazzo è bloccato sotto terra, i soccorsi sono al lavoro e l'intervento sarà lungo. Il resto — le condizioni cliniche precise, i tempi di estrazione, l'esito — arriverà quando i tecnici avranno raggiunto il ferito e la situazione sarà sotto controllo. Nel frattempo, fuori dalla grotta, c'è chi aspetta.