La guerra
Escalation in Libano: Israele bombarda Beirut. Tajani invoca la diplomazia. La Lega Araba condanna Tel Aviv
L'Idf lancia un'offensiva su Dahiya ed emette nuovi ordini di evacuazione in risposta alla morte di un soldato e alle violazioni del cessate il fuoco. Mentre l'Italia si candida per guidare la stabilizzazione dell'area, il presidente libanese Aoun e il mondo arabo denunciano la violazione del diritto internazionale.
La tensione in Medio Oriente registra una drammatica recrudescenza, con il riaccendersi del conflitto aperto tra le forze israeliane e i miliziani libanesi. La rottura della fragile tregua è stata ufficializzata dalle massime cariche dello Stato ebraico in una nota congiunta, in cui viene annunciato che «A seguito delle ripetute violazioni del cessate il fuoco in Libano da parte dell'organizzazione terroristica Hezbollah e degli attacchi contro le nostre città e i nostri cittadini, il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno ordinato alle Forze di Difesa Israeliane (Idf) di attaccare obiettivi terroristici nel quartiere di Dahiya a Beirut».
La reazione israeliana segue una serie di attacchi subiti nel sud del Libano: nella notte, l'esplosione di un drone inviato da Hezbollah vicino al Castello di Beaufort ha ucciso il ventenne sergente maggiore Adam Tzarfati e ferito altri tre militari. A fronte di questa situazione, e dopo aver intercettato nuovi razzi diretti verso l'Alta Galilea e Tiberiade, il portavoce dell'esercito israeliano Avichai Adraee ha diffuso avvisi di evacuazione per nove villaggi libanesi, spiegando che «alla luce della violazione da parte del partito terroristico Hezbollah dell’accordo di cessate il fuoco e del suo attacco a Israele, le Forze di Difesa sono costrette a operare contro di esso con forza». Agli abitanti di sette località, tra cui Al-Aqabiya, è stato intimato di «evacuare immediatamente e trasferirsi a nord del fiume Zahrani», mentre per le aree di Melikh e Kafr Huna l'ordine impartito è quello di «allontanarsi per una distanza non inferiore a 1000 metri verso terreni aperti».
Di fronte al precipitare degli eventi, la comunità internazionale tenta faticosamente di riaprire i canali di dialogo. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha ribadito la posizione di Roma, spiegando che «lavoriamo a livello diplomatico per impedire l’escalation. Hezbollah ha grandi responsabilità perché continua a lanciare missili contro Israele». Il capo della Farnesina ha però rivolto un chiaro invito anche a Tel Aviv, sottolineando che «Israele, al canto suo, dovrebbe fidarsi di più dell'Unifil e lavorare di più con le Nazioni Unite e rinforzare il ruolo dell'esercito regolare libanese. C'è un presidente, Aoun che è amico dell'Italia, è un uomo di grande equilibrio, è un cristiano, quindi lavora sempre per la stabilità. Io mi auguro che la mediazione americana condotta dal Segretario di Stato Marco Rubio possa portare a breve un annuncio di una nuova situazione in Libano». Guardando agli sviluppi futuri, Tajani ha assicurato che «Noi come Italia vogliamo essere protagonisti della fase successiva proprio per stabilizzare il Paese e far disarmare Hezbollah attraverso un’azione forte di un esercito che deve essere consolidato grazie a un addestramento», ribadendo il valore di un percorso «che noi abbiamo iniziato già da qualche anno con una missione che è diversa da quella delle Nazioni Unite. Dobbiamo fare ancora di più e siamo pronti a svolgere un ruolo importante in quell'area per garantire la pace e sostenere la stabilità».
Parallelamente, si leva forte l'indignazione delle istituzioni libanesi e del mondo arabo. Il presidente libanese Joseph Aoun ha denunciato apertamente che la nazione sta subendo «una feroce e riprovevole aggressione israeliana», maturata anche attraverso la recente presa del castello medievale di Beaufort, una mossa tattica che lo stesso Netanyahu ha definito una «svolta» nei combattimenti. In vista della riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, Aoun ha assicurato il proprio massimo impegno per «lavorare per porre fine alle sofferenze del popolo libanese, e in particolare delle persone nel sud». Una presa di posizione pienamente condivisa dal presidente della Lega Araba, Ahmed Aboul Gheit, il quale ha chiesto un intervento immediato dell'Onu per fermare quella che ha definito una «brutale aggressione». Condannando l'invasione territoriale, la distruzione di interi villaggi storici e il conseguente sfollamento dei civili, Aboul Gheit ha concluso accusando Israele di aver palesemente violato la sovranità nazionale e il diritto internazionale, intimando l'immediata attuazione di quanto previsto dalla Risoluzione 1701 per ristabilire la pace nel Libano meridionale.
