il caso
L'ombra del licenziamento sui quattro agenti del disastro dei cavalli "scossi" a Roma
Botti alla parata, scatta la linea dura della Municipale. Il comandante De Sclavis: "Nessuno sconto". Rischiano il posto di lavoro in caso di condanna definitiva
La notte disastrosa delle prove per la parata del 2 giugno rischia di compromettere in modo irreversibile la carriera di quattro appartenenti alla Polizia Locale di Roma Capitale, coinvolti nell’accensione di fuochi d’artificio che ha scatenato il panico. L’esplosione ha terrorizzato circa trenta cavalli, provocando il ferimento di quattro militari e causando danni lungo il percorso.
I quattro vigili sono ora esposti a un duplice fronte di conseguenze, penali e disciplinari. Sul versante giudiziario, l’informativa redatta dai carabinieri della Compagnia Roma Centro è già all’attenzione della Procura di Roma. L’indagine mira a contestare reati quali lesioni e danneggiamento, distinguendo con precisione le responsabilità individuali: da un lato quella materiale dell’agente cinquantenne che, per presunti “motivi goliardici”, avrebbe acceso la miccia; dall’altro la grave corresponsabilità dei tre colleghi presenti che non hanno impedito l’innesco dell’episodio.
Sul piano interno, le ripercussioni sono immediate e potenzialmente pesantissime. Il Comando della Polizia Locale ha adottato un primo provvedimento cautelare, escludendo tutti e quattro i coinvolti dai servizi legati alla parata. Il comandante Mario De Sclavis è intervenuto con fermezza per tutelare l’immagine del Corpo, definendo i responsabili “quattro sciocchi” e avvertendo che “non ci saranno sconti”.
Le sanzioni definitive saranno irrogate secondo le disposizioni del Codice disciplinare del comparto Funzioni Locali, previste dall’articolo 59 del CCNL. La graduazione delle pene terrà conto di criteri stringenti: proporzionalità, intenzionalità del gesto, grado di negligenza e, soprattutto, entità del pericolo e del danno arrecato all’amministrazione e a terzi. Per i quattro poliziotti municipali si profila il rischio concreto di sospensione dal servizio, con privazione della retribuzione, da dieci giorni fino a sei mesi. Nei casi di massima gravità e di violazioni intenzionali intollerabili, è contemplato anche il licenziamento, con o senza preavviso. Sebbene De Sclavis abbia ricordato che, di norma, per arrivare al licenziamento occorrono “sentenze passate in giudicato”, l’eventuale accertamento di un concorso tra più agenti nell’aver favorito o nel non aver impedito il fatto potrebbe irrigidire sensibilmente il quadro e aggravare ulteriormente la loro posizione disciplinare.