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Bordighera

Il dramma di Beatrice, morta a 2 anni dopo anni di abusi: la madre isolava le figlie per evitare l'affido ad altri

La donna e il suo amico sono già stati arrestati; le sorelle maggiori della vittima sono state collocate in protezione

01 Giugno 2026, 19:04

 da sinistra Emanuel Iannuzzi, Emanuela Aiello

da sinistra Emanuel Iannuzzi, Emanuela Aiello

Aveva "isolato" le proprie figlie dal resto del mondo. Beatrice, in particolare, nonostante stesse male, nonostante i lividi e le escoriazioni, nonostante la piccola sputasse 'carnè, non era stata portata al pronto soccorso «perché altrimenti il nonno paterno avrebbe approfittato della situazione per chiedere l’affido delle bambine». E Emanuela Aiello, 44 anni, in carcere assieme al suo amico Emanuel Iannuzzi per maltrattamenti dai quali è derivata la morte della bambina di 2 anni, non voleva che le figlie fossero affidate ad altri.

L’avvocato Fabio Scaffidi Fonti che difende Maurizio Rao, padre naturale elle bambine, è chiaro sul punto: «La madre teneva le figlie isolate e non consentiva contatti diretti con la famiglia paterna - ha detto -. Dopo l’allontanamento di Rao dall’abitazione, i rapporti si sono progressivamente interrotti». Scaffidi Fonti sostiene inoltre che nessuno tra i parenti del padre fosse a conoscenza delle condizioni dell’appartamento in cui vivevano le bambine: un ambiente lurido, insano, dove le tre bambine - dalla più piccola, Beatrice, 2 anni alle altre due sorelline di 9 e 7 anni - venivano abbandonate a loro stesse dalla madre quando questa andava dal suo amico. Tutto il giorno, tutta la notte. E la più grande che si prendeva cura delle altre due.

Un rapporto insano descritto nell’ordinanza di custodia cautelare come una galleria degli orrori: la madre usava le figlie per fare le pulizie, le insultava quando chiedevano aiuto, pretendeva che la bimba più grande si prendesse cura delle sorelline, lasciava che il suo amico Emanuel Iannuzzi le picchiasse: e non solo Beatrice, verso la quale le violenze erano quotidiane e terribili ma anche le altre. Come quando la bimba di 7 anni ricevette uno schiaffo a piena mano in faccia perché stava piangendo. E la mamma lì a guardare, a insultare, a minacciare. E per non rischiare di essere scoperta, scrive il giudice «Aiello ha spietatamente negato a Beatrice le cure mediche necessarie, nonostante lo stato di agonia in cui versava, e ha inscenato la sua morte in un tempo e in un luogo diversi da quelli reali». Non solo: ha pure costretto le due figlie a mentire sul fatto di conoscere e frequentare Iannuzzi e infine ha dato tra le braccia della bimba di 9 anni il cadavere della sua sorellina quando, in macchina, le ha riportate a casa.

Il corpicino di Beatrice era completamente avvolto in una coperta rossa, dice la sorella: «dalla testa, cioè non si vedeva il viso», coperta che la bimba ha spostato riuscendo così a vedere i lividi sul viso della sorellina più piccola. «La mamma mi ha detto "tieni Bea che non la lego" e andava piuttosto veloce». Tutta questa crudeltà ha portato un vasto turbamento alla psiche delle due figlie superstiti - scrive il giudice: queste ultime non hanno ancora manifestato alcun desiderio di fare rientro nell’abitazione di Bordighera e anzi (...) hanno espresso la propria serena adesione al percorso di collocazione protetta disposto dal Tribunale dei Minorenni, sintomo del loro completo distacco da un ambiente che, con la cooperazione attiva e passiva della madre, è divenuto foriero di una insostenibile sofferenza.

Emanuela Aiello è adesso in carcere a Torino: mercoledì verrà sentita dal gip in sede di convalida. Emanuel Iannuzzi invece è stato trasferito: è passato dal carcere di Imperia a quello di Sanremo dove non può stare perché in quel carcere è detenuto suo padre (per il possesso di tritolo trovato il giorno dell’arresto del figlio) e soprattutto Maurizio Rao, padre naturale delle bambine. Una convivenza decisamente impossibile. Adesso si trova in isolamento nel carcere genovese di Genova Pontedecimo. Anche lui mercoledì incontrerà il gip.