Cani
Briciola va in pensione: la mascotte del 4° Reggimento Carabinieri a Cavallo simbolo della tenerezza istituzionale
Dopo anni tra fanfare, Quirinale e parate: il ritiro per il suo benessere
In un repertorio pubblico fatto di rigore, liturgia istituzionale e gesti misurati, Briciola è stata per anni l’eccezione che non rompeva il cerimoniale: lo umanizzava. Minuscola accanto agli zoccoli dei cavalli del 4° Reggimento Carabinieri a Cavallo, con la sua mantellina rossa e il fregio dell’Arma dei Carabinieri, è diventata una presenza riconoscibile delle grandi giornate nazionali, dalle parate del 2 giugno alle celebrazioni del 4 novembre. Oggi, però, quella presenza si ferma: per la mascotte del reparto è arrivato il momento della pensione.
La notizia segna la fine di una consuetudine visiva e affettiva per chi negli ultimi anni ha seguito le cerimonie pubbliche più solenni. Secondo le informazioni disponibili, Briciola è nata il 5 giugno 2013 e accompagna stabilmente il reparto dal 2014: questo significa che il congedo arriva alla soglia dei 13 anni, un’età considerevole per un cane che ha trascorso gran parte della sua vita in mezzo a musica, cavalli, spostamenti e appuntamenti ufficiali. Per questo il pensionamento appare una scelta coerente con il benessere dell’animale, oltre che con quella prudenza che in contesti del genere non può mai essere trascurata.
Non una comparsa, ma un simbolo di reparto
Ridurre Briciola a una simpatica presenza da foto ricordo sarebbe un errore. La sua storia si inserisce in una tradizione precisa del 4° Reggimento Carabinieri a Cavallo: quella della cagnolina mascotte che accompagna la Fanfara a cavallo del reparto e ne incarna, in forma quasi narrativa, il rapporto tra disciplina militare e familiarità con l’animale. Prima di lei ci sono state altre mascotte, tra cui Trombetta, Birba e Lady. L’idea, tramandata nel tempo, è che la Fanfara sia accompagnata da una cagnolina meticcia, donata al reparto, quasi un portafortuna che si affianca a una tradizione equestre antica dell’Arma.
È un tratto identitario che non nasce per folklore, ma dentro una storia più ampia. Il 4° Reggimento Carabinieri a Cavallo, con sede a Roma, in viale Tor di Quinto 65, è l’ultimo reggimento interamente montato delle Forze Armate italiane e raccoglie la lunga eredità dei reparti a cavallo dell’Arma. Oltre ai servizi di rappresentanza e d’onore, svolge attività operative, pattugliamenti in aree difficili, concorso nei servizi di ordine pubblico, addestramento equestre e il celebre Carosello Storico, sintesi spettacolare della scuola di equitazione dei Carabinieri. In questo quadro la mascotte non è un elemento ornamentale, ma un segno di continuità interna al reparto, soprattutto alla sua Fanfara, che il Ministero della Difesa definisce il più antico complesso musicale dell’Arma.
La Fanfara del 4° Reggimento a Cavallo affonda infatti le proprie origini nel 1829, quando fu costituito a Torino un primo nucleo di 12 “trombetti a cavallo”. Oggi la formazione conta 33 elementi e accompagna, insieme alla fanfara a piedi della Legione Allievi Carabinieri di Roma, le esibizioni del Gruppo Squadroni durante il Carosello Equestre. In questo contesto, la figura di Briciola ha assunto nel tempo un valore quasi iconico: piccola, agile, perfettamente a suo agio in uno spazio dominato da cavalli, suoni e movimenti sincronizzati.
Dal 2015 al Quirinale: quando una cagnolina rubò la scena alla solennità
Il momento che ha fatto conoscere Briciola al grande pubblico resta legato al 3 febbraio 2015, giorno dell’insediamento al Quirinale del presidente Sergio Mattarella per il suo primo mandato. In quella cerimonia, già densa di simboli istituzionali, la piccola mascotte dei Carabinieri a cavallo riuscì a catturare l’attenzione con la naturalezza di chi non avverte il peso della storia. Da allora il suo nome è rimasto associato al palazzo presidenziale e alle grandi liturgie repubblicane. La scena è entrata nella memoria mediatica di quel giorno, al punto da trasformare Briciola in una piccola celebrità nazionale.
Il rapporto con il Quirinale, però, è stato soprattutto visivo e simbolico: nelle cerimonie, nelle accoglienze, nei servizi d’onore, nelle parate in cui il rigore dell’istituzione sembrava per un attimo ammorbidirsi di fronte a una presenza imprevedibile ma sempre composta. È anche per questo che il suo congedo non riguarda soltanto gli addetti ai lavori o gli appassionati dell’Arma: riguarda una porzione di immaginario pubblico. In un tempo in cui i simboli istituzionali faticano talvolta a farsi percepire come vicini, Briciola ha rappresentato una forma discreta di prossimità.
La vita a Tor di Quinto e il legame con la Fanfara
Le fonti che negli anni hanno raccontato la mascotte del reparto convergono su un punto: Briciola non è mai stata trattata come una semplice “figurante”. La sua vita si è svolta nella caserma del 4° Reggimento a Tor di Quinto, a stretto contatto con i militari e soprattutto con chi ne ha seguito più da vicino la quotidianità. Tra i nomi associati alla sua storia ricorre quello del luogotenente Fabio Tassinari, capo della Fanfara del 4° Reggimento a Cavallo, indicato in più ricostruzioni come il militare di riferimento della cagnolina. Da queste testimonianze emerge il profilo di un animale abituato alla vita di reparto, ai rumori, agli spostamenti, ai tempi lunghi delle cerimonie, ma anche a una relazione molto stretta con le persone che la accudivano.
Negli anni, l’Arma dei Carabinieri ha persino contribuito a rafforzarne l’immagine pubblica attraverso contenuti social e video dedicati alla sua giornata tipo, segno di quanto la mascotte fosse considerata non un dettaglio marginale, ma una presenza capace di raccontare il volto più relazionale dell’istituzione. La sua stessa popolarità, alimentata anche online, dimostra quanto un simbolo non ufficiale possa radicarsi nella percezione collettiva più di molte immagini studiate a tavolino.
Un congedo che ha il sapore del rispetto
Il dato più importante, oggi, non è la nostalgia. È il significato del pensionamento. Un cane che per oltre un decennio ha frequentato ambienti cerimoniali ad alta intensità visiva e sonora, muovendosi spesso in prossimità di cavalli e reparti in marcia, arriva inevitabilmente a un punto in cui l’età impone un’altra misura. Alcune ricostruzioni giornalistiche parlano del peso degli anni che comincia a farsi sentire; ed è una considerazione che, al netto dell’affetto suscitato dalla mascotte, rimanda a un criterio elementare di responsabilità: fermarsi prima che la consuetudine diventi fatica.
Non sfilerà più, dunque, nelle parate del 2 giugno e del 4 novembre, appuntamenti che l’avevano resa familiare al pubblico televisivo e ai presenti. Ma il suo ritiro non cancella il ruolo svolto: al contrario, lo mette a fuoco. Per anni Briciola ha camminato in un punto delicato dell’immagine pubblica dell’Arma: quello in cui la rappresentanza incontra l’empatia, senza scadere nello spettacolo. È una distinzione sottile, ma decisiva. E forse spiega perché la sua uscita di scena venga percepita come la fine di qualcosa di più di una consuetudine.
Una tradizione italiana che parla attraverso gli animali
Nella storia dei Carabinieri a Cavallo, il rapporto con gli animali non è mai stato secondario. Il cavallo è stato ed è ancora parte strutturale dell’identità del reparto; il cane, in questo caso, ne ha incarnato la dimensione più minuta ma non per questo meno significativa. Non a caso il Ministero della Difesa descrive la presenza di Briciola come continuità di una tradizione antica che “fortifica il rapporto uomo animale”. È una formula istituzionale, ma restituisce un punto sostanziale: in un reparto dove la relazione tra uomo e animale è parte dell’addestramento, del servizio e della rappresentanza, la mascotte finisce per dire qualcosa di vero su quell’universo.
Anche per questo Briciola è stata spesso percepita come un piccolo paradosso felice: un animale senza pedigree, una meticcia, in un contesto di altissima disciplina e ritualità. Eppure proprio quella sua origine “irregolare”, comune, donata e non selezionata per nobiltà di razza, ha rafforzato nel tempo la simpatia del pubblico. C’era in lei qualcosa di immediatamente leggibile: il privilegio dell’appartenenza non costruito sul blasone, ma sul carattere, sull’abitudine, sulla fiducia conquistata giorno dopo giorno.
Il riconoscimento pubblico e la memoria che resta
Nel corso degli anni Briciola ha ricevuto anche riconoscimenti pubblici. Tra quelli citati dalle fonti online compare il Premio Internazionale Fedeltà del Cane di Camogli, assegnato nell’estate del 2018, un passaggio che ha consolidato la sua immagine di mascotte nazionale oltre il circuito strettamente militare. Al di là dei premi, però, il lascito più evidente resta iconografico: decine di apparizioni in cerimonie pubbliche, servizi fotografici, video, racconti giornalistici. Una presenza che ha attraversato almeno un decennio di vita istituzionale italiana.
Resterà, soprattutto, quella singolare capacità di introdurre una minima variazione emotiva dentro il massimo della forma. Chi segue le parate lo sa: spesso l’occhio cerca proprio il dettaglio che rompe la prevedibilità della scena senza comprometterne la compostezza. Per molti, negli ultimi anni, quel dettaglio è stato Briciola. Non una distrazione, ma una firma. Non un incidente del protocollo, ma un contrappunto. Ed è forse questa la ragione per cui la sua pensione fa notizia: perché chiude una storia di servizio atipica, silenziosa, ma sorprendentemente tenace.
Adesso la piccola mascotte del 4° Reggimento Carabinieri a Cavallo esce dalla scena pubblica. Lo fa dopo aver attraversato i luoghi più simbolici della Repubblica, dalle sfilate nazionali al Quirinale, senza mai perdere quella sua aria insieme fiera e domestica. In un Paese abituato a discutere di simboli, Briciola ne ha incarnato uno inconsueto: quello di una tenerezza disciplinata, capace di stare dentro la solennità senza incrinarla. E non è poco.