il caso
Garlasco, De Rensis indagato: la mossa della Procura che nessuno si aspettava
Milano riapre il vaso di Pandora di Garlasco, e questa volta sotto la lente d'ingrandimento dei giudici ci finisce proprio il noto difensore
Il caso Garlasco continua a riaffacciarsi nelle aule giudiziarie, ma non per la ricerca dell’autore dell’omicidio di Chiara Poggi. Stavolta al centro c’è un fascicolo che tocca direttamente chi, per anni, ne ha guidato la difesa: Antonio De Rensis, storico avvocato di Alberto Stasi, ora formalmente indagato.
Il dossier, approdato alla Procura di Milano, disegna quello che è stato definito un vero e proprio “processo parallelo”. Dopo una fase preliminare in cui l’inchiesta era stata iscritta “a modello 45” (senza indagati né ipotesi di reato), l’attività di verifica si è rapidamente intensificata fino all’iscrizione nel registro degli indagati.
Oltre a De Rensis, risultano coinvolti anche Alessandro De Giuseppe, noto inviato del programma televisivo “Le Iene”, e Francesco Marchetto, già comandante della stazione dei carabinieri di Garlasco.
L’iniziativa giudiziaria trae origine da una querela presentata da Stefania Cappa, cugina della vittima, assistita dagli avvocati Antonio Marino, Gabriele Casartelli e Valeria Mettica. Al centro, l’accusa di avere oltrepassato il delicato confine tra strategia difensiva, inchiesta giornalistica e tutela della reputazione.
L’originaria ipotesi prospettata nell’esposto — l’istigazione a delinquere finalizzata alla calunnia — è stata ricondotta dal pubblico ministero Antonio Pansa entro un perimetro più definito, con la contestazione del reato di diffamazione. Secondo la ricostruzione della querelante, nel tempo si sarebbe consolidata una vera e propria campagna denigratoria ai suoi danni, alimentata da allusioni e dichiarazioni pubbliche che l’avrebbero indebitamente avvicinata al sospetto di un coinvolgimento nel delitto del 2007, senza che sia mai stata, peraltro, iscritta nel registro degli indagati.
I magistrati sono chiamati a valutare, tra gli atti, anche gli esiti di un’investigazione privata svolta nell’autunno 2025 e numerose trascrizioni di conversazioni.
La vicenda rilancia interrogativi di fondo su come, attorno a un grande fatto di cronaca nera, possa generarsi un vero ecosistema mediatico fatto di talk show, esternazioni e podcast, capace di trascinare nel tritacarne dell’opinione pubblica anche persone estranee alle accuse formali. Esiste un precedente significativo: nel 2025 il Tribunale di Milano ha condannato per diffamazione aggravata l’autore e il conduttore di uno speciale de “Le Iene” del 2022, per avere insinuato il coinvolgimento di Stefania Cappa.