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L'escalation fa impennare l'energia: greggio ai massimi degli ultimi mesi
Le tensioni geopolitiche alimentano la corsa delle materie prime energetiche. Gas in rialzo del 2,4%
I timori per un allargamento del conflitto in Medio Oriente continuano a sostenere le quotazioni delle materie prime energetiche. In avvio di giornata il petrolio registra un nuovo rialzo sui mercati internazionali, mentre anche il gas naturale torna a correre in Europa sulla scia delle crescenti tensioni geopolitiche nell'area del Golfo Persico.
Il greggio americano Wti con consegna a luglio viene scambiato a 95,17 dollari al barile, in aumento dell'1,50% rispetto alla chiusura precedente. Sale anche il Brent del Mare del Nord, riferimento per il mercato europeo, che per la consegna di agosto raggiunge i 97,38 dollari al barile, con un progresso dell'1,44%.
Gli investitori continuano a monitorare con attenzione l'evoluzione della crisi tra Iran e Stati Uniti e gli attacchi che nelle ultime ore hanno interessato infrastrutture strategiche e vie di comunicazione nel Golfo Persico. Le preoccupazioni riguardano soprattutto la sicurezza dello Stretto di Hormuz, passaggio fondamentale per una quota significativa delle esportazioni mondiali di petrolio. Eventuali interruzioni o limitazioni al traffico marittimo potrebbero infatti avere effetti immediati sulle forniture globali e sui prezzi dell'energia.
In rialzo anche il gas naturale europeo. Sul mercato di Amsterdam, riferimento continentale per gli scambi energetici, i contratti guadagnano il 2,4% attestandosi a 48,76 euro per megawattora. Il movimento riflette il clima di incertezza che continua a caratterizzare i mercati, nonostante l'Europa disponga attualmente di livelli di stoccaggio considerati adeguati in vista della prossima stagione invernale.
L'attenzione degli operatori resta concentrata sugli sviluppi diplomatici e militari in Medio Oriente. Ogni ulteriore escalation potrebbe alimentare nuove pressioni rialziste sulle quotazioni energetiche, con possibili ripercussioni sui costi dei carburanti, delle bollette e, più in generale, sull'inflazione a livello globale.
Dopo mesi caratterizzati da una relativa stabilità dei prezzi, il ritorno delle tensioni geopolitiche nel principale crocevia energetico mondiale riporta dunque al centro delle preoccupazioni dei mercati il rischio di shock sulle forniture e sulle catene di approvvigionamento.