la polemica
Caso Minetti, la Procura generale chiude la partita: "Grazia regolare, accuse infondate"
L'indagine dei Carabinieri e dell'Interpol smentisce i sospetti su pendenze in Spagna e Uruguay. Confermati i gravi motivi umanitari alla base del provvedimento del Colle
Il caso della grazia concessa a Nicole Minetti si chiude con la relazione della Procura generale presso la Corte d’Appello di Milano, che bolla come "infondate" le notizie all’origine di sospetti e polemiche, attestando la piena regolarità dell’iter del provvedimento di clemenza firmato il 18 febbraio 2026.
La vicenda aveva rischiato di aprire una frizione istituzionale quando, a fine aprile 2026, una serie di indiscrezioni giornalistiche spinse il Quirinale a sollecitare al Ministero della Giustizia, guidato da Carlo Nordio, verifiche supplementari.
Obiettivo del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non era rimettere in discussione il decreto, bensì accertare l’eventuale presenza di fatti sopravvenuti o di elementi falsamente rappresentati nell’istanza.
Gli approfondimenti disposti dal procuratore generale Francesca Nanni e dal sostituto Gaetano Brusa, con il supporto dei Carabinieri e dell’Interpol, hanno avuto un esito univoco: non risulta alcuna indagine né pendenza giudiziaria a carico dell’ex consigliera né in Uruguay né in Spagna.
Un passaggio decisivo che smentisce l’ipotesi di un’istanza costruita omettendo circostanze penalmente rilevanti.
Il fondamento del provvedimento resta strettamente umanitario.
Fonti del Quirinale e la stessa Procura generale confermano che la decisione è scaturita dalle gravissime condizioni di salute di un minore, stretto familiare della Minetti, bisognoso di cure in strutture altamente specializzate come il Boston Children’s Hospital.
Si tratta di una prassi estremamente selettiva: come ricordato dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, su 1.241 domande pervenute dall’inizio dell’esecutivo, solo poche decine hanno ottenuto parere favorevole.
La relazione milanese, infine, smonta punto per punto le suggestioni più clamorose circolate sulla stampa.
Le indagini dei Carabinieri non hanno trovato alcun riscontro alle accuse inizialmente anonime di presunti festini a base di droga e sesso negli ultimi anni.
Chiarito anche il "giallo" sulla morte di un legale in Uruguay: il decesso non è collegato alle figure coinvolte nella battaglia per l’adozione e non presenta profili di reato. Il quadro probatorio che ha giustificato la clemenza resta dunque integro e privo di ostacoli.