l'inchiesta
Caso Garlasco, si sgonfia l'accusa contro l'ex pm Venditti: quel biglietto non era una mazzetta
L'informativa di Carabinieri e Finanza non trova riscontri sul presunto patto corruttivo. Il "foglietto" incriminato era solo per gli avvocati. Resta il mistero sulla posizione di Giuseppe Sempio
L’inchiesta parallela sul delitto di Garlasco, avviata per far luce su un presunto patto corruttivo, sembra giunta a una svolta. L’ipotesi che l’ex pm Mario Venditti sia stato pagato per archiviare nel 2017 la posizione di Andrea Sempio sta infatti perdendo consistenza.
Al centro di questo filone, coordinato dalla Procura di Brescia (competente per i magistrati del distretto di Pavia), figurava un appunto manoscritto rinvenuto nell’abitazione della famiglia Sempio. Su quel foglietto era riportata la dicitura: “Venditti gip archivia per 20-30”.
Secondo gli inquirenti, quelle parole potevano alludere al passaggio di una somma compresa tra 20 e 30 mila euro dalle mani di Giuseppe Sempio, padre di Andrea, a quelle dell’allora procuratore aggiunto pavese, per ottenere un esito favorevole nella prima inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi.
Un’informativa congiunta di Carabinieri e Guardia di Finanza, depositata a Brescia e anticipata il 3 giugno 2026 dal Tg1 e da Fanpage, ridisegna però il quadro: non sono emersi elementi idonei a sostenere l’accusa di corruzione in atti giudiziari nei confronti di Venditti.
Pur avendo la famiglia Sempio sostenuto spese legali ingenti (tra 50 e 60 mila euro), gli investigatori non hanno individuato alcun “ponte probatorio” che colleghi flussi di denaro al pubblico ufficiale.
La difesa, dal canto suo, ha sempre sostenuto che quel biglietto fosse una semplice stima domestica dei costi per le parcelle degli avvocati. La posizione di Venditti, già irrobustita dal “no” della Cassazione a gennaio 2026 al sequestro dei suoi dispositivi elettronici per assenza di parametri di ricerca specifici, sembra dunque avviarsi verso un significativo ridimensionamento.
Se la pista sull’ex magistrato si raffredda, più incerta resta la posizione di Giuseppe Sempio. Iscritto nel registro degli indagati a fine ottobre 2025 per la presunta dazione della mazzetta, Sempio padre è al centro di un evidente paradosso logico e probatorio: se viene meno l’accusa contro il “corrotto”, come valutare quella contro il presunto “corruttore”? A suo carico pesano alcune intercettazioni del 2017, in cui faceva riferimento al dover “pagare quei signori lì”, oltre a movimenti finanziari atipici e prelievi in contanti superiori a 40 mila euro. Tuttavia, in assenza di una prova che ricolleghi tali somme a Venditti, anche questo impianto rischia di indebolirsi.
Resta imprescindibile distinguere il fascicolo bresciano sulla presunta corruzione dalla nuova e ampia indagine della Procura di Pavia sull’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007.
Mentre il filone su Venditti appare in fase calante, i pm pavesi proseguono con decisione l’azione nei confronti di Andrea Sempio: il 7 maggio 2026 gli è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini.
Secondo l’accusa, sarebbe stato lui “da solo” a uccidere Chiara, senza alcun legame con Alberto Stasi, già condannato in via definitiva a 16 anni. La partita giudiziaria sul delitto di Garlasco resta dunque aperta: i termini delle indagini preliminari scadranno il 28 settembre 2026, in attesa di ulteriori accertamenti.