l'indagine
La strage dei braccianti pakistani, uccisi perché si erano lamentati di dover vivere in 10 in una stanza
La circostanza emerge dal decreto con cui il Gip ha disposto il carcere per i due presunti assassini
Uccisi perché si erano lamentati di dover vivere in 10 in una stanza. Sarebbe questo il movimento della strage dei braccianti di lunedì ad Amendolara.
La circostanza emerge dal decreto con cui il Gip ha disposto il carcere per i due presunti assassini, i pachistani Ahmed Safeer e Ali Raza.
La lite sarebbe scoppiata la mattina dell'omicidio tra una delle vittime e Safeer ea raccontare l'episodio agli investigatori sarebbe stato un conoscente di Raza, dopo aver saputo dallo stesso. Nel corso della lite, Safeer avrebbe riportato una tumefazione allo zigomo tanto che l'altro indagato ha chiamato le forze di polizia per sedare la rissa.
"Hanno dato alle fiamme ben cinque persone, uccidendone quattro e tentando di ucciderne una quinta, per futili motivi, con crudeltà e con premeditazione, dimostrando di essere in grado di esprimere una efferata violenza in assenza di ragioni plausibili. Per altro, in nessuna fase del procedimento, hanno mostrato in alcun modo segni di pentimento o di resipiscenza". Lo scrive il gip di Castrovillari, Orvieto Matonti, nel provvedimento con cui dispone la custodia in carcere per Ahmed Safeer e Ali Raza, i 31enni pakistani arrestati per l'omicidio dei quattro braccianti bruciati vivi ad Amendolara. Nell'ordinanza, il gip sostiene che hanno mantenuto "una ferma e glaciale risoluzione criminosa per tutto il tempo necessario per vederli consumare dal rogo"