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la storia

Caso "Famiglia nel bosco": via libera agli incontri protetti per la madre

Un faccia a faccia e due videochiamate a settimana. Il Tribunale ripristina il contatto in presenza tra Catherine Birmingham e i tre minori allontanati dal casolare di Palmoli

05 Giugno 2026, 20:08

Caso "Famiglia nel bosco": via libera agli incontri protetti per la madre

Lontano dai riflettori e dalle aule giudiziarie, in una stanza di Gissi, in provincia di Chieti, si scrive il nuovo e delicato capitolo della vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco”.

Qui Catherine Birmingham ha ripreso a vedere i suoi tre figli all’interno di uno spazio neutro, tappa cruciale in una storia giudiziaria e umana che da mesi divide l’opinione pubblica.

Dopo quattro settimane dall’avvio di questa modalità, la frequenza dei contatti appare tutt’altro che sporadica: la madre ha diritto a un incontro in presenza ogni sette giorni e a due videochiamate settimanali.

Non è un ritorno alla quotidianità domestica, ma un segnale nitido: il legame tra la donna e i bambini — una figlia maggiore e due gemellini — è ritenuto un bene da salvaguardare, seppur entro confini fissati con rigore dall’autorità giudiziaria.

Le radici della vicenda affondano a Palmoli, dove Birmingham e il compagno, l’anglo-australiano Nathan Trevallion, avevano scelto di crescere i piccoli in un casolare isolato, immersi nella natura e lontani dalla socialità tradizionale. L’intervento delle autorità, avviato nell’autunno del 2024, ha condotto il 20 novembre 2025 al collocamento dei tre minori in una casa famiglia.

La fase più traumatica è arrivata il 6 marzo 2026, quando un’ordinanza del Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto l’allontanamento della madre dalla struttura che ospitava i figli. Secondo le relazioni agli atti, la presenza costante della donna ostacolava il progetto educativo e la socializzazione dei bambini, compromettendo la necessaria collaborazione con i servizi sociali.

La decisione ha aperto una ferita istituzionale e innescato reazioni immediate. L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza ha segnalato il rischio di “un ulteriore trauma” per i minori, già separati dal padre, auspicando la sospensione del provvedimento. A rassicurare sul futuro è intervenuta anche la Garante dell’Infanzia della Regione Abruzzo, Alessandra De Febis, che ha escluso ipotesi di adozione all’orizzonte, precisando che si tratta di misure protettive temporanee.

La vicenda è presto divenuta un caso nazionale. Il 25 marzo 2026 i genitori sono stati ricevuti a Palazzo Giustiniani dal presidente del Senato, Ignazio La Russa. In quell’occasione, una commossa Catherine ha letto una lettera chiedendo a gran voce il ricongiungimento della famiglia.

Oggi, però, le luci della ribalta cedono il passo al lavoro silenzioso degli operatori. Nei procedimenti di tutela minorile, lo “spazio neutro” è lo strumento che consente di mantenere viva la relazione genitore-figlio in un contesto protetto e monitorato.