giudiziaria
Famiglia nel bosco, la perizia finale è arrivata: ora i giudici hanno in mano un documento che può cambiare tutto
Dopo mesi di scontro tecnico, ricorsi, visite contingentate e accuse incrociate, il caso dei tre figli allontanati da Palmoli entra nella sua fase più delicata
Le conclusioni finali della perizia psichiatrica firmata dalla consulente del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, Simona Ceccoli, sono state depositate e adesso il procedimento entra nel punto in cui ogni formula tecnica si traduce in una domanda: che cosa accadrà ai tre bambini della cosiddetta famiglia nel bosco? L’atto finale ribadisce linee valutative già emerse e contestate con durezza dai consulenti della difesa. La consulenza di Ceccoli, affidata dal Tribunale dopo l’ordinanza che aveva disposto approfondimenti psico-diagnostici sull’intero nucleo, era stata incaricata di valutare il profilo dei genitori, la qualità delle competenze genitoriali, l’eventuale recuperabilità delle criticità e, parallelamente, la condizione psico-affettiva e cognitiva dei figli.
Il passaggio decisivo: dalla perizia alle decisioni del collegio
La perizia non è la sentenza del caso, né esaurisce la decisione del collegio giudicante. È però uno degli snodi più influenti del procedimento, perché offre ai giudici la base tecnica su cui valutare l’assetto futuro dei minori: permanenza fuori dal nucleo, graduale ricongiungimento, rafforzamento del percorso di sostegno alla genitorialità o, nello scenario più estremo, aperture verso prospettive ancora più radicali sul piano della responsabilità genitoriale. Già dalle indiscrezioni di fine aprile era emersa una condizione di inadeguatezza genitoriale in capo a Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, escludendo nell’immediato tanto il ricongiungimento familiare quanto l’ipotesi di affidamento esclusivo al padre. La stessa relazione, però, non chiudeva in astratto alla possibilità di un recupero, lasciando intravedere un percorso di riacquisizione dell’idoneità attraverso interventi e verifiche successive. È su questo si giocherà la prossima decisione del Tribunale.
Negli ultimi giorni si era registrato un parziale riavvicinamento sul terreno dei rapporti familiari: dal 14 maggio 2026 sono ripresi incontri regolati tra i genitori e i figli; Catherine può vedere i bambini una volta a settimana e sentirli in videochiamata due volte; Nathan, invece, può incontrarli ogni mattina. Un segnale di distensione, ma non ancora di soluzione. Anzi: proprio mentre il clima operativo appariva meno conflittuale, il deposito finale ha rimesso al centro il nodo tecnico vero, quello della valutazione sulla capacità genitoriale.
Che cosa sostiene la consulenza del Tribunale
La consulenza dell’ufficio avrebbe confermato un giudizio severo sui genitori, ritenendo non fondata, allo stato, la richiesta di un immediato rientro dei minori in famiglia. Il nodo, da mesi, è lo stesso: se i problemi riscontrati riguardino condotte concretamente pregiudizievoli oppure un insieme di carenze educative, sociali e relazionali ritenute incompatibili con un pieno esercizio della responsabilità genitoriale. Già l’ordinanza di allontanamento, poi, non si era limitata a fotografare lo stile di vita della coppia nel casolare di Palmoli, ma aveva richiamato un più ampio quadro di rischio legato a sicurezza, condizioni abitative, istruzione, socialità e salute dei minori.
Nel decreto del Tribunale per i minorenni dell’Aquila si legge infatti la sospensione della responsabilità genitoriale, la nomina di un tutore provvisorio e l’ordine di allontanamento dei minori dalla dimora familiare con collocamento in casa-famiglia. Un atto che ha segnato la frattura originaria del caso e che spiega perché oggi le conclusioni peritali non siano un dettaglio procedurale, ma il possibile fondamento del prossimo assetto di vita dei bambini.
La difesa: “Perizia scientificamente nulla”
Se il deposito finale sembra confermare l’impianto della consulenza d’ufficio, è altrettanto vero che quello stesso impianto è stato contestato in modo frontale. I consulenti di parte, lo psichiatra Tonino Cantelmi e la psicoterapeuta Martina Aiello, hanno depositato una controrelazione di oltre 300 pagine nella quale individuano 15 criticità e arrivano a definire la consulenza tecnica d’ufficio “scientificamente nulla” e “tecnicamente inaffidabile”.