la guerra
"Bibi, attento o resti solo nella guerra con l'Iran": il ricatto Tv di Trump che (forse) ha fermato Netanyahu
Le rivelazioni shock a Channel 12: il presidente Usa ha ridotto la portata dei raid israeliani e imposto lo stop dopo una chiamata diretta da Teheran. L'alleanza vacilla sull'orlo del baratro
Il Medio Oriente torna a sfiorare il baratro, ma questa volta il vero terremoto è politico e avviene in diretta televisiva, svelando i fili della diplomazia dietro le quinte.
In un'intervista a Channel 12, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha raccontato i retroscena del suo intervento per frenare Israele, lanciando un avvertimento senza precedenti a Benjamin Netanyahu: "Ho detto a Bibi: faresti meglio a stare molto attento a quello che fai, perché potresti ritrovarti presto da solo contro l'Iran".
Le parole di Trump confermano e acuiscono la frattura sull'asse Washington–Gerusalemme, emersa dopo il collasso del cessate il fuoco in vigore dall'8 aprile.
La crisi è precipitata quando un raid israeliano ha colpito i quartieri della Dahiyeh, a Beirut, uccidendo due persone in un centro di comando di Hezbollah e provocando la reazione furibonda di Teheran, che considera il fronte libanese inscindibile da quello iraniano.
Tra il 7 e l'8 giugno 2026, l'Iran ha risposto con ondate di missili balistici diretti contro Israele. È a questo punto che il "fattore Trump" è diventato determinante.
Secondo quanto rivelato alla stessa emittente, Israele avrebbe tentato di forzare la mano agli alleati americani: "Gli israeliani ci hanno fornito un aggiornamento in una fase molto avanzata. Erano già in viaggio verso l'Iran".
Nonostante l'operazione fosse imminente, l'intervento della Casa Bianca è risultato decisivo. "Sono riuscito a ridurre la portata dell'attacco", ha affermato Trump.
Un dettaglio che suggerisce come i raid all'alba sull'Iran occidentale e centrale siano stati un segnale calibrato e ridimensionato sotto la pressione di Washington.
La partita più delicata si è giocata nelle ore successive, con la mediazione diretta dello stesso Presidente. "Stamattina gli iraniani ci hanno contattato dicendo che non avrebbero più effettuato attacchi contro Israele. Ci hanno chiesto di dire a Israele di smettere di attaccare. Ho chiamato Bibi e gli ho fatto fermare gli attacchi", ha riferito Trump.
Un retroscena che spiega la prudenza lessicale di Netanyahu, il quale ha parlato di un cessate il fuoco "per ora", e che inquadra la sospensione delle ostilità iraniane più come una tregua condizionata che come una pace vera e propria.
Dietro il pugno duro di Trump verso lo storico alleato si intravede un'urgenza strategica: chiudere un conflitto impopolare, proteggere l'economia globale e salvaguardare i negoziati con Teheran.
L'escalation militare, infatti, rischia di incendiare ulteriormente le rotte energetiche nello Stretto di Hormuz, dove tra fine maggio e inizio giugno il CENTCOM statunitense è già intervenuto per difendere la navigazione da droni e missili iraniani.
Oggi Washington accelera sulla diplomazia. Trump si dice apertamente pronto a un accordo, sottolineando l'interesse di Teheran a firmarlo, come ha rimarcato nelle sue ultime apparizioni televisive. Dall'altra parte, Israele teme che una nuova intesa tra Stati Uniti e Iran si traduca in un veto americano sulle operazioni ritenute vitali contro Hezbollah in Libano.
Il monito della Casa Bianca, tuttavia, è inequivocabile: una guerra combattuta in solitudine non potrà più contare sull'ombrello protettivo di Washington.
