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tensione

Apache abbattuto sullo Stretto di Hormuz, Trump minaccia la rappresaglia

Il presidente Usa accusa direttamente Teheran dopo la perdita del primo elicottero da combattimento americano dall'inizio della guerra. A rischio i negoziati per il cessate il fuoco

09 Giugno 2026, 21:26

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Apache abbattuto sullo Stretto di Hormuz, Trump minaccia la rappresaglia

La fragile prospettiva di un accordo tra Stati Uniti e Iran torna a vacillare dopo l'episodio che rischia di riaccendere il conflitto nel Golfo Persico. La tensione è risalita bruscamente nelle ultime ore in seguito all'abbattimento di un elicottero da combattimento americano AH-64 Apache nello Stretto di Hormuz, il primo velivolo di questo tipo perso dagli Stati Uniti dall'inizio della guerra.

Ad annunciare l'accaduto è stato il presidente americano Donald Trump, che attraverso il suo social Truth ha attribuito direttamente la responsabilità a Teheran. «Sono appena stato informato dalle nostre grandi forze armate che gli iraniani hanno abbattuto uno dei nostri sofisticatissimi Apache mentre pattugliava lo Stretto di Hormuz», ha scritto il presidente, aggiungendo che «gli Stati Uniti devono necessariamente rispondere a questo attacco».

L'elicottero è precipitato domenica al largo delle coste dell'Oman durante una missione di pattugliamento in una delle aree marittime più sensibili del pianeta. I due piloti sono sopravvissuti e sono stati recuperati nel giro di circa due ore grazie a un drone navale senza equipaggio, impiegato per la prima volta in una missione di salvataggio di questo tipo dalle forze statunitensi.

L'Apache, armato con missili Hellfire, rappresenta uno degli asset più importanti schierati dagli Stati Uniti nella regione. Negli ultimi mesi questi elicotteri hanno intensificato le missioni di sorveglianza nello Stretto di Hormuz e nel Golfo Persico, avvicinandosi anche alle isole controllate dall'Iran per contrastare droni e imbarcazioni veloci dei Pasdaran.

L'episodio si inserisce in un contesto già estremamente delicato. Ad aprile, secondo fonti americane, le forze iraniane avevano abbattuto anche un caccia F-15E Strike Eagle, mentre dall'inizio del conflitto Teheran avrebbe distrutto numerosi droni statunitensi. Una serie di perdite che alimenta le pressioni sull'amministrazione Trump affinché adotti una linea più dura.

A complicare ulteriormente il quadro sono i continui raid israeliani in Libano. Trump ha cercato di minimizzare le divergenze con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, sostenendo che l'attacco di domenica contro obiettivi iraniani fosse già stato avviato quando i due leader si sono confrontati telefonicamente. Tuttavia, la prosecuzione delle operazioni militari israeliane rischia di compromettere il negoziato che Washington e Teheran stavano tentando di portare avanti.

L'Iran continua infatti a subordinare qualsiasi intesa a una tregua estesa a tutti i fronti regionali, compreso il Libano, dove opera Hezbollah, storico alleato della Repubblica islamica. Nelle ultime 24 ore, secondo il ministero della Sanità libanese, almeno 29 persone sono morte e altre 133 sono rimaste ferite nei bombardamenti israeliani che hanno colpito il sud e l'est del Paese. Particolarmente pesante il bilancio registrato a Tiro, dove un singolo raid ha provocato otto vittime.

Sul terreno proseguono intanto gli scontri indiretti tra i diversi attori regionali. Due membri della difesa aerea iraniana sono rimasti uccisi domenica, mentre un drone lanciato dagli Houthi yemeniti verso la città israeliana di Eilat è stato intercettato dalle forze armate di Israele. Immagini satellitari diffuse nelle ultime ore mostrerebbero inoltre danni alla base aerea israeliana di Ramat David, nel nord del Paese, colpita durante i recenti lanci missilistici iraniani.

Nonostante tutto, Trump continua a mostrarsi ottimista. Il presidente sostiene che una soluzione diplomatica sia ancora possibile e che gli Stati Uniti possano dichiarare una «vittoria totale» nel giro di due settimane. Anche il Pakistan starebbe lavorando a un'intensa attività diplomatica per favorire un accordo entro pochi giorni.

Da Teheran, però, arrivano segnali prudenti. L'ambasciatore iraniano alle Nazioni Unite, Saeed Iravani, ha dichiarato di auspicare la conclusione dei negoziati entro la fine del mese, ma ha ribadito che il cessate il fuoco dovrà essere «globale» e riguardare l'intera regione. Un funzionario iraniano ha inoltre escluso qualsiasi accordo prima della revoca delle sanzioni economiche e dello sblocco dei beni iraniani congelati all'estero.

L'abbattimento dell'Apache rischia quindi di rappresentare un punto di svolta. Mentre Washington valuta una possibile risposta militare e Israele continua la propria offensiva in Libano, il negoziato appare più fragile che mai. E torna ad affacciarsi lo spettro di una nuova escalation regionale, proprio nel momento in cui la diplomazia sembrava intravedere uno spiraglio per fermare il conflitto.