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l'inchiesta

Ponte, la rete della corruzione si allarga: così la "cricca" provò a comprare altri due giudici

Magistrati nel mirino, promesse di nomine e sequestri di dispositivi per ricostruire i contatti: gli sviluppi dell'indagine che potrebbe affossare il progetto

10 Giugno 2026, 17:44

17:50

Ponte, la rete della corruzione si allarga: così la "cricca" provò a comprare altri due giudici

Miravano a corrompere il maggior numero possibile di giudici della Corte dei Conti per «condizionare le loro scelte» sul dossier del Ponte sullo Stretto. È quanto emerge dall’inchiesta della Procura di Roma che ipotizza il reato di corruzione a carico, oltre che dell’ex presidente aggiunto della Corte, Tommaso Miele, anche dell’avvocato Francesco Saccomanno — già membro del cda della Stretto di Messina Spa e commissario della Lega in Calabria dal 2021 al 2024 — e dell’imprenditore Vincenzo Virgiglio, indicato come responsabile delle relazioni esterne dell’associazione «Accademia Calabria».

Secondo gli inquirenti, Saccomanno e Virgiglio avrebbero tentato di avvicinare almeno altri due magistrati per ottenere ulteriori “talpe” all’interno del tribunale contabile, in particolare nel collegio chiamato a verificare la legittimità dell’iter di approvazione della delibera del Cipess (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile) relativa all’infrastruttura.

Le offerte e gli inviti, risalenti all’ottobre scorso, non avrebbero però sortito effetti: i due togati contattati non risposero alle sollecitazioni.

Diverso, per gli investigatori, l’esito avuto con Miele, che abita nello stesso stabile di Virgiglio nella zona nord di Roma. Il magistrato avrebbe manifestato la propria disponibilità, fornendo aggiornamenti costanti sull’andamento della procedura, rivelando informazioni riservate sugli orientamenti dei colleghi e sullo sviluppo della Camera di consiglio in adunanza plenaria della Corte.

Lo scambio illecito, secondo l’impianto accusatorio dei pm di piazzale Clodio, sarebbe stato legato a promesse di future nomine dopo il pensionamento di Miele, avvenuto lo scorso febbraio. Il giudice, originario di Aquino (Frosinone), avrebbe messo a disposizione il proprio ruolo istituzionale per favorire un esito positivo del controllo contabile.

Le utilità contestate consisterebbero in raccomandazioni, partecipazioni a eventi promossi da «Accademia Calabria» e interventi presso terzi per sostenere le aspirazioni professionali del magistrato una volta lasciato l’incarico.

Dagli atti emerge inoltre un rapporto di stretta confidenza tra Miele e Virgiglio: il primo si sarebbe rivolto al secondo «anche per individuare architetti di sua fiducia al fine di verificare la possibilità di preventivi di importo meno elevato per lavori di progettazione e ristrutturazione delle abitazioni dei figli».

Sul fronte investigativo, nuovi elementi potrebbero arrivare dall’analisi del materiale sequestrato ieri dai carabinieri del Ros a Roma, in provincia di Reggio Calabria e in quella di Frosinone.

Sotto esame anche telefoni cellulari e dispositivi elettronici nella disponibilità dei tre indagati, con l’obiettivo di ricostruire le comunicazioni intercorse nell’ottobre scorso, soprattutto nei giorni precedenti la decisione della Corte dei Conti del 29 ottobre, con cui «non è stata ammessa al visto e alla conseguente registrazione la delibera Cipess n. 41/2025 del Ponte».

I difensori degli indagati annunciano ricorso al Riesame contro i sequestri.

L’avvocato Pier Paolo Dell’Anno, legale di Miele, ha espresso «massima fiducia nell’attività della magistratura», aggiungendo che «con il tempo si chiarirà la totale estraneità del mio assistito alle contestazioni».