Il conflitto
Tensioni e diplomazia: l'impegno dell'Italia per Kiev, i successi militari ucraini e il duro attacco di Mosca
Mentre il governo definisce la strategia di sostegno all'Ucraina in vista del Consiglio Ue e Zelensky celebra i risultati dei droni in battaglia, l'ambasciatore russo Paramonov lancia pesanti accuse al Colle
La bozza della risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni della premier Giorgia Meloni in vista del Consiglio Ue delinea con chiarezza la posizione del governo italiano sul conflitto. Tra gli impegni principali previsti dal documento figura quello di «Assicurare ogni utile iniziativa volta al raggiungimento di una pace giusta e duratura in Ucraina, nel pieno rispetto della sovranità e dell’indipendenza, in coordinamento con gli Stati Uniti, la Nato e i partner del G7, e promuovendo un ruolo attivo dell’Unione Europea nel processo di pace e nella definizione della futura architettura di sicurezza continentale». A questo si aggiunge la volontà dell'esecutivo di «Garantire la continuità del sostegno multidimensionale alle istituzioni e alla popolazione ucraina, con il pieno coinvolgimento del Parlamento in ordine a qualsiasi iniziativa di potenziale grande impatto economico, iniziando a costruire un phase-out dell’impianto sanzionatorio a seguito del termine del conflitto, suggerendolo anche come leverage negoziale; ad adottare iniziative affinché le istituzioni europee assicurino pieno sostegno politico, economico e operativo alle associazioni e organizzazioni impegnate a fronteggiare le conseguenze umanitarie della guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina».
Sul fronte del conflitto, l'Ucraina traccia un bilancio dei recenti sviluppi tattici. A un anno dalla creazione delle Forze per Sistemi a Pilotaggio Remoto (Usf), il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato in un videomessaggio serale che sono stati colpiti obiettivi russi per un valore di quasi 40 miliardi di dollari. Commentando il decreto che designa l’11 giugno come Giornata dedicata a queste truppe, Zelensky ha dichiarato: «In un solo anno dalla creazione del Gruppo Usf, sono stati colpiti obiettivi russi di vario tipo per un valore di quasi 40 miliardi di dollari. Cosa ancora più importante, si tratta di attacchi di diverso tipo, e ognuno di essi amplia la nostra capacità di salvare vite umane». D'ora in poi, l'11 giugno rappresenterà per il Paese una giornata di rispetto e gratitudine verso le forze che operano i droni.
Parallelamente, sul piano diplomatico si registra un momento di forte attrito a Roma. Durante il discorso ufficiale tenuto nella storica residenza di Villa Abamelek in occasione della Giornata della Russia — un evento disertato dai politici italiani di spicco ma a cui hanno partecipato figure come Francesco Toscano, Sandro Teti, Moni Ovadia e Gianluca Savoini — l’ambasciatore russo in Italia Alexei Paramonov ha sferrato un duro attacco alle autorità italiane, con un riferimento implicito ma inequivocabile al Quirinale. L'ambasciatore ha esordito affermando: «Qui in Italia, da alcuni degli alti colli romani, ci sentiamo spesso accusati: la Russia sarebbe colpevole di tutti gli attuali problemi dell’ordine mondiale odierno, che si tratti dell’Europa dell’Est, del Medio Oriente o dell’Africa. Posso affermare con fermezza che queste accuse non corrispondono assolutamente al vero: sono una palese falsità. I fatti testimoniano l’esatto opposto».
Paramonov ha poi difeso le azioni di Mosca addossando le responsabilità delle tensioni internazionali all'espansione occidentale: «È stata proprio la Nato che, a partire dalla metà degli anni Novanta, ha spinto con insistenza, senza alcuna giustificazione, i propri confini verso Est: ha proceduto all’assimilazione politico-militare dei Paesi dell’Europa Orientale e degli Stati che un tempo facevano parte dell’Urss, impegnandosi a tramare, nei confronti della Russia attuale, minacce reali e non immaginarie. In questa situazione, a Mosca non restava, né resta oggi, altra via d’uscita se non quella di prendere in mano il proprio destino e di difendere in maniera autonoma gli interessi nazionali. È difficile immaginare che uno Stato sovrano, dotato di una storia plurisecolare, possa agire a discapito dei propri interessi. Così si comportano solo gli Stati e i leader che hanno ormai smarrito la propria sovranità e indipendenza, trasformatisi in definitiva in vassalli e servitori dei potenti del mondo, a scapito degli interessi della propria stessa popolazione». L'ambasciatore ha esortato chi medita un nuovo "Drang nach Osten" a ravvedersi e a non trascinare i popoli in nuove guerre, descrivendo l'«Operazione militare speciale» in Ucraina come una reazione a quella che ha definito una guerra ibrida dell’Occidente: «rappresenta una risposta alla guerra ibrida dell’Occidente contro la Russia, una risposta ai tentativi di limitare le nostre capacità di sviluppo sovrano, di minare i nostri legittimi interessi politici ed economici, di destabilizzare l’assetto politico interno e di relegare la Russia ai margini della storia mondiale. Tutto ciò è oggettivamente impossibile. Non lo permetteremo mai».
Infine, il diplomatico ha respinto l'idea di una nazione in difficoltà e ha posto le sue condizioni per un futuro dialogo. Ha ribadito che «i nostri avversari non sono riusciti a isolare la Russia sull'arena internazionale», sottolineando la continua cooperazione con Onu, G20, Brics, Asean e altre realtà eurasiatiche, contesti in cui, secondo Mosca, si sta delineando un nuovo ordine mondiale basato sul reciproco rispetto, sull'uguaglianza sovrana e sul «netto rifiuto dell’unipolarismo e della mentalità da blocco». L'intervento si è concluso con un'apertura condizionata, rivolta anche al nostro Paese: «Alla Russia è estranea la logica da fortezza assediata e il Paese rimane aperto al mondo, al dialogo e alla cooperazione, anche coi Paesi occidentali, Italia compresa, a patto che rinuncino al proprio atteggiamento ostile e a qualsivoglia tentativo di calpestare i legittimi interessi del nostro Paese».